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Mali Estremi

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Il corpo umano è una macchina altamente reattiva: quando fa caldo, suda; quando fa freddo, ha i brividi; quando si sente minacciato rilascia l’ormone adrenalina, che manda su di giri il sistema circolatorio e quello nervoso. Anche se queste risposte sono alquanti prevedibili, non tutti i corpi funzionano allo stesso modo: alcuni, infatti, reagiscono agli stimoli interni o esterni in modo a dir poco esagerato. È questo il caso del fenomeno (o “sindrome”) di Raynaud, una particolare condizione che ogni onicotecnica dovrebbe conoscere. Il fenomeno di Raynaud colpisce soprattutto le dita di mani e piedi, che diventano bianche o blu, gonfie, insensibili e formicolanti come reazione ad alcuni fattori scatenanti quali le basse temperature o lo stress. Sebbene la condizione non sia invalidante, gli attacchi possono essere accompagnati da un dolore anche molto acuto, tanto che spesso chi ne soffre si trova costretto a dover modificare il proprio stile di vita per mitigarne gli effetti. Per un’onicotecnica, quindi, è molto importante capire quando una cliente presenta i sintomi di questo disturbo, così da sapere cosa fare e cosa non fare per metterla a proprio agio durante il servizio.

Cose da sapere

  • Si stima che circa il 3-5% della popolazione soffra del Fenomeno di Raynaud.
  • La probabilità di soffrirne è di nove volte maggiore per una donna rispetto che per un uomo.
  • Solo il 20% circa delle persone colpite dal Fenomeno di Raynaud sanno che esiste una spiegazione medica per il dolore e il malessere che provano.
  • Nel 90% dei casi, il Fenomeno di Raynaud è di tipo primario (non associato, cioè, ad altre patologie preesistenti).

Il Mistero di Raynaud

Il fenomeno di Raynaud, identificato per la prima volta dal medico francese Maurice Raynaud a metà del 1800, viene solitamente diviso in due categorie: “primario”, ovvero non associato a condizioni patologiche preesistenti, e “secondario”, quando cioè la comparsa del fenomeno è una prima avvisaglia di una malattia autoimmune in corso. La maggior parte dei casi di Raynaud è di tipo primario, che è anche quello che un’onicotecnica vede più spesso in salone. Fisiologicamente parlando, un attacco di Raynaud non è altro che un drastico tentativo del corpo di autoproteggersi da uno stimolo troppo intenso: sentendosi minacciato dal freddo estremo - o da una situazione di stress -, il corpo ordina ai capillari venosi di mani e piedi di chiudersi, in modo da proteggere gli organi vitali inviando loro maggiori quantità di sangue. Nelle persone che non soffrono di Raynaud, una reazione del genere ha luogo con temperature abbondantemente inferiori allo zero, o con una pistola puntata alla tempia; per chi ne soffre, invece, il cambiamento di colore e i malesseri si manifestano già sotto i 20 °C o dopo una brutta giornata al lavoro. Anche se i suoi sintomi sono facilmente identificabili, l’origine del disturbo rimane tuttora un mistero: ecco perché si parla più spesso di “fenomeno” che non di “sindrome”. Quello che sappiamo per certo è che può manifestarsi in qualunque gruppo etnico e che colpisce più le donne degli uomini. Sebbene, poi, non ci siano prove scientifiche che ne dimostrino il carattere ereditario, in molte famiglie ne soffre più di un componente. Non è chiaro, però, se la connessione familiare sia dovuta semplicemente a una maggior conoscenza della condizione (che la rende quindi più facilmente riconoscibile) o se si tratti di vera e propria ereditarietà.

Riconoscere il disturbo

Il fenomeno di Raynaud è una condizione non molto conosciuta, non è una malattia mortale e solo raramente diventa debilitante: ecco perché la maggior parte delle volte non viene neanche diagnosticata. Di conseguenza, molte persone soggette al fenomeno non sanno che esiste una spiegazione medica per i loro malesseri e non ricercano una terapia per porvi rimedio. La diagnosi del medico si basa spesso sulla descrizione che il paziente dà del cambio di colore e del malessere che prova quando si espone alle basse temperature. Chiunque noti i sintomi del fenomeno di Raynaud dovrebbe consultare il proprio medico per accertamenti, perché le complicazioni, anche se molto rare, possono essere gravi. Tra queste troviamo ulcere alle dita, danni permanenti ai capillari venosi e, nei casi più estremi, la cancrena o la perdita del dito colpito.

"Mantenere idratata l'area colpita aiuta a evitare che sulla pelle, più sensibile e dolorante dopo un attacco, si creino screpolature e spaccature."

