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Gli acidi della frutta e i loro molteplici talenti

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Il livello di pH della pelle contribuisce a preservarne l’integrità, tiene sotto controllo la microflora cutanea e protegge l’organismo dall’ingresso di agenti patogeni, veicoli di malattie. Il pH, inoltre, partecipa all’idratazione dell’epidermide e alcuni studi hanno dimostrato come esista una relazione tra l’innalzamento del livello di pH e l’aumento di perdita di acqua transepidermica (TEWL). Ecco perché questi due fattori rappresentano degli indicatori fondamentali della salute della barriera cutanea.
Sembra che anche il cronoinvecchiamento abbia un ruolo importante nelle variazioni del livello di pH della pelle. Quando nasciamo, sulla nostra pelle inizia a formarsi un mantello protettivo acido e il livello del pH superficiale si adatta alle condizioni dell’ambiente che ci circonda; nei giorni successivi alla nascita, poi, il pH continua progressivamente ad abbassarsi per poi stabilizzarsi sul livello che contraddistingue una pelle sana (intorno al valore di 5,5). Con l’invecchiamento, tuttavia, si assiste a un aumento del pH. A questo fenomeno si collegano una serie di cambiamenti che, tra le altre cose, portano al rallentamento dei processi di rigenerazione cutanea e a una minore capacità della pelle di trattenere l’idratazione. Inoltre, il pH può aumentare come conseguenza di alcune malattie o anomalie della pelle.

Amminoacidi e idratazione

Senza l’azione del Fattore Naturale di Idratazione (NMF - Natural Moisturizing Factor), l’acqua evaporerebbe dallo strato corneo lasciando dietro di sé una pelle secca e squamosa; la miscela di sostanze che forma l’NMF, infatti, è in grado di legarsi all’acqua, trattenendola all’interno della pelle. Gli amminoacidi liberi, che sono il principale componente dell’NMF (circa il 40%), sono componenti fisiologici fondamentali della cute grazie alla loro elevata capacità di legarsi all’acqua; ecco perché il livello di amminoacidi è considerato un indicatore particolarmente eloquente della salute della pelle e dell’integrità della barriera cutanea. La profilaggrina (una proteina presente nello strato granuloso della pelle) viene smontata da alcuni enzimi e i monomeri di filaggrina che ne derivano vengono ulteriormente sviluppati in amminoacidi. Questi amminoacidi sono igroscopici: sono in grado, cioè, di assorbire acqua. Sono loro, quindi, i responsabili del mantenimento del livello di idratazione della pelle e della ritenzione d’acqua al suo interno. Nella miscela che forma l’NMF, oltre agli amminoacidi, troviamo anche altre sostanze come urea, citrati, acido urocanico, acido pirrolidon-carbossilico, glucidi, alcuni ioni e lattati.

Gli acidi della frutta e i loro molti talenti

Gli acidi della frutta sono impiegati in dermatologia e in estetica quando l’obiettivo è rigenerare la pelle. Fanno parte della famiglia degli acidi carbossilici e sono anche definiti come idrossiacidi. Le concentrazioni di queste sostanze variano anche molto a seconda dell’impiego e vanno dal 2% dei prodotti domiciliari al 70% dei peeling medici. Il tipo di azione dell’acido, però, non dipende solo dalla sua concentrazione. Anche il livello di pH impiegato nelle formulazioni ne determina l’azione: più alta è la concentrazione dell’acido e basso il livello di pH del prodotto, più intensa sarà la sua azione cheratolitica e più forte l’effetto rigenerativo sulla struttura epidermica.
Gli alfa-idrossiacidi sono acidi carbossilici di origine organica composti da un gruppo idrossile nella posizione alfa. Vengono estratti da alcune piante, dagli acini d’uva non maturi o dalla canna da zucchero e, grazie alle loro ridotte dimensioni, hanno una capacità di penetrazione particolarmente alta. Solitamente sono abbreviati nella sigla “AHA”, che deriva dal loro nome in inglese “Alpha Hydroxy Acid”. L’impiego degli alfa-idroassiacidi mette in moto diversi meccanismi biologici: in primo luogo, la loro azione permette di rimuovere gli ioni di calcio dai legami tra le cellule epidermiche, favorendone lo “sgretolamento” e quindi l’esfoliazione; a questo, si accompagna un processo di rigenerazione cutanea, con la formazione di nuove strutture cellulari nell'epidermide. Aumenta, inoltre, la capacità delle cellule epiteliali di legarsi all’acqua, portando a una maggiore idratazione ed elasticità della pelle. 
L’utilizzo dell’acido glicolico favorisce la sintesi di collagene incrementando l’attività dei fibroblasti e la distribuzione di citochine (composti semiochimici). Si verifica così una rigenerazione della matrice extra-cellulare con i suoi fasci di collagene e di elastina. L’acido salicilico, grazie alle sue proprietà liposolubili, viene usato spesso nel trattamento della pelle iperseborroica. A seconda della sua concentrazione, questo tipo di acido ha proprietà fortemente cheratolitiche ed esfolia lo strato corneo sia dall’esterno che dall’interno. Ha inoltre un’azione antinfiammatoria e riduce i rossori: per questo viene usato nel trattamento delle efflorescenze infiammatorie come quelle dell’acne. In un uso combinato di questi due acidi, quello salicilico può essere impiegato come trattamento preliminare all’acido glicolico.

