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Come prendere solo il meglio del sole, secondo la scienza

Un Quantum di sole

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I raggi del sole sono composti da lunghezze d'onda diverse che penetrano a profondità diverse nella pelle, innescando svariati tipi di reazioni. Ogni lunghezza d'onda può generare dei radicali, molecole che svolgono funzioni diverse: di protezione, di rigenerazione o di danno. Raggi e radicali, tra le altre cose, possono stimolare la produzione di melanina (protezione della pelle), innescare la sintesi di vitamina D3 (salute), combinarsi con il calore per un effetto antinfiammatorio (guarigione), rafforzare il sistema immunitario (prevenzione dalle infezioni), causare delle infiammazioni (scottatura solare), dare inizio al rilascio di enzimi che distruggono i fasci di collagene (invecchiamento precoce) oppure alterare il DNA delle cellule (cancerogenesi).

CIÒ CHE CONTA È IL DOSAGGIO

Paracelso, il noto medico, alchimista, chimico e naturalista svizzero vissuto a cavallo tra il 1400 e il 1500, teorizzò che non è tanto una sostanza a risultare velenosa quanto piuttosto il suo dosaggio. Lo stesso vale anche per gli influssi fisici come i raggi solari: sono utili sotto forma di calore (basso dosaggio), ma dannosi quando diventano bruciore e generano ustioni (alto dosaggio). Nel caso dei raggi UV, la loro pericolosità dipende soprattutto dalla capacità dell'organismo di proteggersi da solo. Ciò rispecchia grossomodo il consiglio che le nostre nonne ci davano ogni estate, quando ci suggerivano di prepararci alla tintarella prendendo poco sole per volta per dare il tempo alla nostra pelle di abituarsi all'abbronzatura producendo melanina.
Benché la melanina trasformi quasi il 100% dei raggi UV in calore, come tutti i filtri solari la sua azione è limitata e dipende dalla distribuzione dei melanociti e dei melanosomi che vengono prodotti e trasferiti ai cheratinociti. Senza alcuna protezione esterna, i raggi UV-A (315-380 nm) possono penetrare fino al derma (lo strato di pelle più profondo), generare radicali liberi e danneggiare le strutture di collagene, cosa che accelera l'invecchiamento cutaneo. La probabilità di prendersi un eritema è molto bassa, ma i danni al DNA aumentano il rischio di sviluppare un carcinoma, una forma particolare di tumore della pelle.
I raggi UV-B, che hanno una lunghezza d'onda più corta (280-315 nm), si fermano invece all'epidermide (lo strato di pelle più superficiale) e sono quelli che causano scottature solari ed eritemi. Aumentano altresì il rischio di sviluppare un tumore della pelle, ma inducono anche la produzione di melanina aumentando, così, la protezione propria dell'organismo. Presi a piccole dosi, gli UV-B hanno dei benefici anche sulla salute: sono loro a mettere in moto la produzione di vitamina D3 (colecalciferolo).
Esistono ancora i raggi UV-C (100-280 nm), che vengono però assorbiti negli strati superiori dell'atmosfera terrestre e non arrivano fino a noi.

FATTORE DI PROTEZIONE SOLARE

Per quanto riguarda i raggi UV-B, il "fattore di protezione solare" (SPF) di un preparato cosmetico è definito come il rapporto tra la Minima Dose Eritematogena (MED) della pelle protetta e la Minima Dose Eritematogena della pelle non protetta.
Il simbolo europeo con la scritta "UVA" in un cerchio chiuso, che si può trovare su alcuni prodotti solari, significa che quel prodotto, oltre a proteggere dai raggi UV-B, protegge anche dagli UV-A; la protezione dagli UV-A, nello specifico, deve ammontare ad almeno 1/3 della protezione dagli UV-B. Per determinare l'SPF di un prodotto solare ne vengono applicati 2 mg per cm2: ciò significa che, affinché la protezione sia efficace, bisogna applicarne almeno quella stessa quantità.
La protezione dagli UV-A viene misurata con il metodo PPD In-vivo (PPD = Persistent Pigment Darkening) o con una misurazione analoga in vitro del Colipa (European Cosmetics Association). L'indicazione aggiuntiva della lunghezza d'onda critica filtrata da un prodotto è un segno di qualità del filtro e rappresenta una dichiarazione tecnica dell'ampiezza di gamma del filtro UV-A nelle onde lunghe.

 

un quantum sole 1I raggi UV-B sono responsabili delle scottature solari e dell'aumento del rischio di cancro alla pelle.

