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Senza titolo. Nell'attesa, raccogliamo nuovi lemmi!

Senza titolo. Nell'attesa, raccogliamo nuovi lemmi! (1a parte)

  • Nailpro

Mai come adesso, non so dove sarò nei prossimi mesi. È un'incognita che ci accomuna tutti. Forse sarò (e saremo) ancora qui, chiusi ognuno nella propria casa. Attualmente è ancora l’unico modo che il mondo civilizzato o conosciuto ha per combattere il maledetto (del quale per disprezzo non voglio nemmeno citare il nome) e spregevole virus.

Ho iniziato e, se ancora esistesse la macchina da scrivere, avrei appallottolato e gettato nel cestino un’infinità di bozze. In tempi moderni è stato sufficiente schiacciare “canc” e in un secondo, senza nemmeno la poetica immagine della scrittrice tormentata, tutte le parole sono scomparse. E non solo dalla carta elettronica: stanno scomparendo anche dalla mia testa. Senza parole… è così strano, soprattutto per una persona loquace e quasi mai concisa come me (non mi sono presentata alla fila della distribuzione del “dono della sintesi”) e con l’autentica ossessione della ricerca del termine appropriato in grado di rappresentare al meglio il mio fulgido pensiero. Scrivo i miei pezzi con una distanza di 2, alle volte 4 mesi dalla loro pubblicazione. Molto spesso passa anche più tempo, specie se il tema che affronto mi prende la mano (entrambe le mani, le cui dita battono sulla tastiera su cui oramai con le mie unghie appuntite - a volte squoval, a volte mandorla gotica, a volte carré - sono riuscite a cancellare le letterine bianche…). In quei casi (devo essere onesta: praticamente tutte le volte!) non rispetto il limite editoriale giustamente imposto: i miei pezzi, per questa mia natura ampollosa, non sono mai di 2800 caratteri. È pura bontà dell’editor in chief (del capo insomma!), e grazie alla bravura di Vale in redazione che apporta chirurgici tagli che non stravolgono l’intero brano, se colta dal flusso creativo posso scrivere tutto senza limiti e censure, e poi le mie filippiche vengono divise in più puntate. Ma oggi per la prima volta è diverso. Credo che non servirà la forbice dell’editore, perché oggi sono decisamente improduttiva, non trovo stimoli, vocaboli, definizioni, espressioni. Mai come adesso, non so dove sarò nei prossimi mesi. È un’incognita che ci accomuna tutti. Forse sarò (e saremo) ancora qui, chiusi ognuno nella propria casa. Attualmente è ancora l’unico modo che il mondo civilizzato o conosciuto ha per combattere il maledetto (del quale per disprezzo non voglio nemmeno citare il nome) e spregevole virus: “NON farsi trovare”. Grazie o a causa del mio lavoro, lo smart working è una pratica alla quale sono già avvezza. I primi mesi è stato complicato: non essere fisicamente in un ufficio, non condividere in diretta scelte aziendali, il “comprendere a distanza”, ma poi con il tempo mi sono strutturata ottimamente e, credetemi, lavorare da casa è esattamente come lavorare in ufficio con i colleghi... (continua)
Raccolta parole inusitate: inusitato. [i-nu-si-tà-to] agg. Insolito, inconsueto - fulgido: [fùl-gi-do] agg. Che emana fulgore; risplendente, luminoso (è perfetto per le unghie!) - ampolloso: [am-pol-ló-so] agg. Caratterizzato dal gusto per un’espressione verbale solenne, ricca di amplificazioni, retoricamente ornata, magniloquente (senz’altro il mio preferito!).

 

#inogninumero, #Nailpro, #kcz, #NP_mag_giu_20


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