Il nostro mantello acido protettivo

Da circa un secolo, il mantello acido della pelle viene descritto come un film protettivo composto, tra le altre cose, da sebo e sudore e caratterizzato da un pH acido. Il livello di pH fisiologico (sano) della superficie della pelle è leggermente acido e, a seconda della parte del corpo, dell'età e del sesso, è compreso tra 4.8 e 5.5.

Un rinforzo per la barriera cutanea

Con i trattamenti a base di acidi della frutta, oltre alle azioni elencate nei paragrafi precedenti, è possibile anche “irrobustire” la pelle e tenerla in allenamento. Cosa significa “irrobustire”? Significa ricostruire e rigenerare le zone in cui la barriera cutanea è stata compromessa, come accade nelle situazioni di pelle impura (acne) o caratterizzata da vasi sanguigni indeboliti (couperose e rosacea). Il trattamento con acidi della frutta mette in moto un processo di rafforzamento della funzione barriera della pelle inducendo un cambiamento nella struttura dell’epidermide e abbassando il livello del pH, portando così a una vera e propria ricostruzione della barriera cutanea e a un potenziamento della sua funzione protettiva. Così la pelle trattata con alfa-idrossiacidi vedrà aumentare sensibilmente la sua resistenza ad agenti urticanti o irritanti e, allo stesso tempo, potrà beneficiare di un abbassamento del suo livello di pH: l'effetto sarà riscontrabile già dopo poco tempo e, grazie all’utilizzo prolungato e regolare di opportuni prodotti domiciliari, sarà possibile raggiungere un livello di pH ottimale (compreso cioè tra 4,8 e 5,5). Un pH leggermente acido aiuta a mantenere la barriera cutanea intatta e la pelle in salute, perché la protegge dall’aggressione degli agenti esterni e favorisce l’attività degli enzimi preposti al rinnovamento cellulare. Come conseguenza, la TEWL si riduce e la pelle mantiene così il corretto livello di idratazione.

 

Benefici misurabili: i risultati del test

Gli acidi della frutta e i loro effetti sulla barriera cutanea e sul Natural Moisturizing Factor.

L’effetto rinforzante degli acidi della frutta sulla barriera protettiva della pelle è stato dimostrato in uno studio condotto nel gennaio del 2016.
Nell’ambito di un’osservazione condotta da alcuni medici estetici su un arco di tempo di sei settimane, sono stati testati gli effetti di alcuni prodotti di skin care a base di acidi della frutta, in combinazione con dei peeling chimici eseguiti da professionisti.
40 donne la cui pelle presentava un danno a livello della barriera cutanea hanno seguito un programma di trattamento standardizzato che prevedeva l’utilizzo di un sapone detergente a base di acido glicolico e acido salicilico, un tonico capace di abbassare il pH della pelle, un trattamento giorno con filtro solare e una crema agli acidi della frutta a base di acido glicolico e vitamina C.
Il primo risultato rilevato è stato un generale abbassamento del livello di pH; il valore finale osservato corrispondeva a quello di un pH ottimale.
È stata anche riscontrata una diminuzione della perdita di acqua transepidermica ed è stato rilevato un aumento degli amminoacidi (che, lo ricordiamo, sono i principali componenti dell’NMF) dopo le sei settimane di osservazione.
Gli acidi della frutta generano quindi un rafforzamento della barriera cutanea e questo effetto appare misurabile osservando i parametri elencati. Se usati in modo regolare e duraturo, gli acidi della frutta rinforzano il mantello acido e permettono alla nostra pelle di proteggersi meglio dagli attacchi esterni.

 

Anna Tersteeg
Cosmetologa ed estetista, dal 2014 lavora per la Aesthetico. Dal 2016 si occupa anche dell'organizzazione di seminari ed è responsabile della Formazione del brand.

 

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