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Viaggio dalla nascita dello smalto alla manicure moderna

Tip-Tastic: dalla nascita dello Smalto alla Manicure moderna

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Oggi la manicure è un'irrinunciabile accessorio di bellezza per celebrità e donne comuni, ma le sue radici affondano in epoche lontane. Lo smalto, in forma di tintura o “lacca” per unghie, è in circolazione da almeno tremila anni. In Cina, durante la dinastia Ming, era composto da un mix di cera d’api, bianco d’uovo, gelatina, tinte vegetali e gomma arabica, e le persone di rango reale lo preferivano in tonalità metalliche come l’oro e l’argento. Unghie molto lunghe, spesso protette da vere e proprie “corazze” gioiello, erano un ulteriore segnale di ricchezza e benessere: dopotutto, chi avrebbe potuto lavorare nei campi con quelle lunghezze estreme? Tra i ceti più elevati degli antichi Egizi, invece, si utilizzava l’henné per dipingere le unghie.
Saltiamo al 1922: sulla strada principale di Atlantic City campeggia un manifesto pubblicitario dei trattamenti per unghie e cuticole targati Cutex. Pionieri del settore, Cutex e Glazo propongono la prima nuance rosata di smalto intorno al 1924. Più tardi, nel 1924, Revlon lancia sul mercato i suoi primi smalti in varie tonalità di rosa e di rosso.
Più tardi, nel 1932, Revlon lancia sul mercato i suoi primi smalti in varie tonalità di rosa e di rosso. Poi, il richiamo irresistibile di Hollywood. Nel 1934, Joan Crawford sfoggia una moon manicure in rosso nel film “Incatenata” (“Chained”), in cui recita al fianco di Clark Gable. La strada che porta fino al nail look scintillante di Cardi B nella pubblicità della Pepsi andata in onda all’ultimo Super Bowl - realizzato dalla sua nail designer di fiducia Jenny Bui, che ha ripreso sulle unghie i colori iconici della lattina di Pepsi e le ha tempestate di Swarovski - è lunga e piena di tendenze e controtendenze. In un Di Marianne Dougherty pezzo per il Guardian, la giornalista Sara Hampson ha definito la nailart "il nuovo irriverente emblema della femminilità". Cardi B e le sue unghie luccicanti concorderebbero.
La storia e la diffusione della manicure sono al centro del libro di Suzanne E. Shapiro “Nails: The Story of the Modern Manicure” (in lingua inglese, ma acquistabile anche in Italia). La storica della moda accompagna i lettori in un viaggio dall’antichità ai giorni nostri. Per lei, le unghie rappresentano la via più facile e veloce per appropriarsi dello stile delle celebrità e assomigliarvi, senza i rischi della chirurgia plastica, il vincolo di un tatuaggio o le ampie disponibilità economiche necessarie per un guardaroba super firmato.
È in questa universale accessibilità, in fondo, che risiede il fascino delle unghie.

Anni '30 - '40

C'è un vecchio adagio secondo cui la bellezza sarebbe "a prova di recessione". L'idea è che, in periodi economicamente difficili, i piccoli lussi come la manicure siano più abbordabili di altri, e questo è certamente avvenuto negli Stati Uniti durante la Grande Depressione. "Lo smalto, negli Anni '30, è un piccolo vizio a buon mercato" spiega Shapiro, "un modo per le donne di riaffermare la propria femminilità in una fase storica in cui non ci si può permettere di spendere molto in vestiti o in altri beni non necessari". Nel 1931, ben l'85% delle ragazze americane che frequentano il college indossa lo smalto: una percentuale molto alta per una categoria di prodotto ancora agli albori; c'è da dire, comunque, che le giovani generazioni sono da sempre le prime a recepire le nuove tendenze in fatto di look, specie quando queste hanno il sapore del glamour hollywoodiano. In quegli anni, è di gran moda un colore chiamato Wicked White, la nuance da scegliere per avere "le unghie più sfacciate dell'estate del 1939",secondo la ricerca condotta da Shapiro. Sempre nel 1939, George Cukor dirige il film "Donne" ("The Women"), nel quale un gruppo di ricche signore di Manhattan si incontra per spettegolare al Sidney's Beauty Salon di Park Avenue, dove una fittizia tonalità di smalto di nome Jungle Red diventa ciò che Shapiro chiama "il grido di battaglia della forza femminile". 
Nel libro di Shapiro si sottolinea più volte come quelli che oggi sembrano nail trend inediti e attualissimi siano in realtà nati decenni fa, e magari finiti nel dimenticatoio per poi ricomparire come nuovi di zecca. È il caso, ad esempio, dei monogrammi sulle unghie, che hanno spopolato alle ultime Fashion Week. Già nel 1938, tuttavia, sulla rivista Life si parla dell'originale idea di decorare le unghie con le proprie iniziali.