Benché non esistano medicinali specifici per prevenire o arrestare un attacco di Raynaud, è stato clinicamente dimostrato come alcuni calcio-antagonisti aiutino a diminuirne l’intensità; inoltre, antibiotici topici e gel, pomate o cerotti a base di nitroglicerina aiutano a contrastare la formazione di ulcere sulla pelle che, nel peggiore dei casi, rischiano di infettarsi. Se si sospetta un caso di Raynaud, il medico potrebbe prescrivere un’analisi del sangue per capire se il fenomeno sia causato da una patologia non diagnosticata. In caso negativo, l’unica terapia possibile consiste nell’apportare dei piccoli adattamenti al proprio stile di vita per minimizzare il rischio di attacchi, come evitare di esporsi a temperature troppo basse, indossare abiti pesanti e imparare a gestire lo stress. Buona norma sarebbe anche smettere di fumare: il fumo riduce il diametro dei capillari sanguigni e c’è il rischio che aumenti la frequenza degli episodi. Esistono diverse associazioni (tra cui l’AILS - Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia ONLUS) che offrono molti altri consigli utili per una “convivenza pacifica” con il fenomeno di Raynaud. Fortunatamente, però, la maggior parte delle persone colpite sperimenta manifestazioni leggere del disturbo, che possono essere limitate con semplici misure dettate dal buon senso.

Il conforto del Nail care

Sapere che una cliente soffre di Raynaud può esserti utile: ci sono molte cose che puoi fare per darle sollievo e aiutarla a tenere lontani gli attacchi. Un motivo in più per far compilare a tutte le tue nuove clienti un questionario sulla loro storia clinica! Cosa fare, però, se la cliente non sa di soffrire di Raynaud? Ovviamente non è compito tuo fare diagnosi, ma se noti che le sue mani sono stranamente fredde prova ad accennarglielo con le dovute cautele. Chiedile anche se ne ha mai parlato con il proprio medico: potrebbe soffrire spesso di mani fredde e doloranti (soprattutto in inverno) e pensare di avere l’artrite quando, invece, si tratta proprio di Raynaud! Con una cliente che soffre di Raynaud, devi fare attenzione ad alcuni dettagli. Primo fra tutti, la temperatura: bastano un ambiente non ben riscaldato o un maniluvio troppo freddo per scatenare un attacco. Prediligi i trattamenti a base di paraffina, che aiutano a veicolare il calore in profondità, oppure cerca di stimolare la circolazione sanguigna: un buon modo per riuscirci è impiegare dei prodotti a base di L-arginina, un noto vasodilatatore. Anche eseguire un massaggio ha indubbi benefici: sviluppa calore, aumenta il flusso sanguigno e aiuta a rilassarsi - a patto, però, che sia eseguito con delicatezza. Non massaggiare direttamente le dita, ma frizionale con gentilezza (evitando lo spazio tra un dito e l’altro) aiutandoti con una lozione. Un’accortezza meno ovvia, ma altrettanto importante, è mantenere idratata l’area colpita, così da evitare che sulla pelle, più sensibile e dolorante dopo un attacco, si creino screpolature e spaccature. Gli oli sono gli umettanti ideali, non solo per il loro potere idratante, ma anche perché aiutano a trattenere meglio il calore all’interno della pelle. In salone, quando usi una lozione su una cliente con Raynaud, assicurati che sia sempre a temperatura ambiente o leggermente riscaldata (anche in estate).

"Non ci sono motivi particolari per cui non dovresti trattare una cliente che soffre di Raynaud; potrebbero, però, essere necessarie alcune correzioni al servizio."

Per adattare un trattamento standard alle esigenze di una cliente con Raynaud sono sufficienti pochi, semplici accorgimenti: prima di iniziare una manicure, chiedi alla cliente di lavarsi le mani con abbondante acqua calda (almeno per un paio di minuti) e, quando ha finito, avvolgile prima in un telo umido, poi in un telo asciutto. In caso di pedicure, invece, inizia detergendo i piedi della cliente con un gel antibatterico, poi sistemali su uno scaldapiedi ricoperto da un telo umido e adagia sui piedi un secondo telo asciutto; tra un passaggio e l’altro, fai sempre rimettere alla cliente i piedi sullo scaldapiedi e coprili con il telo asciut - to. Fai la stessa cosa durante la manicure, usando uno scaldamani. In entrambi i casi, opta per una procedura a secco: regolare correttamente la temperatura dell’acqua per il maniluvio o il pediluvio, in questi casi, non è affatto semplice. Non ci sono motivi particolari per cui non dovresti trattare una cliente che soffre di Raynaud; potrebbero, però, essere necessarie alcune correzioni: se ha la pelle sensibile o noti delle ulcere, ad esempio, accorciare le unghie o rimuovere le cuticole potrebbe essere doloroso, ma un delicato massaggio e un bagno di paraffina possono fare miracoli. In fin dei conti, sta a te usare istinto ed esperienza per lavorare al meglio con queste clienti. Se saprai riconoscere correttamente i sintomi, allora sarai anche in grado di capire quali siano i passaggi del servizio sui quali insistere e quelli che, eventualmente, sarà preferibile evitare.

 

Linda Kossoff

 

 

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