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Intervenire su un lavoro di dermopigmentazione mal eseguito da altri

L'Arte del Correggere

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Cover Up


Intervenire su un lavoro di dermopigmentazione mal eseguito da altri
, cercando di correggerne i difetti, richiede sensibilità e comprensione dei desideri del cliente.

Ormai è noto che chi svolge una qualsiasi professione che ha a che fare con l'estetica delle persone o, più in generale, con la percezione del "bello" - concetto molto soggettivo, ovviamente - prima delle competenze tecniche del settore deve avere delle competenze "da psicologo", o almeno una spiccata sensibilità che permetta di entrare in qualche modo nella psiche del/della cliente.
Nell'ambito della dermopigmentazione, per l'operatore è fondamentale capire la personalità del cliente che ha di fronte, e la capacità di entrare nella sua psiche si rende ancor più necessaria quando è chiamato a risolvere un problema o a correggere un lavoro mal eseguito in passato da un altro operatore.

“Svolgere un lavoro di cover up è possibile se il lavoro preesistente può essere coperto e contenuto da una sagoma più grande.”

NON ESISTE UNA BACCHETTA MAGICA

La difficoltà, però, in questo caso, non consiste in ciò che il dermopigmentista può fare o non può fare, ma in ciò che gli conviene fare. Quando un operatore interviene su un lavoro già esistente ha la possibilità di aggiungere colore, ma non ha la possibilità di toglierne; per ovviare a questo sconveniente si tende a usare, a volte esagerando, il color pelle, il cosiddetto skin tone, come se fosse una gomma per cancellare. Da questa abitudine, però, sono sorte numerose denunce, causate dall'insoddisfazione delle clienti.

Svolgere un lavoro di cover up è possibile se il lavoro preesistente può essere coperto e contenuto da una sagoma più grande, ma è importante che il cliente sappia che deve accettare un "compromesso" in termini di tecniche utilizzate. Se, invece, il lavoro è situato al di fuori della posizione che il cliente si aspettava, il dermopigmentista deve valutare se è il caso di consigliare al cliente la rimozione del lavoro mediante il laser. Solo in questo modo, infatti, le aspettative del cliente possono essere soddisfatte pienamente; purtroppo qualche dermopigmentista cade nella trappola di eseguire direttamente il lavoro, esponendosi al rischio di creare un'insoddisfazione maggiore nel cliente. 

Può succedere, ad esempio, che quella che sembra una codina di un sopracciglio un po' più lunga o un po' più alta venga coperta con del color pelle, il quale proteggerà il colore da rimuovere, rendendo quindi impossibile la rimozione del vecchio lavoro mediante il laser. 
Io consiglio sempre di approcciarsi ai lavori di cover up valutando le reali possibilità che si hanno; il dermopigmentista non deve peccare di presunzione e non deve pensare di avere una bacchetta magica al posto del dermografo; è molto più saggio lavorare in equipe, con persone che sono in grado di svolgere la rimozione o almeno un notevole schiarimento del lavoro preesistente. 

QUANDO NON INTERVENIRE

Insisto sul fatto che l'operatore deve entrare nella psicologia del cliente per capire quali fossero le sue iniziali aspettative (mancate dopo il primo lavoro) e cercare di portare il lavoro ai suoi desideri iniziali. A volte, però, le aspettative del cliente esulano dal senso estetico dell'operatore; in questo caso consiglio di rifiutare di eseguire il trattamento. Se facessimo ciò che ci chiede il cliente senza valutare la correttezza di quella architettura sopraccigliare o di quel posizionamento di un determinato elemento visagistico, commetteremmo un gravissimo errore - più grave, a mio avviso, della presunzione di togliere un trucco permanente mal eseguito. In questo caso daremmo una pessima immagine di noi all'esterno, poiché produrre un lavoro brutto, o non adatto alla fisionomia del nostro cliente, o totalmente fuori da canoni estetici attuali o dalla fisiologia delle forme, potrebbe etichettarci come "professionisti dell'orrido". Consiglio, quindi, di non eseguire lavori di cover up se questi sono richiesti da persone che hanno una percezione del proprio sopracciglio, delle proprie labbra e del proprio contorno occhi fuori da un certo "range di naturalezza". 

IN CONCLUSIONE

Concludendo, il dermopigmentista dovrebbe capire la personalità della cliente che ha di fronte, rendersi conto se è il caso di intervenire per correggere un lavoro mal eseguito o se è meglio che la cliente si sottoponga prima ad alcune sedute di laser per rimuovere il vecchio lavoro. Infine, bisogna eseguire il trattamento se le aspettative della cliente non sono "estreme".

 

Ennio Orsini
Dermopigmentista e insegnante di fama internazionale, è CEO della Orsini & Belfatto e presidente dell'AIDer (Associazione Italiana di Dermopigmentazione). Ha inventato la tricopigmentazione.

 

 

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