Anni '50 - '60

Negli Anni ‘50, sfoggiare unghie colorate non rappresenta più una scelta anticonformista. La manicure diventa uno standard, un simbolo del fascino femminile che fa capolino in ogni tipo di pubblicità, da quelle delle sigarette a quelle delle automobili. Le unghie rosse, in particolare, sono l’ideale glamour del momento.
Una delle più geniali campagne marketing di questi anni è quella creata per il Fire and Ice di Revlon, una sfumatura di rosso piuttosto ordinaria ma che, grazie ad astute scelte di comunicazione, diventa quello che nell’era di Instagram potremmo definire un “trending topic”. La campagna, firmata dal noto fotografo di moda Charles Avedon, interroga il pubblico femminile con domande come “Hai mai danzato a piedi nudi?” e “Hai mai l’impressione che le altre donne non ti sopportino?” per determinare se una sia “fuoco” (“fire”) o piuttosto “ghiaccio” (“ice”). Fondamentalmente, Revlon sfida le donne a chiedersi se siano abbastanza audaci da indossare quello smalto.
Nei successivi Anni ‘60, tramonta la popolarità dei rossi classici, surclassati da colori pastello e toni nude che regalano nuova freschezza al look delle giovani donne. Nello stesso periodo comincia a diffondersi l’idea di “stagionalità” del colore, un trend che dura ancora oggi.

Anni '70 - '80

Gli Anni ‘70 segnano il primo ritorno al passato dell’era nail. “La manicure è un trend consolidato ormai da diversi anni, dunque si può iniziare a evocare uno stile ‘retrò’ in fatto di unghie” commenta Shapiro menzionando i nostalgici richiami Anni ‘20 di film come Cabaret (1972) e Il Grande Gatsby (1974), che contribuiscono a influenzare le tendenze beauty in quel decennio. “Tornano alla ribalta labbra e unghie rosse” commenta Shapiro, “e persino Mary Quant torna a una palette più tradizionale, rispolverando nail style dal sapore vintage come la moon manicure o le unghie laccate di verde”.
L’influenza delle celebrità in fatto di look (e nail look) si afferma come mai prima d’ora, con Lou Reed e Freddie Mercury che si presentano sul palco con le unghie dipinte di nero e Dolly Parton che fa delle sue unghie extra lunghe un vero e proprio segno distintivo. È in questi anni che Jeff Pink, il fondatore di ORLY, inventa un nuovo nail look: unghie di un rosa traslucido chiuse in punta da una lunetta bianca. Presentato alle sfilate di Parigi nel 1978, il nuovo stile prende il nome di French manicure. Il resto, come sappiamo, è storia.
Gli Anni ‘70 sono importanti anche perché vedono la nascita dei primi prodotti professionali. Nel 1979, il chimico e dentista Stuart Nordstrom elabora nel suo garage un materiale con cui è possibile scolpire unghie artificiali e fonda l’azienda Creative Nail Design, che oggi conosciamo come CND. Nel 1981, Essie Weingarten abbandona la sua carriera nell’industria della moda per lanciare la linea di smalti che porta il suo nome. Lo stesso anno, George Schaeffer trasferisce la tecnologia dei prodotti dentistici venduti dalla sua azienda, la Odontorium Products Inc. di Los Angeles, al settore delle unghie, inventando il primo sistema acrilico e cominciando a venderlo porta a porta; l’acronimo rimane lo stesso del business dentistico: stiamo parlando di OPI.
In poco tempo, il generico termine “manicurist” viene sostituito da “onicotecnica”, ovvero “tecnica delle unghie”: lavorare con questi nuovi prodotti richiede infatti conoscenze e manualità ben diverse rispetto alla semplice passata di smalto. L’emergere della nailart negli Anni ‘80 viene alimentato, in parte, da artisti hip hop come le Salt-N-Pepa, tra le prima a sfoggiare unghie allungate e decorate con l’aerografo. Alle Olimpiadi del 1988, la velocista statunitense Florence Griffith-Joyner è la prima atleta professionista a sfoggiare con orgoglio unghie lunghissime e decorate: il suo nail look basato sui colori della bandiera americana - bianco, rosso e blu - fa scalpore tanto nel mondo dello sport quanto in quello della moda.

