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Il ruolo dell'udito nell'equilibrio delle percezioni

Senti che meraviglia

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Sentire: il più poliedrico dei verbi! Riflettendo sul suo significato, possiamo renderci conto di quanto esso si estenda a concetti ben più ampi del semplice udire; in generale, analizzandolo in tutte le sue sfaccettature, "sentire" può essere considerato sinonimo di "percepire".
Ma come mai proprio all’udito viene immediatamente associato il concetto di percezione in senso globale?

Il ritmo del tempo

L’udito, in effetti, è il primo dei sensi a svilupparsi nel ventre materno, creando una connessione tra feto, mamma e mondo esterno ancor prima che il bambino venga alla luce. L’udito ci permette inoltre, a differenza della vista, di controllare costantemente l’ambiente intorno a noi a 360 gradi: una sorta di sentinella sempre attiva, che ci mette in guardia anche da ciò che non è (o non è ancora) visibile agli occhi perché si trova fuori dal nostro campo visivo.
Anche gli stimoli generati da luce e suoni sono molto differenti; la condizione di luce tende infatti ad avere continuità e progressione nel tempo, mentre i suoni si generano sempre in seguito ad un movimento. A questo proposito, è bene riflettere sul fatto che qualunque suono è frutto di una vibrazione: la voce umana è generata dalla vibrazione delle corde vocali, la melodia di un pianoforte esiste in quanto le corde vengono percosse dai tasti sui martelletti, gli strumenti a fiato ci deliziano grazie alla vibrazione delle labbra e delle ance dei musicisti e, semplicemente, un oggetto che cade genera rumore in quanto si è mosso!
Dagli esempi che abbiamo elencato, si può dedurre come il cervello reagisca agli stimoli sonori innanzi tutto traendo le informazioni che determinano il ritmo, e quindi il tempo delle azioni. Ho avuto la fortuna di partecipare a un esperimento tanto semplice quanto esaustivo: su uno schermo senza audio era stato proiettato il cartoon di un bambino a mezzo busto che muoveva solo la testa, in quanto nella mani teneva una palla - bene, sfido chiunque a capire se fosse fermo, se stesse camminando o correndo! Soltanto una volta riattivato l’audio che scandiva il ritmo dei passi è stato possibile decifrare l’azione che si stava rappresentando. Ecco dunque che, se istintivamente associamo al verbo sentire un’azione voluta, in realtà ciascun suono e ciascun silenzio sono la colonna sonora della nostra vita e, in maniera inconscia, l’attività del sentire coinvolge gran parte del nostro cervello generando informazioni di vario tipo. Tornando quindi alla nostra domanda iniziale, potremmo dire che i suoni creano una connessione tra tutti i sensi rendendoli più concreti ed aumentandone le percezioni. In modo più poetico, rende meglio questo concetto la poetessa Alda Merini con i suoi celebri versi: "Mi piace il verbo sentire... Sentire il rumore del mare, sentirne l'odore [...] e sentirlo nel cuore. Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente...".
Abbiamo parlato del tempo e sappiamo quanto, oggi più che mai, il concetto di tempo venga sempre associato a quello di fretta: vi è sempre più percezione della sua carenza piuttosto che di quanto ne abbiamo a disposizione. Di conseguenza, per contrapposizione, quando riusciamo a scegliere di ritagliarci dei momenti di relax la sensazione è quella di essere riusciti a "fermare il tempo". Quante volte abbiamo sentito i nostri clienti dire "oggi mi sono preso del tempo per me, quando vengo qui è come se si fermasse il mondo!". Alla luce delle riflessioni che abbiamo fatto, credo che questa frase ora abbia decisamente un significato più profondo.
È dunque facile comprendere come mai la musica, intesa come armonia di suoni e silenzi, sia presente sin dalla preistoria in tutte le culture; se è vero che il suono della vita è determinato dal battito cardiaco della mamma, e il bambino che porta in grembo percepisce i suoi stati d’animo attraverso quel ritmo, è pur vero che ascoltare determinate melodie influisce direttamente sugli stati d’animo.
A confermare questo valore terapeutico è l’AMTA (American Music Therapy Association), che definisce la musicoterapia come "una professione nel campo della salute, che si avvale della musica per curare necessità fisiche, psicologiche e sociali di persone di tutte le età". Non siamo certo tutti terapisti, ma possiamo ricorrere alla musica per migliorare lo stato di benessere, controllare lo stress, diminuire il dolore, percepire le emozioni… insomma la musica giusta migliora la qualità globale dell’esperienza che stiamo vivendo.