 

LA PROTEZIONE DELLA PELLE

Per stimare il tempo massimo individuale di permanenza al sole bisogna conoscere il rapporto tra il tempo di protezione individuale e i fattori locali e atmosferici. Per la posizione del sole nel cielo, questo periodo ha il suo naturale minimo a mezzogiorno ora locale (attenzione: ora solare, non ora legale!); ha inoltre il suo punto minimo il 21 giugno nell'emisfero settentrionale e il 21 dicembre in quello meridionale. Sull'equatore, invece, ci sono due minimi: circa il 21 marzo e il 23 settembre.
Altri fattori da considerare sono l'altitudine in montagna, l'aria relativamente più pura, l'alto numero di raggi riflessi dall'acqua, dalla sabbia e dalla neve (che riducono il tempo di protezione individuale) e le nuvole in cielo (che al contrario lo aumentano); in caso di nebbia e nebbia fitta, invece, bisogna fare attenzione all'irraggiamento diffuso.
Un orientamento molto utile per stabilire questo parametro viene dall'Indice Universale per la Radiazione UV Solare (UVI, Ultra Violet Index), ovvero l'indice che descrive il livello di radiazione solare ultravioletta che arriva sulla superficie terrestre in una certa area geografica. È disponibile per tutti i luoghi del mondo. La scala di valori parte da 0 (UVI minimo): più alto è l'indice, maggiore è il rischio di danni per la pelle e minore il tempo di esposizione sicura. In Italia, i valori UVI più alti si misurano in estate in Sicilia, dove all'ora di pranzo si sfiora un UVI pari a 10,2; in Germania, invece, l'indice è a 0 in inverno e arriva intorno ad 8 in estate; all'equatore e nei luoghi a più alto irraggiamento solare, l'UVI può raggiungere il pericoloso livello 13 (come a Singapore, ad esempio). Secondo una regola empirica, andrebbe scelto un SPF che sia almeno il doppio dell'UVI del luogo in cui ci si trova; dal doppio si passa a quattro volte tanto per i bambini, che non devono mai essere esposti direttamente ai raggi solari. Un esempio di fototipo molto sensibile è quello celtico, il cui tempo di protezione individuale in Europa centrale è di soli 5-10 minuti.

PRODOTTI PER LA PROTEZIONE SOLARE

L'SPF dei prodotti solari è misurato individualmente in modo da rendere praticamente innocua l'irradiazione residua che non viene assorbita dalla melanina. Come? Trasformandola in calore. Questo garantisce una stimolazione continua della formazione di melanina per la protezione della pelle e della sintesi di vitamina D3.

  • ANTIOSSIDANTI: l'aggiunta di antiossidanti è controproducente, perché inibiscono l'enzima tirosinasi e la formazione di melanina; lo stesso discorso vale anche per i preparati impiegati dopo una scottatura solare per la rigenerazione cutanea. Anche la loro rapida decomposizione, innescata dalle radiazioni e dall'ossigeno atmosferico, rema contro l'impiego di antiossidanti: per essere efficaci, dovrebbero essere aggiunti in quantità spropositatamente elevate. Ad alto dosaggio, però, anche la vitamina C e la vitamina E possono scatenare reazioni pro-ossidative a catena.

  • RAGGI INFRAROSSI: i prodotti solari non proteggono dagli intensi raggi infrarossi del sole, responsabili di accelerare l'invecchiamento precoce della pelle (distruggendo i fasci di collagene). In dosi moderate, però, gli infrarossi possono avere un'azione rigenerativa (non a caso, negli ultimi anni, sono state sviluppate delle lampade estetiche che sfruttano proprio le radiazioni infrarosse) e stimolano i processi di guarigione e cicatrizzazione dei tessuti.

  • CONTRASTO DEI RADICALI LIBERI VS. CREME GIORNALIERE CON FILTRO UV: nella vita quotidiana, le creme giorno con filtro solare non sono di grande utilità. Bisognerebbe, invece, fare sempre attenzione a favorire il Fattore Naturale di Idratazione (NMF) della pelle, così da supportarne l'effetto "barriera" contro i radicali liberi.

  • IPERPIGMENTAZIONI: per prevenire le iperpigmentazioni si consiglia, oltre a stare all'ombra, l'impiego di principi attivi che inibiscano la produzione di melanina come il sodio ascorbil fosfato (vitamina C stabile), l'acido azelaico, l'acido tranexamico, l'acido cogico, la niacinamide con fosfatidilcolina come liposoma trasportatore.

 

un quantum sole 2Nel caso di iperpigmentazioni si possono impiegare principi attivi che inibiscano la produzione di melanina.