Dagli anni '90 a oggi

Come accade con ogni trend, le unghie sono passate da un estremo all’altro nel corso del tempo. Nei primi Anni ‘90, la moda vuole unghie cortissime e laccate con colori scuri: nel 1994 Chanel lancia il rosso-nero Vamp, presto imitata da brand come CND, OPI ed Essie, che elaborano nuance simili.
Un anno più tardi, la piccola azienda Hard Cardy introduce un’inedita sfumatura di smalto azzurro, battezzata Sky. La cofondatrice Dineh Mohajer indossa la nuance in diretta tv, al Late Show di David Letterman, e in un attimo il brand viene inondato di richieste. L’azzurro cielo diventa il nuovo Vamp.
Nel 1996, la cofondatrice di CND Jan Arnold telefona alla stilista emergente Cynthia Rowley, domandandole se possa interessarle avere un team di nail designer nel backstage della sua prossima sfilata primavera/estate per curare il nail look delle modelle. La prima risposta di Cynthia Rowley è un’altra domanda: “Perché?”. Jan Arnold le spiega di come le unghie abbiano il potere di raccontare storie, e lei accetta. La chiamata successiva è diretta a Oscar De La Renta: con lui a bordo, CND parte alla conquista delle passerelle. Oggi, con circa 300 fashion show all’attivo, non è azzardato affermare che CND, nella persona di Jan Arnold, abbia intravisto per prima le potenzialità del connubio tra mondo delle unghie e mondo della moda, facendo da vera e propria apripista.
Negli ultimi due decenni la manicure si è reinventata in più occasioni, grazie a innovazioni come lo smalto semipermanente, nato con CND Shellac, che ha riportato le clienti nei saloni e fornito alle professioniste uno strumento per aumentare gli incassi, e più di recente con il ritorno dell’acrilico a immersione e con il lancio dei nuovi gel ibridi da ricostruzione. Nel frattempo, Instagram ha reso nail designer come Miss Pop, Julie Kandalec, Chelsea King e Britney Tokyo delle vere e proprie star da decine di migliaia di follower (vi sveliamo i loro segreti a pagina 74, ndr). Negli Stati Uniti, inoltre, è stata rinnovata per una terza stagione “Claws”, serie tv con protagoniste cinque manicurist che gestiscono un salone in Florida e cercano di conciliare il lavoro con semiseri drammi personali (in Italia la serie è trasmessa da Infinity TV). L’ultima parola spetta, comunque, alle donne “normali”. Per loro, esprimere la propria individualità attraverso la manicure è un processo creativo e liberatorio, un modo per dare valore ai propri gusti e al proprio stile di vita. Che siano lunghe o corte, nude o fluo, monocolori o riccamente decorate, le unghie, dice Shapiro, “sono l’accessorio che oggi racconta meglio di tutti gli altri la storia personale di ciascuna”.

 

Il gioco dei nomi

Cosa rappresenta un nome? Per OPI, tutto.

Da OPI, un colore non è semplicemente "pesca", o "rosso", o "beige". È "Cosmo-Not Tonight Honey!", o "I'm Not Really a Waitress" o "You Don't Know Jacques". L'idea di battezzare le proprie iconiche collezioni colore con i nomi di nazioni e città è stata del fondatore, George Schaeffer: grande viaggiatore, voleva regalare alle donne che avrebbero indossato i suoi smalti un'esperienza personale. Fin dal 1989 Suzi Weiss-Fischmann, cofondatrice e anima creativa di OPI, ha condotto decine di sessioni di brainstorming alla ricerca del nome perfetto per ciascuna tonalità. Attribuire un nome a ogni colore di una nuova collezione richiede diverse ore, ma Weiss- Fischmann ammette che il processo è così divertente che il tempo vola.

 

Marianne Dougherty

 

 

#Nailpro, #NP_style, #NP_lug_ago_19


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