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5 regole della Podocuria di Ivano Brunello per mantenere sani i piedi

5 regole per piedi sani

  • Nailpro

 

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IL PRIMO CHE SI ALZA AL MATTINO E L'ULTIMO CHE VA A DORMIRE LA SERA: il piede è un attore cruciale del nostro benessere e come tale andrebbe trattato. Falsi miti, vecchie consuetudini e convinzioni errate fanno sì che, al contrario, dei piedi ci si prenda cura male o in modo sbagliato. Come correggere il tiro? Riflettendo con attenzione sul ruolo e sulla conformazione che la natura ha voluto dare ai piedi.

1. IL TAGLIO DELLE UNGHIE

Abbattiamo il "comandamento" che da sempre viene insegnato , di solito da chi non è nel settore, secondo cui le unghie andrebbero tagliate quadrate altrimenti si incarniscono. Nulla in natura è quadrato: se osserviamo la punta del dito di una mano dal lato del polpastrello, vediamo che la sua forma è stondata. Pensiamo agli uomini primitivi o anche solo a quelli di un paio di secoli fa, che non disponevano di forbici e tronchesine: le loro unghie si consumavano da sole, andando a stondarsi naturalmente con la crescita, appena superato il margine del dito. L'unghia, dunque, va tagliata cercando di assecondare il più possibile la sua naturale forma stondata. L'unghia quadrata non è naturale, ed è anche poco armoniosa esteticamente, benché la sua forma sia stata in voga per anni nelle ricostruzioni perché particolarmente resistente.
L'educazione al corretto taglio delle unghie andrebbe insegnata prima di tutto alle mamme, che dovrebbero evitare di tagliare le unghie ai figli fino ai 5-6 anni d'età, lasciando che si consumino da sole. A chi ribatte che, se non tagliate, le unghie dei bambini si incarniscono, suggerisco di evitare le tutine, che con il movimento e la veloce crescita in lunghezza nei primi mesi e anni di vita lasciano poco spazio all'alluce per muoversi liberamente, esercitando una costrizione. Va notato poi che il taglio con le forbicine rende le unghie dei bambini affilate come lame, aumentando il rischio di graffi involontari.

2. LA SCARPA

La scelta delle calzature è un aspetto fondamentale per il benessere del piede, e andrebbe fatta ascoltando "lui", e non ascoltando "noi". Quando una donna si prova delle scarpe in un negozio, lo fa pensando alla gonna o alla borsa a cui abbinarle, e poi si specchia: la cosa più importante, per lei, è vedere come la scarpa le stia, diversamente dagli uomini che ne valutano prima di tutto la comodità. La scarpa è diventata l'accessorio femminile per eccellenza, e questo è un fatto incontrovertibile. Attenzione però: se non si vuole avere male ai piedi, il comportamento d'acquisto andrebbe rivoluzionato.
Innanzitutto, la scarpa va provata (ed eventualmente comprata) nel tardo pomeriggio, verso le 18-18.30. Qualsiasi organo sottoposto a un movimento aumenta di volume: lo stesso vale per il piede. Camminando, correndo, salendo e scendendo le scale, lavorando, verso l'ora di pranzo si è già preso da un mezzo numero a un numero in più; alla sera, il piede può essersi allungato anche di due numeri. Un'esagerazione? Niente affatto: un numero di scarpa corrisponde ad appena 6 millimetri, due numeri quindi a poco più di un centimetro. Eppure, convincere una donna ad acquistare scarpe di un numero o due più grandi è una vera impresa, perché ha la naturale tendenza a rimanere legata al numero del primo paio di scarpe comprato da ragazzina.
Quando acquistiamo delle scarpe nuove (chiuse: stivaletti, stringate, scarpe da ginnastica...), dovremmo attenerci alla vecchia regola della nonna: infilare la scarpa, legarla, sollevare l'alluce e verificare che ci sia almeno un pollice di distanza davanti. Quello spazio vuoto rappresenta l'excursus che fa il nostro piede in avanti durante il movimento. Questo non vale ovviamente per le décolleté, che per la loro particolare conformazione lasciano scoperti 4/5 di piede, e quindi, affinché non scappino, si indossano di due numeri in meno rispetto al numero reale. L'errore di molte donne è quello di "scambiare" questi due valori, finendo per acquistare le scarpe chiuse dello stesso numero a cui sono abituate a comprare le décolleté; per fare un esempio, se di queste ultime si acquista solitamente un 38, di tutte le scarpe chiuse bisognerebbe acquistare un 40.

