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Consigli per salvaguardare un difficile equilibrio

Carriera o famiglia?

  • Beauty Forum

Le ore che si possono usare in una giornata sono solo 24; di queste, almeno 8 servono per dormire, mangiare e per i propri bisogni personali. Le restanti ore se le giocano il tuo centro, i tuoi figli, il tuo partner e il tuo bisogno di riposo. Senza una bussola interiore, finiresti schiacciata da tutto. La domanda fondamentale che si pone qualunque donna che ha dei figli è sempre la stessa: “Che tipo di madre voglio essere?”. Benché sembri una domanda molto facile, sono poche le donne che riescono a rispondere di getto. Eppure, il modo in cui rispondi a questa domanda è il filo conduttore che ti deve guidare nell'impresa di conciliare lavoro e famiglia.

La coscienza sporca

È la compagna inseparabile di ogni genitore-lavoratore: stiamo parlando della “coscienza sporca”! Quando si tratta di bilanciare il tempo e le energie che si dedicano al lavoro con quelle che si dedicano alla famiglia, si ha l’impressione che qualcuno o qualcosa ci rimetta sempre. Prima riuscirai a chiarire quali siano le tue priorità nel lavoro, nella famiglia e per te come essere umano, prima smetterai di nutrire questo senso di colpa. Di solito, la coscienza sporca si manifesta in due varianti.

– La prima è la coscienza sporca vera e propria, della quale si può riconoscere chiaramente la causa scatenante. Situazione: hai promesso a tuo figlio che nel pomeriggio avreste cucinato insieme dei biscotti da portare all’asilo, ma una tua cliente affezionata ti ha chiesto un appuntamento all’ultimo minuto proprio per quel pomeriggio. Cucinare i biscotti passa in secondo piano: tuo figlio è deluso e triste e tu ti senti in colpa. In questo caso, il fatto di avere la coscienza sporca è dovuto al non aver effettivamente rispettato un accordo che avevi preso. La soluzione è semplice. Te ne assumi la responsabilità, dicendo frasi come: “Capisco che tu sia dispiaciuto perché non c’ero quando avremmo dovuto fare i biscotti. Mi dispiace molto di non essere riuscita a mantenere la promessa. La prossima volta farò in modo di non lavorare quando abbiamo deciso di passare del tempo insieme”.

– La seconda variante è la coscienza sporca “confusa”, che non ha cause evidenti. Si manifesta in modo subdolo e senza che tu lo possa prevedere, ad esempio quando tuo figlio ti urla “Non sei mai a casa!” o quando qualcuno ti rinfaccia “Perché hai fatto un figlio se poi passi tutto il tempo nel tuo centro?”. Frasi di questo tipo hanno il potere di destabilizzare completamente il tuo equilibrio interiore. Senza rendertene conto, inizi a sentirti una madre inadeguata, non ti percepisci all’altezza degli standard che tutti si aspettano, qualunque essi siano. Può esserti d’aiuto rispondere a questa domanda: “Che tipo di madre voglio essere?”. Quando ti sarai data una risposta convinta, la coscienza sporca non avrà più alcuna chance. Se, invece, non sei sicura della risposta, ecco che il senso di colpa avrà trovato di che nutrirsi.

Di cosa hanno bisogno i bambini...

I bambini hanno bisogno di un legame forte con i loro genitori, che si instaura passando del tempo insieme e scoprendo la gioia dell’affetto incondizionato. Per gettare delle basi solide su cui costruire questo legame, sono cruciali i primi tre anni di vita del bambino. Dopodiché, quel che è fatto è fatto e si va sempre di più verso uno stato di autonomia rispetti ai propri genitori. Se hai un neonato o un figlio molto piccolo, fai attenzione al momento in cui inizia a sentirsi abbastanza sicuro da stare anche con qualcuno che non sia tu: per alcuni bambini questo non è affatto un problema, mentre altri si rifiutano categoricamente. Per capirlo non ci sono libretti di istruzioni: puoi solo affidarti al tuo istinto materno. È naturale chiedersi se vuoi davvero tornare a dedicare più tempo al tuo centro anche se senti che tuo figlio non è pronto al distacco. A questo punto, sei di nuovo di fronte alla domanda: “Che tipo di madre voglio essere?”.
In linea di massima, i bambini ubbidiscono ai propri genitori; ciò significa che fanno ciò che viene detto loro di fare. “Aspetta un attimo”, starai pensando, "a casa mia sembra di vivere tutt'altra situazione!". Tieni a mente che nessun bambino si alza la mattina pensando “Oggi renderò la vita di mamma un inferno!”. Se tuo figlio non collabora, spesso è perché c’è qualcosa che non riesce più a sopportare. È arrivato al limite. È giunto il momento in cui gli adulti sono chiamati a fermarsi un attimo e riflettere: cosa non va nella vita di mio figlio, tale da non farlo più “collaborare”?

TIP
Il sabato porta tuo figlio con te a lavoro; fino a una certa età ne avrà sicuramente voglia. Dagli qualche piccolo incarico e spiegagli cosa deve fare. Rendilo partecipe della tua vita. Un sogno di molti bambini è semplicemente quello di essere presenti nella quotidianità dei propri genitori.

