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Le parole contano, anche al tavolo da manicure

Dire quasi la stessa cosa

  • Nailpro

In un settore caratterizzato dalla disinformazione dilagante come quello delle unghie, è estremamente importante che tu, onicotecnica professionista, qualificata e certificata, conosca perfettamente ciò di cui parli e sia in grado di comunicarlo correttamente a chi hai di fronte. Prima di tutto, devi conoscere a menadito l’anatomia dell’unghia, saper descrivere i processi chimici che avvengono nei prodotti che usi e comunicare le tue procedure sanitarie in modo accurato e dettagliato. In fondo, le clienti si rivolgono a te perché tu hai delle conoscenze e delle competenze che loro non hanno. Sfortunatamente, però, chi lavora sulle unghie (a vario titolo!) si ritrova spesso a utilizzare termini sbagliati o a diffondere falsi miti, contribuendo ad abbassare la percezione di professionalità di un mestiere già di per sé poco tutelato. La differenza tra una vera professionista e un'onicotecnica improvvisata, insomma, si deduce anche dal suo modo di esprimersi e di parlare del suo lavoro. Abbiamo stilato una piccola lista dei termini usati più a sproposito nel settore nail: cerchiamo allora di capire cosa dire e cosa non dire - e perché non dirlo!

1. Lamina ungueale

NON: Letto Ungueale

I termini “lamina ungueale” e “letto ungueale” non sono intercambiabili. E no, non è una questione che si possa discutere: si tratta di incontrovertibili nozioni di anatomia di base. Ciononostante, parecchie onicotecniche (e persino qualche educatrice) usano questi termini come fossero sinonimi, sbagliando in pieno. Non possiamo chiamare la pelle “ossa” e le ossa “pelle”: i due termini indicano cose diverse, che svolgono funzioni diverse (sebbene in relazione tra loro); lo stesso vale per la lamina ungueale e il letto ungueale. Il letto ungueale è la porzione di pelle che si trova sotto la lamina ungueale e che contiene i capillari sanguigni che forniscono il nutrimento necessario alla punta del dito. La lamina ungueale (talvolta chiamata "piatto ungueale") è invece il duro rivestimento di cheratina sul quale lavorano le onicotecniche. Nella maggior parte dei casi, dunque, il termine da usare quando si parla di laccature, coperture o ricostruzioni è “lamina”, non "letto".

2. Eponichio

NON: Cuticole

Tra i termini che vengono usati più a sproposito al tavolo da manicure troviamo “cuticola” - che, non a caso, è il soggetto di uno dei più famosi falsi miti del mondo del nail: “Mai tagliare le cuticole!”. Da un punto di vista tecnico, questa regola è completamente sbagliata e ripeterla all’infinito non serve proprio a niente e a nessuno. Rischia, anzi, di far preoccupare la cliente che dovesse vedere l'operatrice tirare fuori dal cassetto le temute tronchesine e avvicinarsi alla "zona tabù". L'eccesso di cuticola può, e in alcuni casi deve, essere tagliato; ciò che non va assolutamente rimosso è piuttosto l'eponichio, ovvero il lembo visibile della piega ungueale prossimale. L’eponichio è una porzione di pelle viva che protegge la matrice ungueale dalle infiltrazioni batteriche, mentre la cuticola altro non è se non un sottile strato trasparente di pelle morta che fa capolino da sotto l’eponichio. Durante un servizio, l’eponichio va solamente spinto indietro con delicatezza mentre, all'occorrenza, le cuticole possono essere tagliate senza problemi, specie quando rischiano di ostacolare la corretta adesione di smalti e prodotti da ricostruzione.

3. Levigare

NON: Rimuovere

Occupandoti esclusivamente di estetica, la rimozione di calli e duroni non è di tua competenza; ne puoi, però, ridurre il volume in fase di pedicure. Sembra una differenza banale ma, in realtà, è di fondamentale importanza: dire “levigare” o “ridurre” al posto di “rimuovere” non solo descrive in maniera più veritiera il tuo lavoro, ma ti permette anche di gestire meglio le aspettative della cliente. Con il tuo lavoro puoi migliorare enormemente l’aspetto di calli e duroni aiutando la tua cliente a sentirsi più “comoda”, ma non dovresti mai farle pensare che uscirà dal tuo salone senza più traccia di callosità.

4. Disinfettare

NON: Sanificare, pulire o sterilizzare

Rassicurare la tua cliente dicendole di avere "sanifi cato" tutti gli strumenti di lavoro può essere un'arma a doppio taglio: chiunque abbia un po’ di conoscenza in materia scapperà a gambe levate! Sanificare, infatti, significa semplicemente neutralizzare un numero considerevole di batteri nocivi da una superficie; con la sanificazione non vengono rimossi sporcizia o residui (come invece erroneamente si pensa). La rimozione dello sporco visibile è ciò che invece fa la “pulizia”, che quindi non è un sinonimo di "sanificazione" - anche se i due processi ovviamente concorrono nel raggiungimento di un accettabile livello di igiene.
Un disinfettante, per essere definito tale, è un prodotto da usare dopo la pulizia (sempre seguendo le istruzioni indicate dal produttore) che è in grado di eliminare il 99,9% dei batteri rimanenti. La disinfezione è lo standard minimo per trattare superfici e strumenti in un qualunque istituto di bellezza e, nella maggior parte dei casi, è il termine corretto da usare quando parli con le clienti delle tue procedure d'igiene.
C'è un livello ancora più alto di sicurezza: la sterilizzazione, che attualmente garantisce la migliore protezione dagli agenti patogeni, e che viene effettuata in moltissimi centri nail. Il termine “sterilizzazione” va usato solo se si dispone effettivamente di un'autoclave (o di un'apparecchiatura analoga per la sterilizzazione).

