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Le applicazioni anti-age del veleno d'ape

Il potente dono delle api

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Cosmetici a base di veleno d'ape? Suona come qualcosa di pericoloso, ma in relatà non lo è affatto. Anzi: pare proprio che questo ingrediente naturale sia un portentoso alleato anti-età. Brigitt Corall, esperta in cosmesi naturale, ci spiega come funziona.

 

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 Quasi tutti almeno una volta nella vita sono stati punti da un’ape e conoscono bene il dolore intenso e pungente che dura dal momento in cui il pungiglione penetra nella pelle fino a qualche ora, o addirittura qualche giorno dopo. Ai soggetti allergici al veleno d'ape va anche peggio: la puntura può provocare uno shock anafilattico, o nel migliore dei casi a un enorme e doloroso gonfiore. Perché, allora, il veleno delle api - il cui nome scientifico è “apitossina” - dovrebbe essere usato a fini estetici?
Già nel ‘500, il celebre medico e alchimista svizzero Paracelsus aveva osservato che tutto, sulla Terra, è tossico; secondo la sua teoria, la discriminante è il dosaggio: è questo, infatti, a stabilire se la sostanza agirà come veleno o come medicina. Il discorso vale anche per il veleno d’ape, che condivide con certi farmaci alcuni particolari effetti sull’organismo: quando un'ape ci punge, l'area colpita si gonfia, fa male e prude, ma allo stesso tempo viene anche irrorata intensamente di sangue. È quest’ultimo effetto che ha portato la medicina e l’estetica a interessarsi all’apitossina: l’irrorazione sanguigna nei tessuti facilita la guarigione delle infiammazioni articolari e sostiene il sistema immunitario. Non a caso, attualmente la tossina viene impiegata in medicina per trattare reumatismi, malattie articolari e lesioni sportive. Andando ancora più indietro nel tempo, vale la pena notare che alcuni trattamenti benefici a base di veleno d'ape furono menzionati addirittura da Ippocrate e Plinio.

Effetto anti-age

La particolarità del veleno d’ape è che contiene oltre 30 sostanze diverse, alcune delle quali non riproducibili in laboratorio. Di queste, 18 sono componenti biologicamente molto attivi. Tra le altre cose, il veleno d'ape contiene peptidi (particelle proteiniche) ed enzimi che, a loro volta, completano altri principi attivi, stimolando così le cellule ad attivarsi. Quando la pelle entra in contatto con il veleno d’ape, reagisce come se avesse incontrato la melittina (ovvero il principale componente del veleno). Si attivano, così, dei meccanismi di difesa: viene stimolata la circolazione sanguigna nell’area colpita e la cute aumenta la produzione di collagene ed elastina - ed è così che si innesca il tanto desiderato effetto antiage. Come sappiamo, collagene ed elastina sono tra i principali componenti della nostra pelle e si occupano di mantenerla tonica e di garantire la robustezza dei tessuti. Con il passare del tempo, però, il nostro organismo inizia a produrli in quantità sempre minori, rendendo la pelle meno elastica e meno soda. L’apitossina contrasta proprio questo calo di produzione. Un ulteriore effetto della melittina è che essa si deposita nelle membrane cellulari, aprendo dei canali attraverso i quali si possono far penetrare anche altri principi attivi. La pelle appare più liscia e rilassata: grazie a questi effetti, dunque, possiamo ritenere l’apitossina una vera e propria alternativa alla tossina botulinica.

Così nasce il veleno d'ape

Il veleno d’ape, che si presenta sotto forma di liquido trasparente, è il più potente veleno a base proteica che conosciamo. Le api lo usano per difendersi dalle minacce esterne, a rischio però della propria vita: non appena l’ape fa penetrare il pungiglione nel "nemico", la sua forma uncinata fa sì che vi rimanga incastrato. Quando poi l’ape cerca di liberarsi e volare via, l’addome si stacca dal suo corpo. Chiaramente, l'idea di produrre un cosmetico causando la morte di un animale non è da prendere in considerazione. Come si può fare per ricavare questa prodigiosa sostanza senza fare danni quindi? Dal momento che le api pungono solo se si sentono minacciate, è stato sviluppato un metodo delicato che le stimola a pungere senza mettere a rischio la loro incolumità: vengono collocate davanti agli alveari delle lastre di vetro sulle quali è stato montato un telo di nylon; nel vetro corrono dei sottili fili metallici attraverso i quali passa della corrente elettrica. Quando le api si appoggiano al vetro, si innesca un leggero impulso elettrico che le fa “arrabbiare”, portandole a estroflettere il pungiglione e a pungere il telo. In questo modo, il prezioso liquido si deposita sulla lastra ma, poiché il telo è un materiale relativamente duro (più della pelle umana!), gli animali riescono facilmente a estrarre il pungiglione senza morire.

Impiego in istituto

Impiegare nel tuo istituto dei prodotti a base di veleno d’ape può essere una scelta interessante: esistono, ad esempio, creme e sieri che, a seconda della concentrazione, possono essere usati anche con un macchinario a ultrasuoni; esistono anche delle maschere in biocellulosa imbevute di un cocktail di veleno d’ape e altri principi attivi: con queste maschere puoi lasciare riposare la cliente per 15-20 minuti e, una volta rimosso il prodotto, puoi massaggiare ulteriormente la pelle con una crema sempre a base di apitossina. Il naturale principio attivo del veleno d’ape ha sicuramente un grosso potenziale e offre un’alternativa agli attivi antiage sintetici.

 

Birgit Corall
Estetista e CEO di Cobicos, è diplomata in Business Administration e si è formata nel campo della cosmesi naturale in Nuova Zelanda.

 

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