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Le ripercussioni psicologiche degli inestetismi

Oltre la pelle

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Corpo e spirito sono un'entità unica: sono indissolubilmente legati, e le variazioni di uno si ripercuotono inevitabilmente sull'altro. Pensieri e sentimenti, infatti, non influiscono solo sulla mente, ma hanno un effetto anche sul corpo: quando lo spirito sta bene è facile che anche il corpo si senta bene, e viceversa.

Reazione allo stress

Le reazioni fisiche agli stress mentali si possono osservare su quattro livelli:

  1. Livello emozionale (paura, insicurezza, nervoso, sbalzi di umore, atteggiamenti depressivi);
  2. Livello cognitivo (difficoltà a concentrarsi, immersione continua nei propri pensieri, vuoti di memoria);
  3. Livello muscolare (digrignamento dei denti, tensioni al collo, mal di testa, dolori alla schiena, tic o spasmi muscolari);
  4. Livello vegetativo (palpitazioni, sudore, capogiri, tremori).

Si inizia in giovane età

Durante l'adolescenza i giovani sperimentano l'impatto che il loro aspetto esteriore ha sul loro modo di relazionarsi con i propri pari. Una pelle infiammata, arrossata e costellata di pustole spinge spesso molti giovani a rifiutare i normali contatti con le altre persone, in larga parte per il timore di non essere accettati e incappare in un rifiuto. In alcuni casi un rifiuto si verifica davvero, ma più di frequente sono in realtà le sue aspettative disattese che impediscono al giovane o alla giovane di mettersi in gioco.

Il circolo vizioso degli stress della pelle

Quello che provano gli adolescenti alle prese con l'acne giovanile non è diverso da ciò che vivono gli adulti che devono convivere con grossi nei, vitiligine o altre "imperfezioni" simili. In un adulto, però, una "pelle rovinata" diventa presto sinonimo di "persona rovinata". Si innesca, così, un circolo vizioso dal quale difficilmente la vittima riuscirà a uscire con le sue sole forze: la persona si vergogna delle sue "deformazioni" e si convince di avere un effetto repellente su quelli che lo circondano. Bastano dei segnali insignificanti, come un interlocutore che si mantiene a una distanza leggermente maggiore "del normale" durante una conversazione, per far sentire l'interessato come un "reietto", qualcuno che non appartiene a quel luogo. Questi sentimenti portano la vittima a isolarsi sempre di più.
L'isolamento volontario si tramuta presto in un sentimento di rassegnazione: la vittima cerca di ridurre al minimo le occasioni di socializzazione; persino il dover andare al lavoro ogni giorno le causa un forte stress. Questo stress incrementa la circolazione sanguigna che, quindi, intensifica sia il rossore delle macchie cutanee che quello della pelle sana che le circonda. Se non si interrompe questo circolo vizioso, la vittima rischia di cadere in depressione.

"Mostrati comprensiva anche quando, dal tuo punto di vista, l'inestetismo che affligge la cliente non sembra nulla di che."

Cosa puoi fare per aiutare

Purtroppo, medici e dermatologi non sempre chiedono ai loro pazienti quale sia il loro stato emotivo, ragion per cui questi si sentono spesso lasciati soli.
In quanto estetista puoi fare molto per aiutare una cliente che si sente oppressa da un inestetismo cutaneo di questa natura. Prima di tutto, accettala nel tuo istituto senza giudicarla: se dovessi trovare "disgustosa" la sua pelle se ne accorgerebbe istintivamente, malgrado la tua cortesia di facciata.
Mostrati comprensiva anche quando, dal tuo punto di vista, l’inestetismo che la affligge non sembra nulla di che. La tua capacità di riconoscere la valenza emotiva che l'inestetismo ha sulla cliente la farà sentire a proprio agio e la indurrà ad abbandonarsi volentieri alle tue cure. Questa comprensione non va necessariamente comunicata verbalmente: un linguaggio del corpo aperto e accogliente è il miglior strumento di cui disponi. Menziona l’inestetismo solo quando necessario: chiedi ad esempio alla cliente se desidera che le zone colpite siano massaggiate (patologia permettendo), o se preferisce invece non essere disturbata in quel punto.
Trasmetti alla cliente il messaggio che il suo difetto non è un ostacolo insormontabile: con i cosmetici moderni (come, ad esempio, i correttori resistenti all'acqua) può essere nascosto perfettamente. In caso di acne giovanile infiammata, invece, instaurare una collaborazione con il dermatologo può rivelarsi cruciale per agire efficacemente sul problema di liberare il cliente dai suoi inestetismi e dalle sue sicurezze.

Non solo estetica

Per alcuni, coprire macchie e inestetismi con espedienti estetici è un aiuto sufficiente per affrontare normalmente la vita sociale. Per altri invece questo non basta, e non è raro che molti scelgano, ove possibile, di eliminare il difetto chirurgicamente. Spesso, tuttavia, nemmeno un’operazione chirurgica è in grado di "riparare" certi danni all'autostima. In questi casi, indica con gentilezza alla cliente quella che potrebbe essere una via alternativa: suggeriscile di cercare un aiuto professionale presso uno psicoterapeuta o un gruppo di sostegno.
È molto importante che tu, in quanto estetista, non trascuri mai la forte componente emotiva che può avere un difetto cutaneo su una persona; il tuo obiettivo deve essere sempre quello di rinforzare in positivo l'autostima di ogni tua cliente.


Claudia Gesang
Estetista e medico empirico specializzato in counseling, insegna presso un'accademia privata per operatori Wellness e Beauty.

 

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