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Spunti di stile dalla Londra degli Anni '60

Intramontabile Swinging London

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Alzi la mano chi non ha sognato, almeno una volta, di passeggiare lungo la Carnaby Street dei favolosi Anni '60, indossando un minidress a pois e grandi orecchini a cerchio. La Londra dell'epoca è un avamposto di mode e tendenze a cui guardano i giovani d'Europa e d'America, e la cui influenza si fa sentire ancora oggi.

Il mito di Elvis e la riscossa brit

Negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Londra e l'Inghilterra non se la passano benissimo: la ricostruzione è faticosa e costosa, e porta il governo inglese a dipendere fortemente dagli aiuti provenienti dai "cugini" d'oltreoceano: gli Stati Uniti d'America. Oltre agli aiuti economici, a sbarcare in Gran Bretagna (e nel resto d'Europa) è anche la cultura americana, in particolare quella legata al cinema e alla musica. Verso la metà degli Anni '50, tra i giovani inglesi impazza il mito di Elvis Presley, trasgressiva icona del rock'n'roll americano. A risentire dell'influenza musicale e stilistica di Elvis è, in particolare, la città di Liverpool, dove nascono in quegli anni decine di band che si ispirano al rock americano. Sarà una di queste a ribaltare l'egemonia culturale degli USA, portando la musica britannica al centro della scena mondiale: stiamo parlando dei Beatles.
John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, quattro ragazzi della classe popolare, diventano nel giro di pochi anni idoli incontrastati, invidiati dai ragazzi e amati dalle ragazze, che li accolgono ovunque vadano con un'euforia quasi delirante: è la "beatlesmania". Gli USA non ne sono immuni, anzi: il primo tour dei Fab Four, trascinato da una memorabile apparizione all'Ed Sullivan Show nel 1964, è un successo su tutti i fronti. È la cosiddetta "British invasion", la rivincita culturale della Gran Bretagna che, pur avendo irrimediabilmente perso la propria centralità politica nello scacchiere mondiale, torna al centro della scena grazie al potere del rock.

The Swinging City

A coniare la definizione di "Swinging London" è un articolo della rivista Time, pubblicato il 15 aprile 1966. In quel periodo, Londra è già ampiamente sotto i riflettori: l'anno prima è stata definita da Vogue come "città più alla moda". L'attributo "swinging", "oscillante", aggiunge quel connotato di fermento e movimento che caratterizza il mutare delle mode e il naturale adattamento a questi cambiamenti da parte delle generazioni più giovani.
Sono proprio i giovani, con la loro esuberanza, a rendere Londra così irresistibilmente "cool". Complice il benessere legato al recente boom economico, tra le ragazze e i ragazzi comincia a diffondersi il culto dell'edonismo, della ricerca del piacere e del divertimento. L'imperativo è godersi la vita: poco importa se per farlo si infrangono regole e convenzioni, anzi; la ribellione ai canoni del mondo degli adulti non è solo un mezzo, ma diventa il fine ultimo. La musica innovativa e disinibita di Beatles, Rolling Stones e più tardi degli Who gioca certo un ruolo, ma la rivoluzione culturale si fa visibile soprattutto nel nuovo modo di vivere la moda come mezzo privilegiato di espressione della propria personalità.

I giovani scoprono la moda

La moda donna sta conoscendo una lenta ma inesorabile evoluzione già dal decennio precedente. Tra la fine degli Anni '40 e l'inizio dei '50, Christian Dior lancia il New Look, nuova e rivoluzionaria concezione della femminilità post-bellica fatta di ampie gonne a corolla, punto vita in evidenza, tessuti preziosi e l'accostamento inedito con accessori come foulard, borse, profumi e smalti per unghie. Di segno opposto, ma altrettanto rivoluzionaria, la concezione di Coco Chanel, che nel 1954 riapre la sua boutique dopo essersi ritirata dalle scene negli anni della guerra. La sua donna, moderna ed emancipata, vuole abiti eleganti ma portabili, essenziali nelle linee e privi di qualunque elemento superfluo; una delle iconiche creazioni di questi anni è il tailleur in tweed, ancora oggi amatissimo.
Non solo più casalinga e madre, la donna comincia a vedersi (e a essere vista) sotto una luce del tutto nuova e differente. Gli Anni '60 spingono sull'acceleratore: le ragazze vogliono assaporare la libertà concessa ai loro coetanei maschi. È Mary Quant, giovane stilista britannica, a fornire loro lo strumento giusto per riuscirci: la minigonna. Corta, colorata, abbinata a ballerine basse o a stivali lucidi, la mini scopre le gambe e fa scalpore. A renderla popolare è una giovane modella londinese allora semisconosciuta: Leslie Hornby, che diventerà famosa con il nomignolo di Twiggy ("stecchino"), ispirato alla sua fisionomia esile. In breve tempo, tutte vogliono la minigonna. Il successo è tale che, nel 1966, Mary Quant viene insignita dell'onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica dalla regina Elisabetta. Se la minigonna è la regina indiscussa della moda degli Swinging Sixties, sono tanti gli spunti fashion che emergono in questi anni - e che tornano ciclicamente nelle proposte degli stilisti contemporanei. Gli abiti sono dritti o a trapezio, senza maniche, decorati da fantasie geometriche. Trionfano i pattern optical in bianco e nero come il pied de poule, i maxi pois e il color-blocking a tinte pop. Cominciano anche a intravedersi i motivi floreali che esploderanno nei successivi Anni '70.
Gli Anni '60 sono anche il periodo in cui nasce lo shopping come lo conosciamo oggi: i seriosi atelier di stoffe e abiti su misura vengono soppiantati da negozi chiassosi e colorati, che trasmettono musica ad alto volume ed espongono i capi in modo che i potenziali clienti possano prenderli, toccarli, rigirarseli tra le mani. Il leggendario Biba di Barbara Hulanicki, il "bazar" di Mary Quant e tutte le piccole e grandi boutique di Carnaby Street diventano poli di aggregazione di giovani alla moda: è qui che si fa la rivoluzione.

