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La chimica delle unghie

La chimica delle unghie

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IL MOTTO CON CUI APRO TUTTE LE MIE LEZIONI È SEMPRE LO STESSO: “SAPER FARE LE UNGHIE NON SIGNIFICA SAPERE COME SONO FATTE LE UNGHIE”. Che siano principianti o esperte di lunga data non importa: ultimamente, sembra quasi che buona parte delle operatrici che lavora nel settore nail sia concentrata soprattutto a rincorrere la miriade di prodotti disponibili per lavorare sulle unghie. Questa tendenza, purtroppo, è dovuta in larga parte a una conoscenza inadeguata delle nozioni di base della nostra professione: la chimica e la fisica.

Sollevamenti, rotture, problemi di adesione o sigillature poco brillanti sono solo alcune delle motivazioni che spingono molte professioniste a cercare prodotti sempre nuovi, senza però rendersi conto che non è così che risolveranno i loro problemi: un nuovo prodotto, anche se molto raccomandato, non darà comunque i risultati sperati se la causa che sta a monte del problema non viene individuata e risolta.

Il fatto che un’onicotecnica non sia una chimica di professione non la solleva dalle sue responsabilità verso le clienti, sulle cui unghie lavora con prodotti che sfruttano proprio delle reazioni chimiche. Ecco perché è essenziale capire come funzionano chimicamente i prodotti che usiamo ogni giorno: un approccio “da profani” non fa che rendere inevitabile la comparsa dei problemi tanto temuti. La buona notizia è che non esistono prodotti che non funzionano, ma solo prodotti sbagliati sull’unghia sbagliata.

IL PRIMO PASSO

Il primo passo da fare è rendersi conto che qualunque prodotto, in quanto composto chimico creato da un’azienda con determinate caratteristiche, funziona sempre nello stesso modo, senza eccezioni. In altre parole: un gel UV non ha dei giorni peggiori o migliori, né preferisce una cliente a un’altra.

Le reazioni chimiche sono sempre uguali, così come lo zucchero è sempre dolce e il sale è sempre salato. Se, ad esempio, per salare una pietanza usiamo dello zucchero, non c’è da stupirsi che il risultato non sarà quello che ci si aspettava.

CHERATINA

Il principale costituente di unghie, pelle e capelli è la “cheratina”, una proteina fibrosa molto resistente che concorre alla formazione dello strato corneo.

La lamina ungueale non è mai “dura” (ovvero: cheratinizzata) al 100% e ha bisogno di ossigeno per far partire i processi di cheratinizzazione. Questo significa che se durante una ricostruzione viene usato troppo prodotto, l’afflusso di ossigeno verso l’unghia si ridurrà drasticamente e i processi di cheratinizzazione si interromperanno quasi totalmente.

Questo, ovviamente, non vuol dire che le unghie “respirano”! È vero, però, che senza ossigeno la lamina ungueale diventa meno coriacea e, quindi, più debole. È per questo motivo che molte clienti che rimuovono la ricostruzione dopo averla portata per anni si lamentano del fatto che le loro unghie naturali sembrano più “morbide” e sottili: è una conseguenza del fatto che la cheratina, sotto la ricostruzione, non è riuscita ad avviare correttamente il processo di cheratinizzazione. Questo, però, non è un problema per l’unghia naturale, perché la mancata stabilità data dalla durezza della cheratina era sostituita da quella della ricostruzione.
La lamina ungueale è composta in particolare da citocheratine, proteine che hanno capacità igroscopiche. 

IGROSCOPIA

L’igroscopia è la capacità fisiologica di una sostanza (in questo caso, dell’unghia naturale) di legarsi all’umidità dell’ambiente che la circonda. Le unghie funzionano come delle spugne: assorbono molecole di idratazione sia dall’acqua che ricevono dall’esterno (mentre ci si lava le mani o si fanno il bagno o la doccia), sia dall’umidità dell’aria (che può variare anche di molto a seconda della stagione); di conseguenza, si seccano molto velocemente se la quantità di idratazione che ricevono non è adeguata, a causa, ad esempio, dell’aria più secca in inverno. Queste oscillazioni possono alterare anche di molto la forma e il volume della lamina ungueale. Succede così che un’unghia che era piatta e idratata in estate (quando, cioè, l’ambiente è più umido e caldo) diventi più secca e curva in inverno.
Gli sbalzi di idratazione influiscono molto sulla capacità di adesione dei prodotti e sono la principale causa dei sollevamenti.

chimica unghie 1
Unghia molto idratata  |  Unghia molto secca


qualche dato sulle unghie naturali

Le unghie naturali sono composte da:
• 70-80% di cheratina.
• 13-30% di particelle umide (liquido tissutale).
• 1,5% di lipidi (colesterolo)
• 0,5% di minerali (zinco, proteine, zolfo).
La quantità di minerali nelle unghie naturali è molto bassa e non ne condiziona la struttura.


CLASSIFICAZIONE

Possiamo dividere le unghie naturali in tre categorie in base alla loro idratazione:

Unghia naturale molto idratata
Caratterizzata dal 30-25% di idratazione.

Forma: estremamente piatta, spesso triangolare, molto brillante, sottile, flessibile.
Dà spesso problemi di sollevamento.

Unghia naturale normale
Caratterizzata dal 25-16% di idratazione.

Forma: non totalmente piatta ma neanche totalmente piegata.
Talvolta può dare problemi di sollevamento.

Unghia naturale molto secca
Caratterizzata dal 16-13% di idratazione.

Forma: piegata, con linee distali molto in evidenza, un’importante curva C naturale, dalla superficie molto dura; mostra spesso un’importante onicoressi; condizione tipica delle unghie “a pappagallo”.
Non dà problemi di sollevamento. 

Nell’unghia naturale, la cheratina si raggruppa in piccoli “fasci” lunghi al massimo 15 nanometri (per avere un’idea delle dimensioni, tieni presente che 1 millimetro equivale a 1 milione di nanometri). Questi fasci si intrecciano gli uni sugli altri a formare una fitta treccia, che diventa più spessa in corrispondenza della matrice e prosegue verso il bordo libero. I punti di incrocio dei fasci di cheratina, fittamente sovrapposti gli uni agli altri, costituiscono la struttura della lamina ungueale.
Tenendo a mente queste informazioni è più facile capire che è poco probabile rendere ruvidi i miliardi di piccoli fasci di cheratina invisibili che compongono la lamina con una lima o una fresa elettrica.
In fondo, l’adesione altro non è che un processo con cui allentare questi miliardi di microscopici fasci di cheratina e creare così un po’ di posto per farvi aderire i nostri prodotti.

Pauline Feinauer


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