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Le madri e i loro giudizi impietosi (ma veri!)

Le madri e i loro giudizi impietosi (ma veri!) (Seconda parte)

  • Nailpro

Parlavamo di quando mi improvviso onicotecnica personale di mia madre. Lei pensa che sia una fortuna che non abbia scelto questa professione, non perché non mi reputi abbastanza capace, ma perché a detta sua mi mancano i fondamentali della pazienza e della gentilezza verso la mia sfortunatissima cliente: lei. Io, dal canto mio, non augurerei a professionista vivente di incontrare mia madre dall’altra parte del tavolo da lavoro: sarebbe la peggior cliente della Terra! Un misto tra l’essere perennemente scomposti, distratti e muoversi troppo. “Mammina cara” (così la chiamo quando, nel bel mezzo del servizio nail, abbiamo oramai gli animi accesi), quando riesce a mettere la mano in lampada senza entrare in collisione all’imbocco o contro i fasci luminosi, ecco che però non tiene la mano piatta facendo leggermente “spostare” il composito (colpa anche del tavolo: per la rubrica “l’antiquariato la passione di papà”, il tavolo è un fratino di non so che diavolo di epoca, troppo alto per mamma e poco adatto a tenere mani comodamente appoggiate di piatto dentro la lampada). Insomma, essere la nail looker di mia madre è una specie di battaglia… La guerra si placa quando la mia mamma adorata, una volta che almeno tutte le strutture le abbiamo ultimate, mi domanda: “ti faccio un cappuccino?”. Lì mi sciolgo. Azzero tutta la mia irritabilità e torno la bambina della mamma. Amo il latte e adoro che qualcuno voglia “prepararmelo”, ma non è quello! In quel momento della pausa (tregua?), mentre l’ammonisco (tanto per cambiare) e le infilo i guanti e la lascio andare a fare un cappuccino per me e un caffè per lei, mi si riempie il cuore! Fare le unghie alla mia mamma e restare insieme tutto quel tempo è come un dono, pura meraviglia, sensazione di gratitudine sia per il tempo che trascorriamo insieme che per il gioco verbale che si innesca, per le chiacchiere leggere e divertenti, per i silenzi, per tutto. Perché non è vero che discutiamo e basta. Ridiamo, parliamo, ci raccontiamo, ci prendiamo in giro e poi (anche) ci “arrabbiamo” (io), e poi di nuovo ridiamo. Anche i silenzi con mamma sono belli, sono pieni, sono vita. Poi ricominciamo: io col mio tono da “contessa decaduta” le intimo di favorirmi la mano, lei mi guarda divertita e me la allunga… Alla fine le disegno qualche obbrobrio in accent nail e lei, che l’unica cosa che vorrebbe (se potesse scegliere) sarebbero due cristalli SWA, porta il mio decoro mostruoso come se fosse la gemma più bella (non sono una nailartist!). Sì, quando le faccio le unghie sono tirannica, ha ragione (la mamma ha sempre ragione… le farà piacere leggerlo), ma come ho detto non è il mio lavoro. È giusto che i servizi nail siano eseguiti dai professionisti, ma non alla mia mamma. A lei ci penso io e non lascerei questa mia cliente, per quanto impacciata, a nessun altro. Almeno fino alla prossima volta…

K.C.Z.

 

 

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