3. I TRATTAMENTI IN ISTITUTO

In cabina il piede va coccolato con una pedicure a regola d'arte, che io ho chiamato podocuria: un vero e proprio prendersi cura del piede. Quindi procediamo con il taglio corretto delle unghie e delle cuticole - attenzione, non di tutte le cuticole, che sono un'importante guarnizione antibatterica, antimicrobica e antimicotica, ma solo della parte in eccesso: un taglio troppo "zelante" di queste piccole appendici rischia di provocare onicolisi, perionissi, onicomadesi e molti altri problemi. Ricordiamoci, in fase di pedicure, che le mani vengono mostrate, mentre i piedi vengono prima di tutto utilizzati. Un parte fondamentale del trattamento in istituto è rappresentata poi dall'educazione del cliente al corretto approccio alla salute del piede, a partire da quanto abbiamo detto sulla scelta delle calzature, fino all'adeguato mantenimento domiciliare.

4. L'AUTOCURA A CASA

A casa i piedi vanno lasciati liberi, il più possibile scalzi, non vincolati dentro le pantofole. E poi vanno coccolati. Come? Consiglia alla cliente di prendere una pentola e di farci bollire dell'acqua a cui avrà aggiunto della salvia, della coda cavallina, del rosmarino, della malva, del bicarbonato; quando si sarà raffreddata fino a temperatura ambiente - mai troppo calda! - sarà perfetta per il pediluvio. Questo è per me un vero comandamento: l'acqua giusta per i piedi è l'acqua "stupida", né fredda né calda, quella che si usa per il bagnetto dei neonati
E poi le creme, ma non quelle a base di canfora o di mentolo che propongono da sempre i marchi blasonati. La crema per i piedi dovrebbe godere della stessa ricchezza formulativa delle creme per il viso, a cui si riserva sempre il triplo dell'attenzione - benché il viso non faccia niente tutto il giorno, a differenza dei piedi. Scegliere la crema giusta non è difficile: il piede o è umido, sudato, "emozionale" - e per questo ho creato trentacinque anni fa uno spray a base alcolica che oggi sta andando per la maggiore -, oppure è secco - e per il mio prodotto di punta, la crema Fior di Pelle, sono partito da una vecchia ricetta di mia nonna, olio e limone sbattuti. Tutti i prodotti che propongo rubano saperi antichi e beneficiano di ciò che ho imparato girando il mondo: dall'Africa ho portato ad esempio il timo che, unito a polvere di pomice, pioppo nero e menta acquatica, ha dato vita al primo peeling al mondo che non va risciacquato - per la cabina e per casa.

5. I LIMITI DA NON SUPERARE

Quello tra estetica e podologia è un confine da non superare: la mia podocuria non intende infatti la "cura" come qualcosa di medico. L'estetista non deve essere invasiva, bensì deve occuparsi, appunto, dell'estetica del piede, il che significa fare una manicure al piede. Questa è podocuria. E poi si va di micromotore, levigando tutte le zone che hanno ispessimenti epidermici (contenuti) come una volta si faceva, semplicemente, con la raspa. Tutto quello che non ci compete, invece, va indirizzato al podologo, o ad altro specialista di riferimento.

 

Dr. Ivano Burello

 

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