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La sindrome del piede diabetico: cause e conseguenze

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I piedi sono una vera e propria opera d’arte: composti ognuno da 26 ossa, 33 articolazioni e più di 100 legamenti, sostengono il peso del nostro corpo e ci mantengono in equilibrio anche sui terreni più accidentati. Sono inoltre attraversati da una fitta rete di cellule nervose, che mandano segnali al cervello per comunicargli su che tipo di superficie stiamo camminando, se sia calda o fredda, bagnata o asciutta e molto altro ancora. La completa funzionalità dei piedi, insomma, è strettamente legata alle sensazioni tattili e alla circolazione sanguigna. In caso di diabete, spesso, né le prime né la seconda funzionano come dovrebbero.

La sindrome del piede diabetico

La "sindrome del piede diabetico" è, in realtà, un insieme di sintomi che si palesano come conseguenza del diabete mellito. Alla base, tuttavia, ci possono essere cause diverse. In primo luogo, l'avere per lungo tempo elevati valori glicemici può danneggiare i nervi periferici, indebolendo la tensione dei muscoli dei piedi, che si atrofizzano e portano a un progressivo rilassamento sia dei legamenti che dei tessuti muscolari. Le estremità delle persone colpite diventano quindi sorde e insensibili al dolore sia sulla pianta del piede che sulle dita. Si parla, in questi casi, di "neuropatia periferica".
Può capitare anche che, in seguito al diabete, si verifichi un restringimento delle arterie che corrono nel bacino, nelle gambe e nei piedi. I tessuti cutanei non vengono più irrorati correttamente e non ricevono più un adeguato apporto di sostanze nutritive e di ossigeno. La pelle diventa quindi secca ed estremamente delicata: è molto facile che sui piedi si formino delle ulcere che possono arrivare a infettarsi e che si rimarginano con difficoltà.
Circa il 70% dei pazienti che convivono con il diabete soffrono di una neuropatia periferica, mentre il 20-30% presenta disturbi alla circolazione sanguigna. In caso di piede ischemico, invece, si può arrivare anche alla necrosi dei tessuti. È molto importante riconoscere le differenze tra i danni causati dalla neuropatia e quelli innescati dall’angiopatia: il trattamento, infatti, è diverso e, in parte, controindicato.

Segni caratteristici

I segni caratteristici di un danno ai nervi:

  • Il paziente non percepisce, o percepisce in maniera minima, temperatura e dolore.
  • I piedi non hanno sensibilità, o si avverte un continuo formicolio.
  • Il paziente sente i piedi freddi ma, quando li tocca con le mani, sono caldi.
  • I piedi sono doloranti anche a riposo, ad esempio in posizione sdraiata durante la notte.
  • La pelle dei piedi è secca e desquamata.
  • In corrispondenza delle sporgenze osse si formano dei duroni.

I segnali caratteristici di un danno alla circolazione arteriosa:

  • Polpacci doloranti durante la camminata.
  • Pelle di colore rosa pallido o bluastro.
  • Pelle generalmente fredda sulle gambe.
  • Nessuna pulsazione percepita sul piede.
  • Ferite aperte.

 

Che rischi si corrono?

