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Agli uomini piacciono le str...? Allora diventiamolo! (O no?) (Seconda parte)

  • Nailpro

Ispirate dalle dinamiche amorose malate, tristemente note a tutti, dove “chi meno ama è il più forte, si sa” (Ferradini, “Teorema”), stiamo seriamente ragionando di trasformarci in str... e, dallo scorso numero, stiamo seguendo le regole da adottare. L’ultima era economizzare l’ascolto: palesando la vostra noncuranza lo terrete perennemente sulle spine. Non è sufficiente non rispondere e mostrarsi apatiche al limite dell’insofferenza, egoiste e negative, no, dovete inoculare quotidianamente un filo di “veleno dell’insicurezza”, mostrandovi costantemente titubanti e indecifrabili. La prossima direttiva è: gestite chirurgicamente le emozioni che provate, e presentatele con lo sconto dal 50 al 70%. Per 59 minuti dovrete trattarlo con misura: affettuosità quanto basta (tipo le ricette) mista a ritrosia. Il pollo si cuocerà nella sua acqua... garantito. Al 60° e ultimo minuto, assestategli una frase o un atto d’amore esplicito e immediatamente dopo abbandonatelo. Vi telefonerà: non rispondete. Vi scriverà: idem. Tanto anche a lui, come purtroppo alla maggior parte delle “donne attratte dal baratro”, piace fluttuare in questo limbo masochistico della più fosca incertezza. Letteralmente ci sguazza. Anzi, vi dico di più, se anche ad un certo punto vi presentaste vere e spontanee, traboccanti d’amore, lui forse andrebbe in crisi! Gli mancherebbe troppo il vostro lato str... così amato e spasimato! Riflettendo sulla “parte debole”, quella che insegue e letteralmente vive sulla graticola amando non riamato/a (in egual misura, in modo paritario, con lo stesso trasporto, diciamo), non a caso mi sovviene che esiste la “sindrome di Stoccolma”, sintomatologia non inserita in nessun sistema internazionale di classificazione psichiatrica e non codificata in nessun manuale di psicologia; nominata soltanto in un ridotto numero di studi scientifici (ritenuta comunque un caso particolare di legame traumatico fra due persone dove uno detiene il potere, “carnefice”, e l’altro subisce in modo passivo, “vittima”), è quella particolare condizione psicologica, appunto, per cui il soggetto affetto dalla sindrome, anche se maltrattato, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore, che può evolversi fino all’amore e fino alla totale sottomissione volontaria. E tutto questo accade in maniera del tutto irrazionale! È così che si sancisce proprio quel legame squilibrato fra due persone, dove una gode di una posizione di potere nei confronti dell’altra... Praticamente quello di cui stiamo parlando. Ma detto questo... siete sicure di voler continuare e di volervi davvero trasformare in str...? Se la risposta è si (sempre ammesso che sia possibile “cambiare pelle”, se non si ha quell’indole), appuntamento al prossimo numero per continuare a snocciolare le regole della trasformazione.

 

K.C.Z.

 

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