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Intervista esclusiva a Myriam Mazza

Myriam Mazza

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Farmacista, spa manager ed estetista, Myriam Mazza è un personaggio eclettico che ha affrontato diversi percorsi per dedicarsi alla cura della bellezza, non da ultimo aiutare le donne che si trovano in maggiore difficoltà. Vogliamo presentarvela attraverso un’intervista che possa essere d’ispirazione per tutte le estetiste che vogliono mettersi al servizio del prossimo, perché la bellezza è anche cura dell’anima.

Qual è la tua formazione e in che modo ti occupi di bellezza?

Bella domanda. Sono farmacista, specializzata in Scienze e Tecnologie Cosmetiche e spa manager. Prima di rientrare nell’azienda di famiglia, ho lavorato in un’azienda cosmetica dove mi occupavo di sensorialità e test di efficacia dei prodotti cosmetici. Ho diverse specializzazioni. Una volta rientrata a Napoli, ho progettato e creato un centro estetico specializzato, e io per prima ho conseguito il diploma in estetica per “poter capire una lingua diversa dalla mia”. Inoltre, sono diventata spa manager. Non potevo essere impreparata.

Il mio doveva essere un centro estetico altamente specializzato per cui, dieci anni fa, quando lo creai, volli dare una forte impronta a questo progetto: dall’utilizzo di macchinari all’avanguardia a protocolli personalizzati in cabina e ad una vasta possibilità di scelta tra linee cosmetiche, sia del nostro laboratorio che di altre aziende del settore estetico. Il mio motto era rivalutare in chiave altamente professionale il concetto di estetica e salute. Per me: la bellezza è prevenzione e l’estetica, se altamente qualificata, un ulteriore mezzo per raggiungere il benessere finale. Il mio centro si chiamava “Settimo Senso”, ossia il connubio perfetto tra benessere psichico e fisico. Nel lontano 2011 eravamo in pochi a portare avanti una struttura dove era possibile, su appuntamento, ricevere anche servizi di medicina, come medicina cinese, medicina estetica, angiologia e fisiokinesiterapia. Inutile dire che, all’inizio, fui praticamente osservata con estremo scetticismo sia dai miei colleghi che dalle “storiche estetiste” della mia città. Sottacendo i medici. Poi… il tempo galantuomo e i trend mi hanno dato ragione. All’epoca, senza non pochi sacrifici - soprattutto economici - fui tra i primi a percorrere una strada “non battuta”, diversa, che poi è diventata, invece, un qualcosa di molto attuale. Adesso Settimo Senso non esiste più, perché penso che alcuni percorsi debbano avere un inizio e una fine. Mi ha dato tantissimo e mi ha aperto diverse strade ma, soprattutto, avendo io sentito un richiamo più grande, ho preferito chiudere nel momento migliore un’esperienza fondamentale e cruciale della mia vita.

Tu sei fondatrice e promotrice del progetto “Ricomincio da me”, rivolto alle donne malate oncologiche e a i loro familiari. Come nasce questa associazione?

“Ricomincio da Me” è un progetto di “accudimento dermocosmetico” a favore delle persone che affrontano le terapie oncologiche.
Mi sono sempre immedesimata nelle problematiche e nei disagi di tutte le donne che incontravo per cui, ritenendomi fortunata per non esserne stata affetta, ho sentito l’impetuosa esigenza di mettermi al loro servizio. Innanzitutto da farmacista, primo presidio di ascolto e risoluzione dei problemi sanitari tra cui, molto spesso, le patologie cutanee - questo, ovviamente, in sinergia con la classe medica; poi, come “donna”, la qual cosa, forse, almeno per me è ancora più importante. 

È interessante che tu sia riuscita a coinvolgere molte estetiste in Italia. In che modo si sviluppa la collaborazione con loro?

Non è stato semplice, anche perché ho avuto tantissime richieste di collaborazione e non tutte animate da spirito di volontariato.
Le volontarie che ora mi seguono sono tutte specializzate. Alcune sono venute ai nostri laboratori, senza che mi avessero, in precedenza, conosciuta, per sostenere un colloquio propedeutico alla collaborazione lavorativa effettiva; altre, invece, erano state mie allieve.  

“Ricomincio da me” nasce a Napoli e si sviluppa su tutto il territorio nazionale: quali sono i tuoi prossimi obiettivi per rendere più capillare la sua presenza? 

“Ricomincio da Me”, pur essendo io Campana, nasce a Messina grazie ad un incontro casuale con Graziella Di Biasi, Presidente della Onlus “Per Te Donna”, nonché grazie all’aiuto dell’amico fraterno Giovanni Crimi, Presidente della Federfarma Messina, che ci ha presentate. Siamo operativi in 10 città italiane da 4 anni e, da marzo 2020, siamo diventati capillari su tutto il territorio nazionale grazie alla digitalizzazione. Spero di poter crescere sempre di più tramite la proficua azione del digital che abbiamo già sperimentato. 

