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Imprigionati nella trappola del continuo “vedremo” finiamo per adattarci, come quando a furia di indossare una scarpa scomoda non proviamo più fastidio né dolore.

Sul Procrastinare

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“Hai un quarto d’ora da perdere?” mi chiede un amico in chat. “No che non ce l’ho” penso tra me e me, “ho l’Appunto da scrivere e sono bloccata”. Clicco comunque sul link che mi ha mandato. Rimanda a un TED Talk - TED è un brand statunitense di conferenze sui temi più disparati, divenuto molto popolare quando ha iniziato a trasmetterle in live streaming. L’intervento in questione è tenuto da Tim Urban, un noto blogger, ed è intitolato “Inside the mind of a master procrastinator”, “Nella mente di un procrastinatore esperto”. L’incipit è accattivante. Decido di guardarlo, procrastinando di fatto la stesura del mio pezzo.
Scadenze scolastiche e poi lavorative, noiose pratiche burocratiche da sbrigare, regali da acquistare, viaggi da organizzare: alzi la mano chi non si è mai ritrovato a rimandare all’infinito queste attività, riducendosi a fare tutto all’ultimo. Per Tim Urban, questo accade perché il nostro io razionale viene distratto da quella che lui chiama la “scimmia della gratificazione immediata”. Perché farlo oggi, quando invece potrei fare una maratona Netflix? Perché farlo subito, quando potrei pensarci dopo questa imperdibile diretta Instagram? Perché proprio ora, mentre il nuovo numero della mia rivista preferita non aspetta altro che essere liberato dal cellophane? Di norma, prosegue Urban, la scimmia scappa quando entra in scena il “mostro del panico”: quando ci si rende conto, cioè, che la scadenza è alle porte, e finalmente ci si rimbocca le maniche. Ma cosa succede quando non c’è scadenza?
Succede che la procrastinazione diventa frustrazione, perché ci impedisce di prendere decisioni necessarie ma scomode: cambiare indirizzo di studi o professione, iniziare a prendersi cura del proprio corpo con una dieta adeguata e una sana attività sportiva, dichiararsi alla persona di cui si è innamorati o troncare una relazione che proprio non va. Imprigionati nella trappola del continuo “vedremo” finiamo per adattarci, come quando a furia di indossare una scarpa scomoda non proviamo più fastidio né dolore. Tuttavia, chiunque nella vita abbia mai preso una decisione - tutti, spero - sa quanto appagante sia la serenità che ne consegue. Varrebbe la pena registrare quella sensazione, associandola ad esempio a una canzone, a un profumo, al retrogusto di un certo vino. Da riascoltare, riannusare, riassaporare quando ci troviamo bloccati nell’immobilità del procrastinare, per combattere la scimmia della gratificazione immediata con l’aspettativa di una gratificazione più duratura, e senz’altro più meritata.

 

Valeria Federighi

 

 


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