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L'architettura dell'unghia ricostruita

L'architettura dell'unghia ricostruita

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QUANDO SI TRATTA DI RICOSTRUZIONE UNGHIE, BISOGNA SEMPRE PARTIRE DAL PRESUPPOSTO CHE L’UNGHIA RICOSTRUITA NON PUÒ ESSERE SOLO BELLA O SOLO RESISTENTE: dobbiamo considerare questi due attributi come se fossero uno solo. Un’unghia ricostruita estremamente sottile, infatti, può essere esteticamente gradevole ma non sarà mai resistente, mentre un’unghia di notevole spessore può essere sì molto resistente, ma non sarà certamente bella - senza contare che anche un’unghia spessa, se non realizzata correttamente, può rivelarsi estremamente fragile. Questo discorso vale anche per il posizionamento dell’apice, oltre a tutte le altre caratteristiche che andremo ad analizzare.
Per comprendere più facilmente quanto sia importante realizzare una corretta struttura, pensate alla costruzione e all’architettura di un edificio: grande o piccolo che sia, se i muri portanti non sono edificati e posizionati correttamente di sicuro non durerà a lungo. Inoltre, vale la pena sottolinearlo ancora una volta, un edificio esteticamente molto bello vale poco se è costruito su fondamenta fragili.
Una corretta ricostruzione, per rispondere contemporaneamente ai requisiti di bellezza e resistenza, deve rispettare tre caratteristiche fondamentali: bilanciamento, curva C e arcatura. Conoscere e rispettare questi parametri è cruciale per la buona riuscita di qualunque ricostruzione, e per la soddisfazione della cliente.

1. IL BILANCIAMENTO

L’unghia ricostruita deve avere una struttura correttamente bilanciata per poter resistere ai piccoli urti quotidiani senza sollevarsi o rompersi. Per spiegare meglio dove posizionare l’apice della nostra struttura per ottenere un corretto bilanciamento utilizzeremo come esempio un noto gioco per bambini.

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In questa illustrazione i bambini posti alle estremità dell’asse e a parità di peso sono correttamente bilanciati rispetto al perno centrale (fulcro), ossia al punto su cui agisce il movimento. In caso di unghie ricostruite si deve considerare che un lato è adeso all’unghia naturale, mentre il lato del margine libero è esposto, nell’uso quotidiano delle mani, a pressioni e/o piccoli urti.

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La situazione dell’unghia ricostruita è più simile a questa immagine: un solo bambino, posto sul margine libero, che rappresenta gli stimoli e i piccoli sforzi a cui l’unghia è quotidianamente sottoposta.

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La corretta proporzione per realizzare unghie da salone è di 2/3 di lunghezza assegnati al corpo (letto ungueale) e 1/3 assegnato al margine libero (estensione). Rispettando questa proporzione il fulcro si troverà a metà della lunghezza totale, ovvero sul letto ungueale. Il fulcro coincide con il punto di massimo stress a cui l’unghia è sottoposta.

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In mancanza di un adeguato bilanciamento, le continue pressioni a cui il margine libero è sottoposto portano a due inevitabili conseguenze. Nel migliore dei casi l’adesione tra gel e unghia naturale viene meno, portando a un sollevamento del prodotto nella zona del contorno cuticole.

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Nel peggiore dei casi, è possibile che la ricostruzione si rompa. Quando accade, il punto di rottura corrisponde al punto di stress dell’unghia naturale e la spaccatura si presenta come una linea orizzontale. Spesso il prodotto rompendosi provoca lesioni anche all’unghia naturale e ai tessuti sottostanti. Il dolore è notevole.

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Per evitare gli errori visti nelle precedenti immagini occorre bilanciare le pressioni che il margine libero subisce con una solida struttura posta all’opposto. Nell’immagine qui sopra, il bilanciamento è rappresentato con una “pallina” di prodotto posta sulla sinistra del punto di leva, oltre che in corrispondenza del punto di massimo stress. In questo modo otterremo un’unghia perfettamente bilanciata e una struttura solida fino a 3-4 settimane quando, inevitabilmente, dovremo effettuare il refill e bilanciare nuovamente la struttura, che con la crescita dell’unghia naturale si sarà trascinata verso il margine libero.

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Il prodotto va livellato uniformemente su tutta l’unghia lasciandone una quantità maggiore a bilanciare la struttura e rafforzare il punto di massimo stress (ovvero in corrispondenza della “pallina” della precedente immagine).

 

2. LA CURVA C

La curvatura “a C” è quell’arco che vediamo osservando frontalmente l’unghia ricostruita. Dobbiamo immaginare la forma di un cilindro sezionato in orizzontale.

 

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La corretta curvatura a C contribuisce a rendere più resistente la ricostruzione in caso di traumi frontali (come vedremo tra poco). Inoltre, migliora notevolmente l’estetica dell’unghia, rendendola snella e sfilata, come si può notare nella vista dell’unghia dall’alto.

 

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Come si osserva in questa seconda immagine, una curva C solamente accennata se non completamente assente portano a una maggiore fragilità della struttura e a un evidente peggioramento dal punto di vista estetico. Si veda la vista dall’alto: rispetto a quella precedente, l’unghia appare decisamente più larga e tozza.

 

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Per capire meglio la resistenza offerta dalla curvatura a C possiamo fare una piccola prova con un foglio. Prendiamo un foglio di carta, manteniamolo dritto e steso e urtiamolo su una superficie piana (immagine di sinistra): il foglio si piegherà molto facilmente. Facciamo la stessa cosa ma tenendo il foglio incurvato, così che appaia come un mezzo cilindro (immagine di destra): noteremo che il foglio resiste maggiormente all’urto, e per piegarlo/danneggiarlo dovremo esercitare una forza maggiore.

 

3. L'ARCATURA

Per arcatura dell’unghia ricostruita si intende una corretta distribuzione degli archi sia in orizzontale che in verticale.

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Gli archi principali dell’unghia ricostruita sono due: quello centrale verticale e quello centrale orizzontale. Questi due archi dividono l’unghia in parti uguali, sia in senso verticale che in senso orizzontale. Il punto d’incontro di questi due grandi archi è l’apice. L’apice corrisponde al punto di massima arcatura. Da questi due archi si estendono, in entrambe le direzioni e su entrambi i lati, una concorrenza di archi che vanno via via assottigliandosi verso le estremità. Questa armoniosa e regolare distribuzione degli archi garantisce stabilità e resistenza. Inoltre lo spessore, sia nella zona prossimale che in quella distale dell’unghia ricostruita, sarà sottile e leggero, ma nonostante questo la struttura sarà in grado di assorbire l’onda d’urto e distribuirla in lunghezza, evitando rotture e sollevamenti.

 

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Se invece la realizzazione della struttura presenta degli avvallamenti, gli archi si interrompono rendendo l’unghia ricostruita, oltre che esteticamente brutta, fragile e soggetta alla rottura in corrispondenza dell’avvallamento.

 

Tiziana Bellini

 

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