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Ecco cos'è la Sindrome del Tunnel Carpale e come fermarla sul nascere

Il polso della situazione

  • Nailpro

Fare le unghie a Heidi Klum per la copertina di Cosmopolitan Germania avrebbe dovuto essere un’esperienza indimenticabile per Destinee Handly. Le cose, però, sono andate diversamente: a fine giornata, la NailArtist si è ritrovata a piangere per il dolore lancinante che sentiva alle mani, un dolore tanto forte da non riuscire a muovere il pollice, completamente intorpidito. Il dolore di Destinee ha un nome: si chiama sindrome del tunnel carpale, o CTS (“Carpal Tunnel Syndrome”), una condizione patologica causata dalla compressione del nervo mediano che corre nella mano. Già in passato, per Destinee, fare le unghie era stato causa di dolore alle mani, ma mai così tanto come sul set di Cosmopolitan; dopo quello shooting, è stata costretta a stare lontana dal tavolo da manicure per molti mesi prima di rimettersi del tutto. Benché la sindrome colpisca meno del 5% della popolazione, a soffrirne sono soprattutto le donne (con un’incidenza tre volte superiore rispetto agli uomini). L’impegno fisico richiesto da alcune professioni - come quella dell’onicotecnica - rischia di esacerbare questa condizione. Va detto che non esistono evidenze scientifiche a sostegno del fatto che la CTS sia provocata direttamente da certi movimenti delle mani; il rischio che un’onicotecnica sviluppi la patologia rimane comunque alto. Ecco, quindi, qualche consiglio per prevenirla.

Cose da sapere

  • In Italia, la sindrome del tunnel carpale (o CTS) colpisce circa il 3.8% della popolazione totale.
  • Anche se molti associano la patologia al lavoro al computer, la condizione è 3 volte più comune tra le persone che lavorano in catena di montaggio rispetto a chi si occupa di data entry.
  • La CTS si manifesta solitamente tra i 30 e i 60 anni.
  • Il disturbo può essere diagnosticato e trattato da un medico di base oppure da un ortopedico, un reumatologo, un neurologo o un fisioterapista.

Capire la sindrome

Alla base della sindrome c’è una sofferenza del nervo mediano, uno dei principali nervi che corrono nella mano e che ne comanda il movimento; la compressione di questo nervo causa intorpidimento e tremori a pollice, indice, medio e parte dell’anulare. Il nervo mediano attiva anche il muscolo che fa muovere il pollice il quale, in caso di sindrome acuta, rischia di indebolirsi in modo anche serio. Malgrado molte persone abbiano sentito parlare di tunnel carpale e dei disturbi a esso collegati, questa patologia viene spesso “fraintesa”: non è raro che ci si convinca di soffrirne sulla base di un semplice dolore al polso. Dolore che, tra l’altro, non fa neanche parte dei sintomi tipici della malattia! Ciò che contraddistingue la sindrome, come detto, è la compressione di uno specifico nervo, che ostacola il normale approvvigionamento di sangue allo stesso. Ma cos’è a causare questa compressione?
Il nervo mediano scorre, insieme ai tendini flessori che ci permettono di muovere le dita, all’interno di un “tunnel” formato da una serie di ossa (le “ossa del carpo”) e da un grosso legamento (il “legamento trasverso del carpo”). Un aumento di pressione all’interno di questo tunnel, di qualsiasi natura esso sia, provoca una sofferenza del nervo mediano, dando origine ai sintomi tipici della sindrome. Alcune cause tipiche di pressione del nervo sono, ad esempio, un gonfiore al tendine, un ispessimento del legamento o persino una particolare posizione della mano che, riducendo lo spazio all’interno del tunnel, finisce per schiacciare i vasi sanguigni che portano sangue al nervo causando paralisi, formicolio e dolore.

Chi è a rischio?

La sindrome del tunnel carpale colpisce con più facilità soggetti in sovrappeso, donne in gravidanza o persone che soffrono di diabete, artrite o patologie tiroidee. Alcuni sembrano geneticamente predisposti a sviluppare la condizione, che avrebbe quindi anche una componente ereditaria. Pare proprio che anche il mestiere che si svolge possa incidere sulla probabilità di sviluppare la CTS: tra le professioni a rischio troviamo i trivellatori di cave o di rocce, i falegnami, i manovratori di martelli pneumatici, i dentisti e gli orafi che usano attrezzature che emettono vibrazioni, gli operai di fabbrica o di catena di montaggio e, ovviamente, le onicotecniche. Quello che hanno in comune queste professioni è il fatto di richiedere una certa serie di movimenti ripetitivi: chiunque sia costretto a usare ripetutamente le mani per stringere, pizzicare o battere con forza, ad esempio, ha una probabilità maggiore di sviluppare la sindrome.
Più ancora che ai movimenti effettuati dalle mani, è a quelli del polso che si deve fare caso. Alcuni studi hanno dimostrato che tenere il polso in una posizione innaturale o scorretta in modo ripetuto e prolungato (per almeno 20 ore alla settimana) genera un reale incremento del rischio di sviluppare la CTS. Posizioni sbagliate ed “estreme” aumentano sicuramente il rischio che un’onicotecnica sviluppi la sindrome: non sono poche quelle che, ad esempio, sono abituate ad afferrare con forza lime e pennelli, che sono a tutti gli effetti degli strumenti di precisione. La stessa cosa stava succedendo a Destinee, la protagonista della storia citata in apertura: la mano dolorante non era quella con cui stendeva il colore, bensì quella “di supporto”, ovvero quella impegnata a reggere il boccettino di smalto e a mantenere contemporaneamente ferme le dita della cliente. Anche il dover stare seduta per molte ore ha fatto (e fa) la sua parte: la posizione seduta limita infatti la circolazione sanguigna.
Per tenere saldamente il tappo/pennellino di uno smalto, usare la fresa o spingere indietro le cuticole bisogna usare molti piccoli muscoli in modo intenso e ripetuto; per questo, una sindrome allo stadio avanzato non solo impedisce di lavorare sulle unghie, ma rende anche estremamente difficoltose azioni semplici come scrivere a mano o al computer.