 

PREPARATI DOPOSOLE

Per ottenere un effetto antinfiammatorio dopo una scottatura solare si può ricorrere all'applicazione topica di acidi grassi omega-3 e omega-6 in forma di nano-dispersione in soluzione acquosa di olio di semi di lino, olio di semi di kiwi, olio di enotera, olio di borragine e olio essenziale di rosa canina, oppure di fosfatidilcolina ed estratto di echinacea; gli stessi principi attivi possono essere usati in forma di crema solo quando la pelle si sarà asciugata. Se si prevedono interazioni batteriche, invece, si può ricorrere ad additivi come l'estratto di boswellia (inibitore della proteasi), l'acido azelaico (inibitore della 5-alfa-reduttasi) e la fosfatidilserina (che attiva i macrofagi).
Tra i principi attivi rigeneranti per un preparato doposole sono perfetti, ad esempio, i Retinoidi - come la vitamina A (Retinol) e i suo esteri Retinale (Aldehyd) e provitamina A (carotenoidi, astaxantina) -, la vitamina B3 (niacinamide) e la provitamina B5 (D-pantenolo).
Non solo scottature, però; i danni del sole possono manifestarsi sulla pelle anche come fotosensibilizzazione e irritazioni, scatenate ad esempio da alcuni medicinali - come gli psicofarmaci, i farmaci citostatici o chemioterapici o i preparati a base di iperico -, oppure alcuni ingredienti cosmetici come i terpeni (ad esempio l'ascaridolo che si può formare nell'olio di Tee tree), l'olio di bergamotto (bergaptene), il glicole polietilenico (perossido) e oli insaturi (perossido); un'altra causa da non sottovalutare è il contatto con il panace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum) o lo spondilio (Heracleum sphondylium, anche chiamato semplicemente "panace", che produce un principio attivo irritante noto come "furanocumarina") durante l'esposizione solare, che può irritare enormemente la pelle e renderla fotosensibile.
Per quanto riguarda le iperpigmentazioni, queste possono essere rimosse con peeling agli acidi (farmaceutici o estetici) oppure ricorrendo alla microdermoabrasione; i processi infiammatori, invece, vanno curati da un medico competente.
In questo contesto vanno menzionate le iperpigmentazioni post-infiammatorie e quelle dovute alla frequente esposizione solare, che possono essere prevenute con l'impiego di sodio ascorbil fosfato liposomiale prima e dopo radiazioni laser.
Una delle conseguenze sul lungo periodo dell'esposizione solare prolungata e ripetuta è la formazione della cheratosi attinica, disturbo che può essere trattato dal dermatologo con Diclofenac, 5-fluorouracile o con una terapia fotodinamica (che consiste nell'applicazione di una pomata a base di acido 5-aminolevulinico in corrispondenza delle lesioni sulla pelle e alla successiva esposizione, previa copertura con un bendaggio, a una luce rossa fredda a LED); dal punto di vista cosmetico, invece, è possibile coadiuvare il trattamento con l'estratto di Boswellia.
Esempi di fotodermatosi causate da fattori endogeni sono lo xeroderma pigmentoso (difetto genetico caratterizzato da un'elevata fotonsensibilità, dalla predisposizione allo sviluppo di neoplasie cutanee, dall'invecchiamento precoce della pelle e da alterazioni nella riparazione del DNA), il lupus eritematoso sistemico (una malattia autoimmune), danni metabolici (come, ad esempio, la protoporfiria eritropoietica), la dermatite solare polimorfa e l'orticaria solare. Oltre all'applicazione preventiva di creme solari e all'astinenza dall'esposizione, in caso di queste patologie anche la skin care deve essere rivolta soprattutto al trattamento dei sintomi: vanno impiegati prodotti antinfiammatori, sostanze che allevino la sensazione di prurito (come l'urea), preparati astringenti (come l'acido tannico o l'hamamelis) e principi attivi che contrastino le iperpigmentazioni e favoriscano la rigenerazione della pelle.

Standard di protezione europeo

  • SPF 6 → Percentuale di protezione: 83,3%
  • SPF 10 → Percentuale di protezione: 90%
  • SPF 15 → Percentuale di protezione: 93,3%
  • SPF 20 → Percentuale di protezione: 95%
  • SPF 25 → Percentuale di protezione: 96%
  • SPF 30 → Percentuale di protezione: 96,7%
  • SPF 50 → Percentuale di protezione: 98%
  • SPF 50+ → Percentuale di protezione: >98%

 

Hans Lautenschläger
Laureato in chimica, è socio della Koko Kosmetikvertrieb dal 1998 ed è specializzato in sviluppo, produzione e vendita di prodotti fisiologici per la cura della pelle.

 

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