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Intervista esclusiva a Ivano Burello, inventore della Podocuria

Ivano Burello

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A BEAUTY FORUM Milano presenterà un vero e proprio libretto di istruzioni e manutenzione del piede. In attesa di vederlo in azione, abbiamo incontrato l'ideatore della Podocuria, Ivano Burello, per una chiacchierata nel suo leggendario istituto torinese.

(Beauty Forum) Sei nel settore da oltre quarant’anni: come hai cominciato

(Ivano Burello) È cominciato tutto per sbaglio, basti pensare che dovevo fare il dentista! La prima volta che vidi mia madre fare una pedicure, in effetti, l’impatto non fu dei migliori: "Ma come fai a toccare i piedi degli estranei?" le chiesi, prendendola da parte. Eppure poi, per pagarmi gli studi, cominciai a darle una mano in istituto e inaspettatamente mi appassionai proprio al trattamento dei piedi, maturando la decisione di lasciar perdere la carriera dentistica per dedicarmi al business di famiglia, che continua tutt’oggi con le mie figlie. L’ambito dentale mi ha comunque lasciato qualcosa: ho preso il micromotore e l’ho portato in estetica, adattando le punte alle esigenze delle unghie e della pelle.

Si può dire che questa sia stata la tua prima rivoluzione.

Esatto. Fino al 1980 le pellicine si spingevano con lo spingipelle - e, in alcuni casi, lo si fa ancora oggi. Arrivare e sostenere che invece si possono fresare via ha generato molte perplessità all’inizio. Eppure, ad oggi, questa tecnica che per me ha più di quarant’anni è considerata all’avanguardia e viene eseguita in tantissimi istituti di bellezza italiani.

Quanto influisce il benessere del piede sul benessere globale della persona?

Tantissimo. Avere mal di piedi è come avere mal di testa. Prova a buttare per terra un tovagliolo a un matrimonio o a un battesimo: vedrai che sotto il tavolo sono tutte senza scarpe. Perché? Perché sono strette, ed è lo stesso motivo per cui, soprattutto le donne, non vedono l’ora di togliersele quando arrivano a casa dopo una giornata fuori. Il viso cosa fa tutto il giorno? O è serio, o ride. Malgrado questo, se io vengo nel tuo bagno trovo una miriade di prodotti per la cura del viso. Il piede, invece, lavora sempre: ci fa camminare, correre, saltare, ballare, è il primo che si alza e l’ultimo che va a dormire. Una parte del corpo così importante non può essere trascurata, ha bisogno di cure quotidiane. D’altro canto, il piede ha essenzialmente due problemi: o è secco, o è umido. A casa non può mancare almeno una crema specifiche per queste esigenze.


In base alla tua esperienza, qual è l’errore più comune che le persone commettono quando si tratta di piedi?

La scelta delle calzature. Le nuove generazioni non hanno avuto la fortuna di andare a comprare le scarpe con la nonna, che provava con il pollice se in punta la scarpa era vuota. L’abitudine sbagliata di indossare scarpe che vanno a sagomare il piede può dare origine a vari problemi - soprattutto a carico dell’alluce, che è il dito più sollecitato - come flittene, borsiti o comunque ipercheratosi da difesa. Per capire di quale numero acquistare le scarpe bisogna valutare, prima di tutto, la differenza tra la scarpa allacciata e la décolleté: per evitare che il piede scappi, la décolleté viene acquistata di due numeri in meno. Se una persona indossa décolleté numero 39, dunque, dovrebbe acquistare tutte le altre scarpe almeno di numero 41. L’idea di indossare calzature di due numeri più grandi rispetto a come siamo abituati fa subito pensare alle pinne. In realtà, un numero di scarpa sono appena 6 millimetri! Questa è la prima lezione che insegno, e la più difficile da interiorizzare.


Partendo da questi presupposti hai elaborato il concetto di Podocuria: cosa si cela dietro questo nome?

È la mia concezione di trattamento a tutto tondo del piede, che parte dalle radici del termine francese "pedicure": "podos", dal greco "piede, piedistallo", e "curia", ovvero "cura", intesa non dal punto di vista sanitario quanto piuttosto come "coccola", come "prendersi cura". Credo che il trattamento del piede abbia bisogno di un approccio che potremmo definire estetico-podologico, capace di trarre il meglio da entrambi gli ambiti. Da questa consapevolezza ho creato, 35 anni fa, la mia linea di prodotti da cabina: non per un discorso commerciale, ma per rispondere a una serie di esigenze riscontrate sul campo.


I tuoi corsi sono molto richiesti: qual è il segreto di questo successo?

Siamo richiesti perché siamo leali, raccontiamo cose che a scuola e all’università non si insegnano, portiamo aria. Fino ad ora ci si limitava a dire, nei corsi, che il piede ha cinque unghie e che le unghie si tagliano quadrate. Ma cosa c’è di quadrato al mondo? È tutto tondo: il lobo dell’orecchio, la punta del naso, la punta della lingua, gli occhi, la goccia d’acqua, la Terra, la luna… e anche il dito. Un’unghia dalla forma squadrata crea degli spigoli che con le scarpe strette non fanno altro che generare problemi. Stesso discorso per le unghie dei bambini, che non andrebbero tagliate fino ai 6-8 anni: la loro lamina è estremamente arcuata, e tagliarle con la forbicina rischia di causare un'onicolisi. Le unghie delle mani dei più piccoli vanno semplicemente limate con una lima di cristallo; quelle dei piedi si rompono da sole, come in tutti gli animali.


Quali sono, in ultima analisi, gli ingredienti di una formazione efficace?

Il sapere è potere, di lì non scappi: una volta che sai, puoi fare quello che vuoi. E poi ci vuole tanta passione, ma per esperienza già so che tutte le estetiste lavorano prima di tutto per passione.

 

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