Come abbiamo visto, nei piedi dei soggetti diabetici sono compromessi tanto il sistema nervoso quanto quello circolatorio, rendendo difficoltosa la guarigione delle ferite e l'assorbimento degli ematomi. Nelle ferite aperte penetrano con facilità microrganismi come batteri, virus e funghi, diffondendo focolai infiammatori nei tessuti circostanti. A questo problema si aggiunge la cattiva circolazione sanguigna, che porta il corpo a non respingere l’infezione come dovrebbe. Nei casi più gravi, per salvare la vita al paziente si può arrivare addirittura all’amputazione del piede.
I danni ai nervi riducono la sensibilità dei piedi: i pazienti, quindi, non percepiscono più il fastidio causato da una calzatura troppo stretta o dalla presenza di corpi estranei nelle scarpe, il bruciore provocato da un pediluvio troppo caldo, il dolore derivante da calli e vesciche o quello che si prova quando si mette il piede "in fallo" camminando scalzi (ad esempio quando si pesta un oggetto appuntito). In alcuni casi si può arrivare addirittura alla virtuale "scomparsa" del piede, che il paziente inizia a percepire come una propaggine insensibile del proprio corpo, e non come qualcosa che gli appartiene.
Questa insensibilità, unita al rilassamento tessuti muscolari, provoca con il tempo danni al sistema motorio e alterazioni dell’andatura. Il piede non viene più "srotolato" correttamente nel camminare, le teste metatarsali e la parte anteriore della pianta vengono sovraccaricate in maniera errata, cosa che indebolisce ulteriormente la muscolatura e intensifica le deformazioni delle dita. I campanelli d'allarme che segnalano questo sovraccarico sono la comparsa di calli ed emorragie; nei casi più gravi si arriva poi alla decomposizione dei tessuti cutanei, alla moltiplicazione delle infezioni e, da ultimo, alla necrosi. Chi soffre di una neuropatia diabetica può addirittura non accorgersi di essersi slogato o rotto un osso del piede.

Un approccio interdisciplinare

Prima il disturbo viene diagnosticato e trattato, migliori saranno i risultati. A questo scopo, è fondamentale la collaborazione interdisciplinare tra podologo/pedicurista, medico, tecnico ortopedico e paziente. Prima di un trattamento ai piedi, bisogna eseguire un’anamnesi accurata e fare attenzione alla presenza di piccole ferite o di anomalie: se riscontrate, il cliente va indirizzato immediatamente dal diabetologo.
Durante l’anamnesi preliminare, va posta particolare attenzione allo stato generale della pelle (rilevando ad esempio la presenza di efflorescenze, secchezza cutanea o piccole ferite), all’aspetto del piede (controllando soprattutto eventuali deformità), a rigonfiamenti e leggeri surriscaldamenti ("piede di Charcot"), alle anomalie nelle dita dei piedi (onicomicosi, unghie incarnite, onicogrifosi) e alla circolazione sanguigna (eseguendo un test di palpazione del polso).
Un aspetto chiave dell’anamnesi è la corretta esecuzione dei test di sensibilità tattile e vibratoria: durante queste prove viene testata la capacità del piede di distinguere tra sensazioni diverse (come di appuntito e di smussato, di caldo e di freddo) e la sensibilità alle vibrazioni prodotte da un apposito dispositivo. Questi test sono molto utili anche per scegliere gli adeguati supporti terapeutici, come ortesi ungueali, ortesi plantari e tapes, e per definire la migliore ginnastica specifica per i piedi.
Ai fini della profilassi, è importante far capire al paziente cosa debba fare ogni giorno a casa propria. È essenziale spiegargli in modo semplice i principi del controllo podologico dei punti di pressione, degli arrossamenti cutanei, delle vesciche, delle ferite cutanee e delle anomalie delle unghie. Un utile strumento, a questo scopo, è lo specchio di ispezione telescopico, ma si possono anche coinvolgere i parenti del paziente. Inoltre, il podologo/pedicurista deve spiegare chiaramente al paziente come contenere i rischi legati alla sua patologia e, a seconda dei casi, suggerire un consulto con uno specialista circa l’utilizzo di calze e scarpe corrette, un programma quotidiano di ginnastica plantare e una corretta cura della pelle.

In conclusione

La sindrome del piede diabetico non è una minaccia per tutti i diabetici; lo è, semmai, non riconoscere per tempo i suoi campanelli di allarme, come la ridotta sensibilità al dolore. Questo accade perché i primi danni alla circolazione sanguigna, alla pelle o alle articolazioni passano spesso inosservati. Prima si riconoscono i sintomi della patologia, più facilmente si potranno trattare ulcere e ferite (in maniera interdisciplinare) ed evitare, così, di arrivare all’amputazione del piede.

 

Anke Niederau
Pedicurista dal 1989 e podologa dal 2004, insegna in una scuola professionale per podologi ed è autrice di libri di settore.

 

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