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Intervista ad Annamaria Aisha Tiozzo, presidente di WHAD

Estetica Halal: un'opportunità da cogliere

  • Beauty Forum

I grandi movimenti migratori che da diversi decenni interessano ampie zone del mondo stanno portando a un miscuglio di etnie, culture, religioni e tradizioni che non ha precedenti nella storia. L’Italia non fa eccezione: viviamo in una società sempre più multietnica e questo, oltre a rappresentare una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, si traduce anche in una sfida sempre più decisiva per chi offre prodotti e servizi. Consumatori di etnie differenti hanno spesso esigenze differenti: questo vale non solo per i generi alimentari, ma anche per molti altri beni di consumo, come i cosmetici, e per servizi di vario genere, tra cui i trattamenti estetici che offri nel tuo centro.
Quando si tratta di consumatori di religione musulmana, esiste un concetto ben preciso per definire i prodotti e i servizi in grado di intercettare il loro interesse e, soprattutto, le loro intenzioni d'acquisto: è il concetto di “halal”. Se avete la buona abitudine di tenervi aggiornate su quello che accade nel vostro settore, è molto probabile che ne abbiate già sentito parlare, perché è un concetto che coinvolge anche il mondo Beauty. Per inquadrare meglio la questione, ci siamo rivolti ad Annamaria Aisha Tiozzo, presidente di WHAD (World Halal Development), l’ente italiano di certificazione halal specializzato nei settori Cosmetica e Farmaci. Consulente di marketing islamico e certificazioni religiose, docente universitaria e vincitrice del premio della guida ISLAMICA 500 nella sezione Cosmetica e Fashion, Annamaria è una tra le più autorevoli esperte internazionali sul tema. Oltre a chiarirci il significato di halal, ci ha spiegato in che modo i centri estetici italiani potrebbero e dovrebbero “attrezzarsi” per attirare queste potenziali clienti, il cui potere d’acquisto è in costante crescita ma che spesso, non trovando una risposta adeguata alle proprie esigenze, finiscono per sbrigare in autonomia le proprie necessità Beauty.

 

(Beauty Forum) Per cominciare, un chiarimento terminologico: cosa significa “halal” e come si applica questo concetto alla cosmesi?

(Annamaria Aisha Tiozzo) “Halal” è un termine arabo che significa “lecito” e identifica sia prodotti che comportamenti. Quando parliamo di certificazione halal, però, ci riferiamo in particolare a prodotti (alimenti, cosmetici o farmaci) atti a essere consumati da un credente musulmano.
Derivazione diretta delle prescrizioni alimentari islamiche, gli standard internazionali in materia di halal ritengono che anche i prodotti cosmetici “nutrano” in qualche modo il corpo, penetrando attraverso i pori della pelle. Da questi standard, dunque, sono escluse la cosiddette sostanze “haram”, non ingeribili: ingredienti derivati da suini o da animali non macellati ritualmente, sangue e derivati, insetti, alcool etilico aggiunto o utilizzato per l’estrazione delle materie prime, solo per fare qualche esempio. Inoltre, è da escludere anche tutto ciò che è "najis", "impuro", cioè che non si può nemmeno toccare.
La certificazione è sia di processo che di prodotto: a rispettare i requisiti halal, cioè, non devono essere solo le formule delle referenze, ma tutto il processo produttivo e oltre, fino al packaging, ai claims, all’immagine pubblicitaria, sia nella sostanza che nella forma.

 

Quello della cosmesi halal è un mercato in forte espansione: a cosa si deve questa crescita su scala globale?

La forte espansione del settore si deve a una maggiore educazione della consumatrice (e del consumatore), ma soprattutto alla pubblicazione degli standard internazionali di certificazione halal dei cosmetici che, di fatto, hanno regolamentato il settore e sono diventati anche un requisito doganale. Inoltre, le statistiche ci dicono che circa il 30% dei consumatori di cosmetici halal non è affatto di religione musulmana, ma si avvicina a questi prodotti per altri motivi: perché etici, a volte perché etnici, spesso perché animal- friendly o vegani, bio o organici, tutti concetti che si avvicinano e si promuovono bene insieme all’halal.

 

Come si posizione l’Italia rispetto a questo mercato?

L’Italia è arrivata in ritardo rispetto a Paesi come l’Inghilterra o la Francia, che hanno una tradizione di immigrazione diversa - proprio in Inghilterra, ad esempio, sono nati i primi marchi di cosmetici halal. Nonostante questo ritardo, il nostro Paese ha recuperato il gap alla grande: posso testimoniare che sono già diversi i marchi italiani in fase di certificazione, e quelli già certificati hanno fatto investimenti importanti.
Le normative del nostro ente di certificazione WHAD sono particolarmente restrittive, ma questo ci ha portati a ricevere nell’ottobre 2016 a Dubai il prestigioso riconoscimento della guida ISLAMICA 500 - che riunisce i 500 leader più influenti nell’economia islamica - come leader dell’anno per il settore Cosmetica e Fashion. Un grande onore, appunto, per un’azienda italiana.

 

Esiste in Italia un’offerta di prodotti e servizi muslim friendly?

WHAD è stato il primo ente - e, ad oggi, l’unico - a offrire un accreditamento muslim friendly per il settore delle Spa e dei centri estetici, e questo è stato uno dei motivi del nostro riconoscimento mondiale. Il programma ITALIA BAYTI Muslim Friendly Hospitality (“Italia casa tua”, ovvero “sentiti come a casa”) offre infatti una sezione, “Muslim Friendly Spa", dedicata esclusivamente agli istituti di bellezza e fitness, siano essi interni o esterni alle strutture turistiche. Questa guida è essenziale nella redazione dei pacchetti turistici dedicati al mondo islamico e arabo, per l’attenzione riservata da questo tipo di clienti alla cura della persona. Non bisogna però credere che questo servizio sia riservato solo al turista o comunque a un target medio-alto: in Italia ci sono due milioni circa di musulmani, in Europa più di 20, che hanno esigenze ad oggi poco o per nulla soddisfatte.

 

Quali sono i trattamenti Beauty con cui si può intercettare la clientela musulmana?

Viso, mani, piedi, depilazione, make up, hammam… non c’è un settore in particolare, ma sicuramente alcuni trattamenti differiscono nelle modalità di esecuzione; è necessario sapere, infatti, che vi sono cose che l’Islam consiglia e anzi esorta a fare, e altre cose che sono sconsigliate o proibite. Oggi una grande percentuale di potenziali clienti non frequenta il centro estetico perché si sentirebbe in imbarazzo a dover chiedere trattamenti diversi o a doverne rifiutare alcuni comuni.

 

Quali altri aspetti, oltre al trattamento in sé, dovrebbero essere tenuti presente in un centro estetico halal?

Vi è anche un’esigenza strutturale, dovuta alla necessaria riservatezza di cui le clienti (o i clienti) hanno bisogno. Prevedere spazi separati per uomini e donne, permettendo loro di sentirsi a proprio agio, è tuttavia importante ma non obbligatorio: si può sopperire, ad esempio, con orari o giorni dedicati.
Importanti sono anche il decoro, la pulizia, e l’assenza di pratiche ambigue. La possibilità di richiedere in istituto trattamenti eseguiti con cosmetici halal è naturalmente il top: dalle creme viso al make up, dagli smalti agli impacchi per capelli, l’Italia è già pronta. Spetta ora a saloni e istituti saper cogliere l’opportunità!

 

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