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Un nuovo sto

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In questi mesi, l’estetica professionale ha investito nell’adeguamento delle proprie strutture e nell’implementare protocolli volti a garantrie la massima sicurezza per operatori e clienti

Il secondo semestre di questo 2020 era sicuramente partito con segnali incoraggianti. A fine settembre l’Indagine congiunturale di Cosmetica Italia indicava un calo del 47% per il primo semestre 2020 del canale estetica, ma una previsione di contrazioni più contenute per la seconda parte dell’anno (circa -10%). 

Dopo un ottobre difficile per il riacuirsi della curva epidemiologica e progressive nuove restrizioni indicate dalle autorità per contenere il diffondersi del Covid-19, il DPCM del 3 novembre è stata una doccia fredda per l’estetica professionale. Il sentimento diffuso era infatti che, contrariamente a quanto accaduto a marzo, il mondo dei servizi alla persona non sarebbe stato ulteriormente fermato, riconoscendo quindi gli sforzi dei professionisti del settore per rafforzare le già rigide norme igienico-sanitarie solitamente osservate. 

I centri estetici situati nelle cosiddette “zone rosse” devono invece nuovamente chiudere. Una misura non da poco se consideriamo che ben il 30% dei saloni di estetica ha sede in queste aree. Resta poi coinvolta in questa chiusura anche la filiera della distribuzione dei prodotti cosmetici, con un impatto su almeno 500 aziende distributrici e 2.000 agenti, ma anche quella della fornitura di beni e servizi quali macchinari, strumentazioni e articoli monouso. Da qui consegue una diretta ricaduta sulla filiera industriale: in Italia le aziende che operano nel ramo dell’estetica professionale sono per il 97% PMI; la metà di queste è addirittura rappresentata da microimprese con fatturati inferiori ai 2 milioni di euro, che difficilmente reggeranno in quanto stanno ancora recuperando i danni derivanti dal primo lockdown.

Le disposizioni dell’ultimo DPCM portano con sé anche un senso di rammarico: in questi mesi l’estetica professionale, al pari dell’acconciatura, ha investito nell’adeguamento delle proprie strutture (dall’acquisto di dispositivi di protezione alla riorganizzazione degli spazi) e nell’implementare protocolli volti a garantire la massima sicurezza per operatori e clienti. Nel nostro Paese parliamo di 35.000 centri, per il 90% costituiti da piccolissime unità, con mediamente 2 persone occupate per salone, capaci di generare fatturati e margini molto bassi, appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell’esercizio. 

Come imprenditore e rappresentante delle aziende che operano nel ramo dell’estetica professionale, ribadisco l’impegno di Cosmetica Italia, già dimostrato negli scorsi mesi, nel lavorare, in stretto coordinamento con le rappresentanze datoriali della professione, nel continuare a dialogare con le istituzioni e chiedere una modifica alla norma attuale, consentendo a tutti i centri estetici di poter svolgere la propria attività.

 

Fabio Berchi
Presidente del Gruppo Cosmetici per l'Estetica di Cosmetica Italia

 

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