Agire in modo proattivo alla comparsa dei sintomi può essere di grande aiuto nel ridurre l'impatto della patologia.

Segnali e sintomi

Nelle fasi iniziali della patologia, i primi sintomi - ovvero rigidità, intorpidimento o formicolio delle dita - sono leggeri e passeggeri. Compaiono solitamente di notte, perché la maggior parte di noi tende a dormire con i polsi piegati, schiacciando così i nervi. Uno dei campanelli d’allarme che segnalano la progressione della CTS è quando i sintomi cominciano a comparire anche di giorno.
Chi soffre di CTS potrebbe avvertire anche bruciore o dolore all’altezza di pollice, indice, medio e anulare; se la situazione peggiora, questo dolore può estendersi all’avambraccio e spingersi fino alla spalla. Se il disturbo persiste ma viene trascurato, con il tempo c’è il rischio che si verifichino dei danni permanenti come rigidezza di alcune dita, debolezza muscolare e perdita di prontezza dei riflessi della mano. Tutte cose di cui qualunque onicotecnica non può certo fare a meno. Le conseguenze più gravi possono essere l’incapacità di tenere la presa di certi oggetti, facendoli cadere, difficoltà ad allacciare i bottoni e problemi a compiere un’infinità di altre azioni che diamo per scontate. Se non viene trattata correttamente, la sindrome può provocare addirittura la perdita di sensibilità nel pollice, nell’indice, nel medio e/o nell’anulare, oppure causare un’atrofia permanente di uno dei muscoli del pollice.

Prevenzione e trattamento

Dal momento che la sindrome del tunnel carpale sembra avere una forte componente ereditaria, non si può fare molto per prevenirla efficacemente se non tenere sotto controllo i principali fattori di rischio (come il diabete o l’obesità). Agire in modo proattivo alla comparsa dei primi sintomi può essere di grande aiuto nel ridurre l’impatto della patologia.
Se ti accorgi di provare regolarmente formicolii alle mani e di avere spesso le dita intorpidite, consulta prima di tutto il tuo medico di fiducia, che valuterà se il nervo mediano stia lavorando correttamente e quanta forza riescano a generare i muscoli intorno al pollice. Prima si riesce a identificare la sindrome, più è facile trattarla e avere riscontri positivi.
Quando la CTS si trova ancora nelle sue fasi iniziali, il primo passo è quello di munirsi di un tutore per il polso, da indossare quando si lavora per mantenere il nervo mediano in una posizione “confortevole”. Il tutore aiuta a mantenere il polso dritto, massimizzando così lo spazio per il nervo all’interno del tunnel carpale. Per ridurre temporaneamente l’infiammazione, che fa peggiorare la CTS, alcuni medici prescrivono dell’ibuprofene o delle iniezioni di cortisone, o consigliano ai propri pazienti di consultare un fisioterapista che possa insegnare loro degli esercizi specifici. Se niente di tutto questo funziona, l’unica opzione che rimane è l’operazione chirurgica. Il recupero è in genere abbastanza contenuto - alcune onicotecniche tornano a lavorare già dopo una o due settimane - ma, naturalmente, le tempistiche variano sensibilmente da caso a caso.
Benché l’efficacia delle terapie alternative per alleviare il dolore connesso alla CTS non sia dimostrata né dimostrabile, Destinee e molte altre onicotecniche hanno trovato sollievo e riscontrato miglioramenti ricorrendo a rimedi naturali. Desinee stessa racconta di aver accelerato il proprio recupero grazie allo “yoga per surfisti”, le cui posizioni non caricano sui polsi ma vanno eseguite sugli avambracci o in piedi. In effetti, lo yoga è stato inserito dal National Institute of Health americano tra le pratiche capaci di alleviare il dolore e di migliorare la forza prensile delle persone affette da CTS.
Lo stretching, l’agopuntura e i massaggi mirati sono altri metodi non farmacologici che riscuotono un buon successo tra chi è colpito dalla sindrome: tutti i muscoli dell’avambraccio usati da un’onicotecnica sono connessi al gomito e alla spalla, e una massaggiatrice in gamba può aiutare ad alleviare sia la pressione sul nervo che il fastidio da essa provocato.

 

Virginia Pelley

 

 

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