5. Copertura

NON: Colata

Quando si parla di servizi nail, uno dei termini che sorprendentemente si è più diffuso tra le clienti è "colata", usato per indicare una normalissima copertura delle unghie naturali con il gel. Il termine non solo fa sembrare questo trattamento qualcosa di estremamente grossolano, assimilandolo a una sorta di attività da cantiere, ma nel tempo è diventato una sorta di marchio di riconoscimento di chi, in realtà, onicotecnica non è: avrai sicuramente notato che i listini in cui la parola "colata" va per la maggiore sono quelli proposti da persone che lavorano senza qualifi che e senza aver seguito alcun corso di formazione - dove ti insegnano, tra le altre cose, anche a chiamare prodotti e processi con il loro nome.

6. Lampada

NON: Fornetto

La particolare conformazione delle lampade UV e LED, e il fatto che la mano vada infi lata all'interno proprio come una torta nel forno, ha fatto sì che queste apparecchiature siano state battezzate impropriamente "fornetti". Un termine popolare, assolutamente non tecnico, che andrebbe evitato quando si parla con le clienti. Anche in questo caso, una semplice parola usata in modo approssimativo può fare la differenza nella percezione di professionalità trasmessa dall'operatrice.
Un'altra metafora "culinaria" particolarmente in voga è quella che fa riferimento al cosiddetto "smalto cotto" quando si parla di smalto semipermanente. Anche in questo caso, non stiamo parlando di una torta, ma di un set di unghie!

7. Residui

NON: Sporcizia

È vero: il materiale rimosso dalle unghie dei piedi e dagli spazi interdigitali durante una pedicure è spesso appiccicoso e maleodorante, ma una professionista non dovrebbe mai definirlo in questi termini: in fondo si tratta di un prodotto cutaneo come un altro e, anche se non tutte le clienti sono permalose, è sicuramente meglio non rischiare di indispettirle. Anche in questo caso la terminologia professionale, oltre a "suonare" meglio, aiuta la cliente a comprendere di cosa si stia parlando. Questo vale anche per le questioni potenzialmente "disgustose" come le micosi o il piede d’atleta: per non rischiare fraintendimenti, chiamale sempre con il loro nome scientifico (es. tinea pedis).

8. Polimerizzazione

NON: Asciugatura

Gel e acrilici non "asciugano", bensì “polimerizzano”. La polimerizzazione è il processo chimico che porta un prodotto a raggiungere un certo grado di durezza. Nel caso di gel e smalti semipermanenti, la reazione avviene grazie agli agenti fotoiniziatori contenuti nei prodotti, che vengono attivati dai raggi UV o LED delle lampade. Succede anche con l’acrilico: in questo caso, però, il processo si attiva quando il liquido (monomero) viene mescolato alla polvere (polimero). Il termine “asciugatura” indica un processo diverso: descrive l’evaporazione dell’umidità. Succede nel caso dello smalto tradizionale, che asciuga velocemente perché l’aria fa evaporare i solventi che contiene.

 

A ognuno il suo ruolo

Sapevi che...

Se un’onicotecnica diagnostica (o cura) alla propria cliente una condizione ungueale particolare, una patologia o un’infezione, non solo compie un atto pericoloso, ma va contro la legge. Ecco perché è di assoluta importanza dire sempre frasi come “Le consiglio di consultare un medico” e mai dire “Hai un fungo”, “Hai un’unghia incarnita” o fare altre diagnosi di questo tipo. In quanto onicotecnica, il tuo compito consiste esclusivamente nella riduzione degli inestetismi e nell’abbellimento delle unghie; spetta a medici e podologi diagnosticare patologie e prescrivere soluzioni curative. Per quanto possa sembrare innocuo, e per quanto tu possa essere sicura di quello che dici, non cedere mai alla tentazione di dare alla tua cliente un’opinione “medica” sulla sua condizione. Diagnosticare qualcosa di errato potrebbe avere delle conseguenze dannose, inducendo potenzialmente la cliente a sottovalutare qualcosa di serio solo perché tu l'hai liquidato come insignificante. Onde evitare situazioni sconvenienti, dille semplicemente: “Questa cosa mi sembra anomala: perché non la fai vedere a un medico?”. Va da sé, comunque, che qualunque operatrice dovrebbe rifiutarsi di eseguire un servizio nel caso in cui la cliente abbia unghie o pelle chiaramente infette, infiammate, ferite o gonfie.

 

Leslie Henry
Adattamento a cura della redazione

 

 

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