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Tutto sulla psoriasi: di cosa si tratta e come riconoscerla

Zona rossa

  • Nailpro

La pelle è un organo loquace: se c’è qualcosa che non va, tende a segnalarcelo. Per un’onicotecnica, imparare a “leggere” la pelle delle proprie clienti equivale ad aiutarle a salvaguardare la propria salute. Questo significa anche saper riconoscere i segnali della psoriasi, uno sgradevole disturbo che colpisce pelle e unghie e che, secondo l’ADIPSO (l’Associazione per la Difesa degli Psoriasici), colpisce circa 3 milioni di italiani.

Cose da sapere

  • 125 milioni di persone nel mondo convivono con la psoriasi.
  • Ogni anno, la patologia viene diagnosticata a 20.000 bambini sotto i 10 anni.
  • In Italia, la psoriasi colpisce circa 3 milioni di persone.
  • Circa un terzo dei soggetti colpiti da psoriasi sviluppa l’artrite psoriasica.
  • L’artrite psoriasica presenta sintomi molto simili agli altri tipi di artrite.

Capire la psoriasi

La psoriasi è considerata una malattia autoimmune, cosa che la differenzia da altri disturbi cutanei come l’eczema, il piede d’atleta o le dermatiti. La patologia si innesca quando, per ragioni sconosciute, il sistema immunitario va “su di giri” e comincia ad attaccare i tessuti cutanei. In risposta a questo attacco, la riproduzione delle cellule cutanee aumenta in modo incontrollato, causando la comparsa di spesse placche rosse e squame argentee sulla pelle. Queste lesioni interessano di solito i gomiti, le ginocchia, i palmi delle mani, le piante dei piedi, il cuoio capelluto, la parte bassa della schiena e il viso, benché possano manifestarsi anche sulle unghie di mani e piedi. La psoriasi ungueale è particolarmente subdola, perché è facile scambiarla per onicomicosi. Il controllo dermatologico è fondamentale affinché non venga fatta confusione tra le due condizioni.
La psoriasi può manifestarsi con sembianze diverse; la più comune è la psoriasi a placche, descritta sopra. La seconda più diffusa è la cosiddetta psoriasi “guttata”, caratterizzata da papule piccole e rosse; seguono la psoriasi “inversa”, la psoriasi “pustolosa”, la psoriasi “eritrodermica” e l’artrite psoriasica (una forma infiammatoria del disturbo che colpisce le articolazioni). Benché non sia contagiosa, la psoriasi è una patologia cronica e, a seconda del grado di estensione sul corpo del paziente, può arrivare a comprometterne in modo significativo la qualità della vita. Quando interessa più del 10% del corpo, la psoriasi è considerata “grave”; se colpisce tra il 3% e il 10% del corpo è classificata come “moderata”; se coinvolge meno del 3% del corpo, è etichettata come “lieve”. Anche una forma lieve, se interessa aree del corpo molto visibili, può tuttavia avere ripercussioni molto serie sulla vita di chi ne soffre.

Causa e trattamenti

Come con tutti i disturbi autoimmuni, la scienza non è in grado di spiegarci perché alcune persone sviluppino la psoriasi e altre no. Sembra comunque che a giocare un ruolo siano sia fattori genetici che fattori ambientali. Gli scienziati hanno identificato specifiche variabili genetiche che aumenterebbero le probabilità di sviluppare la psoriasi: se entrambi i genitori ne soffrono, ad esempio, un bambino ha il 50% di probabilità di incorrere a sua volta nella patologia.
Un altro fattore di rischio è rappresentato dallo stesso sistema immunitario, che vive di alti e bassi legati alla nostra salute generale, alle influenze dell’ambiente esterno e allo stress. Non stupisce che le persone affette da psoriasi spesso convivano con altre patologie autoimmuni come il diabete, certe cardiopatie o la depressione, o che alcuni soggetti sviluppino la psoriasi mentre stanno combattendo contro un’infezione o un forte stress.
La psoriasi può colpire soggetti di qualsiasi etnia, sebbene i caucasici ne siano più colpiti rispetto alle persone di colore. La patologia si manifesta solitamente in età adulta; circa il 10-15% dei pazienti la sviluppa invece prima dei dieci anni d’età. Oltre a patologie preesistenti che indeboliscono il sistema immunitario, a giocare un ruolo nella comparsa del disturbo possono essere anche ferite o traumi, farmaci, allergie, diete o addirittura particolari condizioni atmosferiche. Non esiste un test per diagnosticare la psoriasi, ma il dermatologo è in grado di riconoscere la patologia e distinguerla da altri disturbi cutanei che hanno manifestazioni simili. In caso di dubbio, l’analisi al microscopio è in genere sufficiente a fare chiarezza. Una volta individuato il disturbo, poi, la terapia viene scelta in base alla gravità della situazione. In linea generale, comunque, le opzioni principali includono:

  • Lozioni, pomate, creme o gel a uso topico (a base di vitamina D, corticosteroidi, antralina o retinoidi)
  • Fototerapia (UVB o UVA, a seconda della gravità)
  • Trattamento sistemico (per via orale o intradermica)
  • Farmaci biologici (che vanno ad agire direttamente sul sistema immunitario per inibire le cellule che causano la patologia).

Trattare la psoriasi ungueale è difficile; se terapia topica e/o fototerapia non sono sufficienti, in genere si ricorre alle iniezioni. Negli ultimi anni, comunque, la ricerca ha fatto significativi passi avanti, in particolare per quanto riguarda i nuovi farmaci biologici e innovative terapie genetiche che sembrerebbero in grado di riportare le cellule “impazzite” al loro naturale ciclo vitale.

La psoriasi in salone

Chiaramente non spetta all’onicotecnica diagnosticare la psoriasi, ma è molto difficile non accorgersi della presenza del disturbo. La cliente affetta da psoriasi in genere è consapevole del problema, ma è comunque importante che l’operatrice sia in grado di identificare i campanelli d’allarme, portarli alla sua attenzione e all’occorrenza indirizzarla da uno specialista.
Secondo la National Psoriasis Foundation, principale ente di riferimento per la malattia negli USA, circa il 50% di chi soffre di psoriasi e l’80% di chi soffre di artrite psoriasica riscontra cambiamenti nelle proprie unghie: ispessimenti, pitting, solchi verticali, tendenza a spezzarsi, discromie, deformazioni e onicolisi (ovvero il distacco della lamina dal letto ungueale) sono i segnali più comuni.
Di fronte a una possibile lesione psoriasica, il consiglio è di evitare di proseguire con il servizio nail; l’area colpita potrebbe irritarsi molto facilmente e il rischio di peggiorare la situazione è dietro l’angolo. Con le malattie autoimmuni la cautela non è mai troppa: proteggi la tua cliente e proteggerai anche la tua credibilità e professionalità.

 

Linda Kossoff

 

 

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