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La centralità del tatto in ambito estetico

A fior di pelle

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Toccare è il sentire primordiale, l'essenza di un'esperienza che si imprime nella memoria. La pelle, l'organo più esteso del nostro corpo, raccoglie un database in costante crescita di sensazioni che ci permettono di conoscere ben oltre la materia che stiamo toccando. Riflettendo sul significato del verbo toccare, ovvero "venire a diretto contatto con qualcosa o qualcuno attraverso le mani o un'altra parte del corpo", riconduciamo il senso di questa conoscenza a qualcosa di fisico, e dunque indelebile nell'esperienza di ciascuno di noi.

Il senso della conoscenza

Come sosteneva il filosofo Martin Heidegger, il tatto è la condizione di conoscenza del mondo, una necessità per l'esistenza: esistono uomini senza vista, ma non uomini senza corpo. Eppure oggi, sempre più immersi in una società impegnata ad esaltare la bellezza statuaria ed esteriore di corpi immersi in una realtà semi virtuale, si sta perdendo il senso del toccare, ovvero quella straordinaria capacità ancestrale di comprendere l'essenza più reale e immediata delle cose.
Studi e ricerche hanno dimostrato che, nel grembo materno, il feto è sensibile agli stimoli tattili e alla voce della mamma. Alla nascita, poi, distingue perfettamente le differenti percezioni da tatto: caldo, freddo, dolore, pressione da contatto. Tatto e olfatto sono i sensi che il neonato predilige maggiormente; pertanto il bambino piccolissimo può godere del calore di chi lo tiene in braccio, delle carezze e dei massaggi di chi lo cambia e si intrattiene con lui, rassicurandosi grazie a queste esperienze affettivamente gratificanti, che lo iniziano alla conoscenza del mondo esterno.
Oggi siamo continuamente sollecitati da svariate stimolazioni sempre più di carattere visivo e uditivo. Pensiamo a tutte le realtà virtuali che ci bombardano di stimoli così forti da riuscire a sopperire alla mancanza del contatto fisico: pur generando emozioni sempre più realistiche e verosimili, viene da pensare che in fondo manchi sempre di più il bisogno di "toccare con mano" cose e soprattutto persone.
Qualche anno fa ho avuto il privilegio di partecipare a un'esperienza unica: una serata in completa assenza del senso dell'immediatezza, ovvero la vista. Un percorso completamente al buio, accompagnata da un non vedente, mi ha permesso di scoprire quante cose si possono percepire e comprendere semplicemente sfiorandole o toccandole: pareti, mobili, formati di pasta, cuscini, persino accarezzare un cane ha generato percezioni diverse, in quanto non erano coordinate dal preconcetto visivo. Per non parlare della cena: assaporare i cibi senza poterli vedere ha completamente escluso la componente di aspettativa e quindi, automaticamente, le terminazioni nervose (tattili) del palato sono state le uniche a poter determinare la forma e la consistenza delle varie portate. Alla fine dell'esperienza ho salutato la mia guida con un abbraccio, e quel tocco ci ha permesso di entrare in contatto superando lo scoglio del non conoscerci perché non ci eravamo visti. Ecco dunque che, quando ci concentriamo in modo attento su un senso, lo percepiamo in modo amplificato, prestiamo maggiore attenzione a quello che ha da dirci.
Quanto bisogno ci sia oggi di ritrovare questo senso ormai perduto ce lo dimostrano i dati di un settore, quello del benessere, che a livello globale si conferma come uno tra quelli più in salute e a maggiore tasso di crescita: più di 4.220 miliardi di dollari nel 2017, con una crescita annua del 6,4% dal 2015, quasi il doppio rispetto alla crescita economica globale (+3,6%), e un peso del 5,3% sull'economia mondiale (fonte: Il Sole 24 Ore). Diventa quindi importante ridare il giusto valore ad un senso che per noi operatori del benessere viene a volte istintivo, in quanto ovvia la sua stimolazione, sottovalutare o dare per scontato.

