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Fingersi ciò che non si è davvero è diventato l'ordine del giorno, a spese della qualità di chi davvero ha molta esperienza e, incapace di "vendersi sul web", passa il suo tempo a formarsi e a prepararsi solidamente e seriamente.

Da Social Network ad A-social Network? (4a Parte)

  • Nailpro

Ho iniziato questa dissertazione al veleno sui social in generale, e sul loro utilizzo in particolare, un po’ di numeri fa. Ad un certo punto però mi sono chiesta: ma perché sono (o appaio) così altezzosa, glaciale se non addirittura ostile all’argomento? Anche io utilizzo i social: lo faccio a livello personale e a livello professionale. A livello personale posso dire che il mio profilo privato riceve una mia visita, solitamente senza preavviso, una o massimo 2 volte al mese quando va bene, e a grandi linee non compio azioni... Una visita di cortesia, insomma. A livello professionale, invece, la mia attività social è molto più costante, abile, organizzata e attenta. Se ponessi la medesima competenza nel “curare” il profilo social personale, probabilmente sarei un’acclamata influencer, ma la verità è che sono un’intimista a oltranza, e francamente anche quando sono vestita benissimo e sembro uscita dalle pagine di Vogue e sto andando a cena fuori o all’aperitivo più cool col “marito perfetto”, NON mi passa proprio per la mente di farmi una foto! Salvo poi rimproverare quel santo del mio consorte perché a lui non è venuto in mente di immortalarci, giusto perché siamo “in tiro” e così (finalmente) cambiamo l’immagine del nostro profilo Facebook (per di più comune). Onestamente non gradirei vedere foto di noi in “abiti da casa” o sul divano, perché come dicevo prima, non amo sbandierare il mio vissuto quotidiano (e francamente non capisco come possa interessare ad altri). Ad ogni modo, torniamo alla domanda principale: perché tanto livore contro i social e i suoi protagonisti? Per rispondere mi è necessaria una premessa. Ho grande rispetto delle professioni. Di tutte le professioni. Personalmente mi sono sudata il mio tesserino di giornalista e ho fatto la gavetta per conquistarmelo. Immagino che lo stesso possano dire masse di fotografi professionisti, e schiere di professioniste delle unghie o dell’estetica... Ebbene, la rete ha depauperato quasi del tutto il concetto di professionismo e di competenza. Sono tutti “scrittori”, tutti “fotografi”, tutti esperti di nail, make up, estetica, cucina, scultura, moda, insomma tutti fenomeni del e nel web, a dispetto delle reali capacità individuali! Praticamente la rete è invasa da una miriade di “venditori di fumo”... questa cosa mi lascia senza fiato. Fingersi ciò che non si è davvero è diventato l’ordine del giorno, a spese della qualità di chi davvero ha molta esperienza e, incapace di “vendersi sul web”, passa invece il suo tempo a formarsi a prepararsi solidamente e seriamente. Non vende in rete, ma si guadagna il consenso delle persone vere, quelle in carne ed ossa, giorno per giorno. In un’epoca dominata dalla frenesia dei social network, ricordiamoci che le mode nascono e muoiono in un istante, rammentiamo agli influencer che è ora di (ri) scoprire il valore della modestia e dell’onestà, che devono comprendere che no, un mestiere loro non ce l’hanno. Che si tratta solo di una grande bolla, forse inevitabile all’epoca del web, destinata a scoppiare. Solo una valida e aggiornata preparazione vale e dà i suoi frutti nel tempo. Per sempre.

 

K.C.Z.

 

 


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