Il tuo ultimo progetto è “Mi sento bene”. Questa nuova iniziativa ha come obiettivo quello di rendere la bellezza accessibile anche alle fasce più deboli della popolazione. Come si sviluppa questo progetto?

Proprio durante la prima pandemia, mi è venuta l’idea di aprire le porte dei nostri laboratori anche a chi non viveva la patologia oncologica. “Mi sento bene” - si chiama così il progetto - costituisce l’evoluzione di “Ricomincio da Me”. 
È un laboratorio didattico, sempre di dermocosmesi e make up, ma con un taglio decisamente inclusivo.
Con “Ricomincio da Me” si andava - e si va tuttora - a combattere un disagio creato da una patologia; con “Mi sento bene”, invece, si aprono le porte dei nostri laboratori a tante forme di disagio: disagio sociale, disagio creato dalla discriminazione per un diverso colore di pelle, disagio creato da una diversa identità di genere, disagio creato da violenze subite… arrestando qui l’elenco. E… non solo disagi. 
Abbiamo già concluso un ciclo di incontri con un gruppo di mamme della periferia di Napoli, dove abbiamo creato un laboratorio didattico per le mamme di Comunità.
Un laboratorio dove la bellezza viene utilizzata come strumento, e non come fine, per tirar fuori le nostre unicità. La diversità è ricchezza.

In questo caso tutto nasce a Napoli. Hai in programma di raggiungere altre zone d’Italia?

“Mi sento Bene” l’ho ideato appositamente per la mia città. Prima di “Ricomincio da Me”, spesso mi era stato chiesto perché non avessi iniziato qui in Campania. Ho pensato, quindi, di voler fare qualcosa nel mio territorio. Magari, sarà la volta buona per una secca confutazione del “Nemo profeta in Patria”…
Stiamo, comunque, già ricevendo richieste di collaborazione da altre città, altre Regioni. Un altro format, quindi, riproducibile e proattivo. 

Alcuni vedono il rapporto tra farmacia e istituto di bellezza come conflittuale. Con “Ricomincio da Me” hai dimostrato che la collaborazione non è solo possibile, ma anche efficace. Vedi altre possibili forme di sinergia tra queste due professioni?

Anche questa è una bella domanda. Dobbiamo fare chiarezza: nei miei laboratori non ho mai avuto alcun tipo di problema, proprio perché lo scopo finale non era e non è il guadagno. Di conseguenza, se la cosa viene chiarita già dal primo colloquio, tra me e l'estetista nasce un rapporto ottimo basato sul dialogo, sul confronto e sulla comprensione. Ripeto, lo scopo finale è il benessere delle partecipanti.

Per quanto riguarda, invece, la coesistenza nel mondo lavorativo, ho da dire altro. Dieci anni fa ho “tagliato il nastro” del mio centro estetico lavorando senza sosta, in parallelo, nel mio settore primario di farmacista ed in quello estetico-cosmetologico, in seguito subentrato. È stata un’esperienza fondamentale, che mi ha regalato gioie e non pochi dolori. La coesistenza non è stata sempre facile ma, del resto, la vita stessa non lo è. Però ne è valsa la pena, innanzitutto perché, all’epoca, fui criticata molto dai miei colleghi (che invece ora ne vedono un business proficuo…) e dalle estetiste, per ovvi motivi.
Ho imparato ad esprimermi in due lingue: in quella del farmacista e nell’altra, quella usuale nel mondo dell'estetica. Il che mi è servito e mi servirà.

La manifestazione fieristica Cosmofarma ti ha premiata come Farmacista dell’Anno nel 2019. Oltre ad essere motivo di orgoglio, in che modo questo premio ha supportato i tuoi progetti?

Ricevere il riconoscimento di Farmacista dell’Anno è stato, per me, motivo non solo di orgoglio, ma ha reso ancora più credibile quello che faccio. Sicuramente è stata una vetrina importante che, però, deve fare un passo indietro rispetto alla tenacia e alla costanza dei valori che porto avanti. Ecco perché mi sento di concludere che, spesso, le strade meno battute e più insolite sono quelle più difficili e quelle che più ti fanno ricevere le critiche (cosa per me abituale, ormai), ma sono anche quelle che ti danno incredibili gratificazioni, insinuandoti la forza per non sentire la fatica andando avanti. E poi… aprire una strada che porta al benessere di qualcuno in difficoltà mi fa capire che non sto andando avanti invano.

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