La percezione tattile in numeri

Barbara Bertoli, farmacista e cosmetologa, ci spiega come funziona, nello specifico, il senso del tatto.
"La pelle, nei suoi 2 m2 di estensione media, ospita circa 170 recettori sensoriali per cm2. La distribuzione non è omogenea, e privilegia alcune parti del corpo a discapito di altre. I numeri sono certamente emozionanti: 3.500.000 di corpuscoli per sentire il dolore; 500.000 per percepire le sensazioni tattili; 250.000 per registrare il freddo e 30.000 per avvertire il calore.
Le tempistiche di reazione delle cellule sensoriali cutanee variano inoltre a seconda della sensazione che le stimola. La tempistica è ad esempio pari a 0,12 secondi per una carezza e a 0,16 secondi in caso di innalzamento della temperatura.
Gli stimoli ambientali vengono tradotti in potenziali elettrici diretti al sistema nervoso centrale dai corpuscoli di Meissner e di Merkel, i più superficiali, posizionati a livello epidermico e concentrati nei polpastrelli delle mani, capaci di rilevare sollecitazioni meccaniche come pressione o stiramento. Più in profondità, nel derma, sono allocati i corpuscoli di Pacini e di Ruffini, capaci di rispondere all'energia pressoria, vibratoria e stereognosica. L'energia meccanica dovuta a una pressione sulla cute deforma la pelle e trasferisce lo stimolo ai recettori, che rispondono depolarizzandosi, ossia aprendo i canali cationici e generando un impulso elettrico che si propaga attraverso la fibra nervosa fino ad arrivare al sistema nervoso centrale."

"Il contatto avviene non solo attraverso le mani dell'operatore: ancora prima, avviene attraverso la texture del prodotto che utilizziamo e che ritengo fondamentale essere il cliente a poter scegliere."

Dal contatto al tatto

Il tatto porta al contatto: non si può toccare senza sentire. Il tatto apre la porta alle emozioni profonde, viscerali, ci permette di conoscere oltre al semplice comprendere cosa stiamo toccando. Pensiamo ad un abbraccio scambiato con sincerità: nessuno di noi è in grado di ricordare con esattezza la struttura corporea dell'altro o la sensazione della stoffa dei suoi abiti, ma ciascuno ricorda la sensazione che quell'abbraccio ha generato, compreso il fatto di aver intuito se fosse stato realmente sincero oppure no.
Detto questo, mentre nell'atto del toccare gli oggetti il tatto ha il semplice scopo di permetterci di riconoscerli, durante il contatto tra persone ciò che conta e viene realmente percepita è l'intenzione con la quale esso avviene. E quale arte migliore di un massaggio può racchiudere in sé il concetto più estremo del contatto legato all'intenzione di generare sensazioni positive nell'altro? Troppe volte accade però che operatori troppo concentrati sulla tecnica da eseguire dimentichino di ascoltare e trasmettere; se il nostro ospite è stato avvolto da una coerenza di particolari che l'hanno portato a sentirsi bene sin dal momento in cui è entrato in cabina abbiamo fatto un ottimo lavoro, generando l'attesa del momento per il quale è arrivato con intenzione nella nostra struttura; ovviamente questo deve esserne all'altezza in modo altrettanto globale.
Il contatto avviene non solo attraverso le mani dell'operatore; ancora prima, avviene attraverso la texture del prodotto che utilizziamo, e che ritengo fondamentale debba essere il cliente a poter scegliere: personalizzare un massaggio significa anche porre attenzione ai gusti dell'ospite. Sempre prima del trattamento, il contatto è anche la sensazione generata dalla biancheria che abbiamo scelto, la morbidezza del materasso, il comfort della postura sul lettino… svariati piccoli particolari che possiamo realmente comprendere e perfezionare soltanto se proviamo a metterci dalla parte del nostro cliente. Quanti operatori del benessere e dell'estetica mi dicono che sono mesi (e sono ottimista!) che non provano uno dei loro trattamenti! Mi piacerebbe abbandonare per sempre la battuta "il ciabattino va con le scarpe rotte" per sostituirla con "il vero chef non solo assaggia, ma si assicura che tutto sia come lui ha stabilito". Ricordiamoci sempre che il nostro primo compito è dare emozioni ai nostri clienti, sempre più alla ricerca di sensazioni uniche, memorabili ed eccellenti, ma una cosa è certa: non è possibile dare ciò che non si possiede, non si può trasmettere un'emozione che non si è sperimentata in prima persona. Spesso nel raccontare il trattamento gli operatori anticipano come apparirà visivamente la pelle al termine, usando aggettivi come "luminosa" o "distesa"; difficilmente sento usare termini in grado di descrivere le sensazioni, ovvero "pelle fresca", "leggerezza", "rigenerazione", e questo semplicemente perché non hanno mai provato loro per primi il trattamento. Soltanto il giorno in cui riusciremo a spiegare "cosa si prova" e non "come ci si vedrà" potremo essere credibili e coinvolgenti; allora sì, li avremo conquistati.

 

Elena Frigerio
Formatrice e consulente Beauty & Wellness.

Barbara Bertoli
Farmacista, cosmetologa e autrice di "Geografia della Bellezza".

 

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