La percezione attraverso i suoni

Barbara Bertoli, farmacista e cosmetologa, ci spiega cosa accade nel corpo umano quando l’organo di senso udito si attiva.
"L’orecchio è una complicatissima ma geniale struttura attraverso cui i suoni vengono raccolti dall’ambiente esterno, incanalati dal padiglione auricolare nel canale uditivo per far giungere le vibrazioni alla membrana timpanica. L'orecchio esterno ha il compito di raccogliere e trasformare i suoni; il timpano, vibrando, li trasmette all’orecchio medio che li amplifica.
La vera magia accade però nell’orecchio interno, dove le onde sonore vengono trasformate in segnali neurali e il nervo acustico (VIII nervo cranico) trasporta segnali della coclea al tronco encefalico.
8 Hz è la frequenza di replicazione del DNA umano e 8 Hz è anche il ritmo delle onde Alfa del cervello, dove i due emisferi sono sincronizzati per lavorare insieme. La musica accordata su frequenze armoniche bio compatibili a 432 Hz ha effetti benefici; lo sapevano bene popoli antichi come gli Egizi e i Greci, e molti sono in tutte le epoche i sostenitori della cosiddetta accordatura aurea: da Mozart a Verdi, da Pavarotti a Placido Domingo, dai Pink Floyd a Mick Jagger, cantante dei Rolling Stones.

Musica e benesssere

Varcare la soglia di un luogo dove il tempo possa fermarsi è il sogno di qualsiasi cliente: provare la sensazione di essere riusciti a estendere il tempo che ci siamo dedicati è gratificante più di ogni altra cosa. Abbiamo già parlato di emozioni visive e di esperienze olfattive, ed entrambe hanno permesso ai nostri ospiti di pregustare la loro esperienza di benessere nella nostra struttura; ora, che il relax abbia inizio!
La domanda è la stessa da sempre: qual è la musica giusta per un centro estetico/benessere?
Andiamo per gradi, o meglio, differenziamo gli ambienti: di certo alla reception il sottofondo deve andare bene per tutti, quindi potremmo prendere come utile riferimento le indicazioni della dottoressa Bertoli: melodie che si assestano sui 432 Hz sono senza dubbio perfette per accogliere e accomiatare. Mi viene in mente l’esempio celeberrimo del canone di Pachelbel, ma ovviamente ce ne sono moltissimi diversi. La stessa frequenza, seppur scegliendo melodie differenti per non annoiare, dovrebbe essere diffusa in tutte le aree comuni (zone relax, corridoi, servizi igienici… sì, anch’essi fanno parte della struttura e devono essere coerenti con essa).
Ma passiamo alla nota dolente: le cabine! Anche qui possiamo andare per gradi, distinguendo ad esempio la tipologia di trattamento. Di certo, per i servizi di estetica, possiamo far ascoltare melodie più leggere e allegre, che aiutino il cliente a distrarsi da ciò che magari potrebbe generare qualche fastidio (pensiamo al momento della ceretta). Per i trattamenti più orientati al rilassamento abbiamo, a mio parere, due possibilità: affidarci alla colonna sonora del rituale che stiamo eseguendo (alcune case cosmetiche prevedono melodie specifiche abbinate a ciascun trattamento), oppure fare ciò che di certo il nostro ospite apprezzerà, ovvero personalizzare la seduta facendogli scegliere la musica. Non siamo noi a dover decidere se sia meglio la musica ambient piuttosto che la classica; come già detto non siamo musicoterapisti e non spetta a noi associare una melodia a uno stato d'animo presunto - il rischio è di ottenere l’effetto opposto rispetto a quanto desiderato.
Non c’è maggior lusso per l’ospite se non quello di sentirsi unico, valorizzato: è così che nella sua mente si imprime il ricordo di un’esperienza straordinaria ed esclusiva - e, come ben sappiamo, la sublimazione della gratificazione si ottiene raccontando agli altri l’esperienza vissuta. La miglior recensione che un cliente possa fare è comunicare la gioia che abbiamo saputo donargli, ed è in quel momento che non viene più percepito il costo, bensì il dono ricevuto.

Elena Frigerio
Formatrice e consulente Beauty & Wellness

Barbara Bertoli
Farmacista, cosmetologa e autrice di "Geografia della bellezza"

 

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