Le icone femminili

Nel 1966 il Daily Express la elegge "volto dell'anno", e in effetti gli anni della Swinging London sono indissolubilmente legati alle fattezze sbarazzine di Twiggy: magrissima, flessuosa, contribuisce alla popolarità del pixie cut, il cortissimo taglio di capelli già lanciato da Audrey Hepburn in Vacanze Romane, ma che solo in questi anni diventa davvero di tendenza. Altro carattere distintivo di Twiggy sono i grandi occhi blu, incorniciati da ciglia nerissime e lunghissime - oltre all'inconfondibile espressione perennemente imbronciata.
Sono gli occhi di ghiaccio e le labbra carnose, invece, a portare Jean Shrimpton - soprannominata "The Shrimp", "gamberetto" - sulle copertine dei più importanti magazine di moda dell'epoca. La sua è una bellezza più femminile rispetto a quella androgina di Twiggy, che ricorda in un certo senso le fattezze dell'icona sexy d'oltremanica: la meravigliosa Brigitte Bardot, che proprio nel 1967 incide insieme a Serge Gainsbourg la scandalosa canzone d'amore "Je t'aime... moi non plus".
Tra le modelle più ammirate e imitate dell'epoca ci sono poi la biondissima Veruschka - divenuta celebre grazie a una piccola parte in Blow-Up, film cult di Michelangelo Antonioni dedicato alla Swinging London - e Penelope Tree, modella di origine newyorkese che a Londra trova la sua fortuna grazie a lineamenti fuori dagli schemi, che le valgono il soprannome di "folletto".

Il fascino delle Bond Girl

Gli Anni '60 sono anche quelli dei primi film della saga 007. Le cosiddette Bond Girl - dalla prominente Honey Rider di "Licenza di Uccidere" alla grintosa Pussy Galore di "Missione Goldfinger" - diventano vere sex symbol.
Curiosamente, sembra che nel prossimo film della saga a un'attrice donna spetterà non più il ruolo di Bond girl, bensì di protagonista.

Il beauty look

Anche in fatto di beauty look gli Anni '60 sono un decennio particolarmente creativo. Non è un caso che lo stile Sixties piaccia moltissimo ancora oggi - lo vediamo riproposto regolarmente sulle passerelle delle principali Fashion Week, e Instagram ne è letteralmente tappezzato. Come già accennato, l'enfasi è tutta sullo sguardo: occhi enormi "da cerbiatta" sono la standard, e per ottenerli si gioca con le ciglia, minuziosamente infoltite e allungate con il mascara o con l'aggiunta di ciglia finta, e talvolta persino dipinte sulla pelle. L'ombretto occhi - in tonalità rigorosamente pop come l'azzurro cielo, il verde e il fucsia - è steso in modo netto e definito, senza sfumature. L'eyeliner disegna il bordo della palpebra in lunghi cat eye, o la attraversa con decisi tratti grafici (come nello step by step "Brit Girl"). Un make up occhi così vistoso viene accompagnato, in genere, da labbra semplici, nude o illuminate da un semplice tocco di gloss. Anche le unghie abbandonano il rosso standard in voga nel decennio precedente: (ri)compare il trend della manicure nude, ma impazzano anche gli smalti a tinte pastello. L'hairstyle riveste molta importanza per i giovani della Swinging London: curiosamente, i capelli delle ragazze si accorciano mentre quelli dei ragazzi si allungano, a sancire una vera e propria rottura dei canoni tradizionali. Per quanto riguarda le acconciature femminili, oltre al già citato pixie cut, troviamo caschetti pieni e lisci, raccolti voluminosi e vere e proprie cofane, spesso e volentieri impreziosite da cerchietti rigidi o morbide fasce per capelli. Altro accessorio irrinunciabile? Gli occhiali con la montatura in acetato da colori vivaci e dalla forma oversize.

Tre dritte beauty per un look anni '60

  1. Ciglia nere e lunghissime.
  2. Eyeliner grafico.
  3. Labbra nude.

 

Un po' di contorno...

Gli Anni '70 e '80 vedono un ritorno dell'egemonia statunitense in campo musicale e culturale. La Gran Bretagna è protagonista tuttavia di una nuova riscossa negli Anni '90, che viene battezzata Cool Britannia: a incarnarla, gruppi come gli Oasis e le Spice Girls - chi non ricorda l'iconico abito di paillettes raffigurante la bandiera del Regno Unito, indossato da Geri Halliwell nel 1997?

Per scoprire di più sulla Swinging London:

  • Una canzone:
    Love Me Do dei Beatles (1963)

  • Un film:
    Blow-Up di Michelangelo Antonioni (1966)

  • Un libro:
    Swinging London! di Paolo Caponi (2012)

 

Valeria Federighi

 

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