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Maschere e mascherine

Maschere e mascherine

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La mimica del nostro volto sta cambiando e la comunicazione non verbale si sta lentamente adattando alle nuove regole imposte dalla società in trasformazione.

Non sono mai stato un amante del Carnevale, neppure da bambino.
Ricordo che le maschere mi facevano paura, anche quelle meravigliose di Venezia, con quei colori cangianti e quei sorrisi così perfetti e finti, che uniformavano i volti e li rendevano freddi, enigmatici, inespressivi.
Quando penso al Medio Oriente, mi vengono in mente le donne velate con il niqab che lascia intravedere soltanto i loro occhi e li incornicia, esaltando l’intensità dello sguardo.

Prima della pandemia credevo che le maschere interessassero soltanto culture lontane o alcuni professionisti, come i medici e i paramedici impegnati nelle sale operatorie, ma negli ultimi mesi la situazione è cambiata drasticamente e siamo stati costretti a integrare il nostro “outfit” con un dispositivo di protezione che, nel tempo, è diventato un accessorio di moda, disponibile sul mercato in materiali, forme e colori diversi: la mascherina.

Uno schermo piccolo ma invasivo, entrato prepotentemente nella nostra vita, che nel momento stesso in cui ci protegge, ci isola e ci rende irriconoscibili perfino dai più moderni smartphone dotati di Face ID. E se neppure le tecnologie più innovative sono in grado di riconoscerci con la mascherina, non possiamo pensare che lo facciano i nostri amici, i nostri clienti e tutte le persone con cui abbiamo instaurato negli anni una relazione di fiducia, basata - prima di tutto - sulla comunicazione visiva.

La mimica del volto sta cambiando e la comunicazione non verbale si sta lentamente adattando alle nuove regole imposte dalla società in trasformazione. Il sorriso in pubblico è stato abolito ed è stato segregato entro i confini ristretti delle mura domestiche. Ma nelle piazze, nei negozi, tra la gente, quanto è difficile sorridere “soltanto” con gli occhi? Quanto è difficile ascoltare gli altri e capirli senza osservare i movimenti della bocca?

Pensate al concetto di accoglienza nel mondo dell’ospitalità, da sempre basato su due colonne portanti - il sorriso e la stretta di mano - entrambe cancellate dalla faccia della terra. Ma pensate anche al significato della “prima impressione”, che per anni si è basata sulla regola del 4x20, di cui parlo spesso: secondo gli esperti di comunicazione, il primo impatto con i clienti è fondamentale e dipende sostanzialmente dai primi 20 secondi, dai primi 20 passi di avvicinamento, dalle prime 20 parole e dalle prime 20 espressioni del viso. Quanto cambia la prima impressione di una persona con o senza la mascherina?

Sicuramente il nostro istinto ci aiuterà ad adattarci al cambiamento, ma dobbiamo essere consapevoli che siamo al centro di una grande rivoluzione sociale. Ciò che abbiamo imparato fino ad ora non sarà più sufficiente e dovremo uscire ancora una volta dalla nostra zona di comfort.

 

Andrea Bovero
Presidente CIDESCO ITALIA
General Manager LIFEXCELLENCE

 

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