...e di cosa non hanno bisogno

Molti genitori che lavorano ricoprono i figli di regali o riempiono di attività il loro tempo libero, per dimostrare loro il proprio affetto. Il pensiero che sta alla base di questo comportamento è: se passo poco tempo con mio figlio, che almeno questo poco tempo sia incredibile.
Nessun bambino ha bisogno di queste cose, e questo continuo tentativo di dare “di più” provoca negli adulti molto stress. I bambini hanno bisogno di genitori normali, che vivano serenamente la propria vita, la quale include ovviamente anche loro. Il noto terapista familiare danese Jesper Juul va dritto al punto della situazione. I suoi consigli possono essere riassunti con: lasciate che i vostri figli vivano nella scia della vostra vita. Quindi, nessuna azione ricreativa aggiuntiva, né giochetto dal valore pedagogico. Il trucco è semplicemente passare del tempo con i propri figli.

L'arte di porre dei limiti

Sia come estetista che come madre, devi mettere dei limiti - e questo vale sia con le tue clienti che con i tuoi figli. Solo così puoi tenere sotto controllo la tua “batteria interiore”, altrimenti corri il rischio di impazzire. Imporsi dei limiti significa saper riconoscere i propri. Fin dove si può spingere una persona nei tuoi confronti? Quanti desideri extra delle tue clienti sei disposta a soddisfare? Come puoi dire a tuo figlio che sei stanca e che hai bisogno di mezz'ora dopo il lavoro per riposarti? Ti bastano un paio di semplici parole: “voglio” o “non voglio”.
Non tutti ci riescono facilmente. Nessuno, né a casa né a scuola, ci insegna quale sia il modo “giusto” di esternare i nostri desideri. Può darsi che esprimere chiaramente cosa vuoi (o non vuoi) sia una cosa fuori dall’ordinario per te, ma ne vale la pena! Il prezzo che dovrai eventualmente pagare sarà il temporaneo muso lungo di tuo figlio, o l’abbandono di una cliente indispettita. Il tuo premio, però, sarà aver detto “sì” a te stessa. Quale migliore modello può avere un figlio di una madre che riesce a dire “sì” a se stessa? Che conosce a fondo i propri bisogni e sa riconoscere i suoi limiti?
Se senti la necessità di un po’ di tempo per te, dillo chiaramente a tuo figlio: “Sono stanca per il lavoro e lo so che vorresti giocare con me. Anche a me piacerebbe, ma vorrei prima riposarmi mezz’ora distesa sul divano; poi sarò subito da te. Quando suona la sveglia vieni pure qua”.

A cosa devi fare attenzione

Non cedere allo stress se ti sembra di non riuscire a conciliare tutto. L’importante è fare sempre attenzione a come sta tuo figlio e a come scorre la vita in famiglia. Se tutto è a posto, allora non c’è bisogno di intervenire. Ti accorgerai che qualcosa non va dal fatto che tu o tuo figlio non andate d’accordo, che non c’è più sintonia con il tuo partner o che il tuo centro non gira come dovrebbe. È qui che dovresti intervenire facendo qualcosa. Le tue priorità devono essere la tua bussola: “Che tipo di madre voglio essere?”. Solo tu hai la risposta a questa domanda. L’unica voce a cui devi dare ascolto è quella del tuo istinto. Se essere un’estetista è la tua passione, allora sai già cosa ti dice il tuo istinto, e riuscirai a trovare il tuo modo personale per fare in modo che tutto quanto funzioni.

 

Mamme lavoratrici: quali aiuti dallo stato?

Con la Legge di Bilancio 2017, il Governo ha confermato una serie di misure di sostegno alle neomamme, introducendo anche due nuovi provvedimenti.
La novità principale consiste nel “bonus mamma domani”: un’erogazione di 800 euro riservata alle donne a partire dal 7° mese di gravidanza, come sostegno economico per gli esami diagnostici e per l’acquisto di beni per la prima infanzia. In attesa del decreto attuativo e della relativa circolare INPS (che, nel momento in cui scriviamo, non sono ancora disponibili, ndr), sembra comunque confermato che all’agevolazione potranno accedere tutte le future mamme che ne faranno richiesta, indipendentemente dal reddito.
Diverso il discorso per il cosiddetto “bonus bebè”, riconfermato dal Governo per il 2017: questo contributo mensile può essere richiesto esclusivamente da famiglie che non superano un reddito ISEE di 25.000 euro; ne possono fare richiesta i neo genitori che avranno un figlio, adotteranno o prenderanno in affido un minore entro il 31 dicembre 2017.
Per sostenere le mamme lavoratrici, è stato prorogato per tutto il 2017 il cosiddetto “voucher baby-sitter e asilo nido”, un contributo di 600 euro al mese per 6 mesi per tutte quelle mamme che, al termine del congedo di maternità, scelgono di tornare subito al lavoro senza usufruire del congedo parentale. Un’importante novità per supportare le mamme che lavorano è anche il “bonus nido” 2017, ovvero un assegno da 1.000 euro all’anno (per un massimo di 3 anni) per le famiglie che iscrivono i figli all’asilo nido (pubblico o privato). Questo provvedimento, che entrerà in vigore dopo l’emanazione del relativo decreto attuativo, spetterà alle famiglie con bambini nati dal 1° gennaio 2016 in poi che risultino iscritti all’asilo nido; il bonus sarà indipendente dal reddito ISEE, e non sarà cumulabile con il sopracitato voucher da 600 euro mensili.

 

Sacha Schmidt
Life-coach tedesca, collabora con numerose testate.

 

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