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Le madri e i loro giudizi impietosi ma veri!

Le madri e i loro giudizi impietosi (ma veri!) (Prima parte)

  • Nailpro

Fare le unghie non è il mio lavoro. Parlo di unghie, scrivo di unghie (e di bellezza, di moda, perfino di antisismica) ma, lo confesso, fare le unghie non è il mio mestiere. Mi diletto, però, a fare delle unghie “domestiche”: quelle della mia mamma. Non so se anche per voi sia così, ma la mamma, per me, è un po’ come la “mia bambola”: ogni volta che posso la trucco o mi improvviso “parrucchiera” e mi lancio nella sperimentazione di colpi di sole e tinte. A volte sembro il Piccolo Chimico! Ognuna di queste skill è frutto di grande preparazione (prima di realizzare i miei “personalissimi servizi di bellezza” consulto molto materiale scritto e video e, quando posso, interpello anche dei professionisti), e mi ritengo decisamente abile in tutte queste “specialità” (o almeno credo di esserlo, perché mia madre, la cavia, non ha cuore di dirmi il contrario). Sul discorso unghie, invece, è tutta un’altra storia. Intendiamoci: non è che non sia “bravina”, nel senso che non la faccio sanguinare, non le “mangio” la cheratina della lamina, non le strutturo unghie storte o a papera e le unghie - udite, udite! - reggono fino a 3 settimane e più. No! La mia “incapacità” è che quando mi travesto e opero da onicotecnica con la mia unica Cliente-mamma, secondo lei mi trasformo in un cattivissimo comandante in capo: durante tutto il servizio “nail”, infatti, non perde occasione per dirmi che “Non potrei assolutamente avere clienti, visto quanto sono strega e dispotica”. Di contro, io le dico che lei è “La peggior cliente che una professionista vera potrebbe incontrare!” e che “Sarebbe meglio che tacesse, così da poter stare immobile!”, soprattutto se in quel momento sto effettuando un’accurata laccatura. Ci parliamo “amichevolmente”, insomma… Il fatto è che io già non sono molto rapida (lo ribadisco, non è la mia professione); se, poi, ci aggiungiamo che spesso lei, quando entra in lampada: 1. sbatte; 2. non sta seduta di fronte a me e si piega sulla sedia (sarà stanca? In effetti non sta su una seduta ergonomica: è una sorta di poltroncina intagliata e decorata in stile rinascimentale con schienale e seduta imbottiti. A dirla tutta, quella seduta stanca anche me, ma che ci volete fare? Papà ama l’antiquariato - bello sì, ma tanto scomodo in certe occasioni…); 3. si dimentica quale unghia abbiamo appena fatto (anche io) e tarda ad andare in lampada ecc. Insomma: più passano le ore, più io e la mamma diventiamo e ci trattiamo da nemiche. Io la sgrido, lei si “giustifica” e nega (anche se il gel, che un attimo prima era steso perfettamente, appare ora tutto accartocciato), io sbuffo, lei dice “Allora finiamola qui”, io replico “Ecco, questo è il ringraziamento!” e via così, in un continuo scambio poco edificante e amorevole.

K.C.Z.

 

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