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L'estetica oncologica raccontata dalla presidente di APEO

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La lotta contro un tumore può mettere a dura prova la pelle: l'estetista, adeguatamente formata, può intervenire tanto sugli inestetismi quanto sul disagio psicologico che ne deriva, fornendo con le proprie competenze e la propria sensibiltà un utile accompagnamento alla terapia. Ne abbiamo parlato con la presidente di APEO, Carolina Ambra Redaelli.


 

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Pelle sotto attacco

 

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 365.000 nuovi casi di tumore (esclusi i tumori della pelle, per i quali esiste una classificazione a parte). La stima, fornita dall'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), è senz'altro impressionante, ma l'indagine rileva anche come siano sensibilmente migliorate, negli anni, le percentuali di guarigione. Il merito, oltre che delle sempre più sofisticate tecnologie di screening, va attribuito anche alla maggiore efficacia delle terapie che, grazie alla ricerca, hanno fatto e stanno facendo passi da gigante.
Come sa bene chiunque abbia avuto a che fare con questa patologia, le terapie oncologiche hanno ricadute significative sul corpo. Per quanto riguarda la pelle, i cambiamenti possono essere anche molto visibili e investire la sfera psicologica del paziente, generando imbarazzo e insicurezze legate al proprio aspetto.
Eppure, sentirsi bene con se stessi è di fondamentale importanza quando ci si accinge ad affrontare un percorso di guarigione. È a partire da questa premessa che si è fatta strada l'estetica oncologica, disciplina che sta riscuotendo un grande successo tra professioniste e pazienti. Ma quali sono, nello specifico, le ripercussioni estetiche che la terapia ha sulla pelle? E quale può essere il ruolo dell'estetista in questo delicato frangente? Lo abbiamo chiesto a Carolina Ambra Redaelli, presidente dell'Associazione Professionale di Estetica Oncologica (APEO).

(Beauty Forum) Le terapie oncologiche provocano cambiamenti piccoli e grandi sulla pelle del paziente, con ripercussioni fisische e psicologiche: quali sono quelli più comuni?

(Carolina Ambra Redaelli) Le tossicità cutanee generate dai farmaci impiegati nelle terapie oncologiche, soprattutto in quelle di ultima generazione come le "target therapy", sono parecchie e di gradi diversi. Tra le manifestazioni più importanti troviamo certamente i rash cutanei al viso o al corpo, formati da lesioni simili a quelle dell'acne ma, a differenza di queste, dovute a un'irritazione del complesso pilosebaceo non di origine microbica.
Altra manifestazione importante è la xerosi generalizzata, in cui la pelle soffre di una fortissima disidratazione superficiale e profonda. Questa genera nel paziente pizzicore e prurito, fino a complicarsi in fissurazioni su zona periungueale particolarmente dolorose e che possono arrivare a sanguinare.
Un altro possibile disturbo è la sindrome mano-piede, caratterizzata da lesioni alla cute e alle unghie delle mani e dei piedi, che limita fino a rendere impossibile l'utilizzo delle mani e quello dei piedi - e, quindi, di un'azione quotidiana come il semplice camminare.
Da menzionare anche l'elevata fotosensibilità, che impedisce l'esposizione alla luce solare.
Tutti questi disturbi riguardano l'organo cute: la parte del corpo che, di fatto, ci mette in collegamento con le altre persone. È facile comprendere quanto questi cambiamenti possano quindi inficiare la qualità della vita, generando profondi turbamenti psicologici.

Quali opzioni di trattamento può mettere in campo l'estetista in relazione a questi inestetismi?

Adeguatamente formata sulla malattia oncologica, l'estetista APEO può, seguendo protocolli ben precisi, trattare attraverso procedure specifiche la cute di tutte le aree corporee che presentano gli effetti sopra descritti. Tra i trattamenti più importanti ci sono sicuramente manicure e pedicure appropriate, e impacchi lenitivi, emollienti e idratanti su viso e corpo. Un altro aiuto prezioso che può fornire l'estetista è quello di suggerire prodotti per la cosmesi quotidiana scientificamente studiati e adatti al paziente oncologico in base alle terapie che sta seguendo.

Ci sono prodotti o trattamenti che l'estetista dovrebbe tassativamente evitare quando ha a che fare con una cliente in cura oncologica?

L'estetista APEO, quale figura non sanitaria, dopo aver preso in considerazione il momento terapeutico della persona in terapia oncologica sa benissimo cosa fare, ma soprattutto cosa non fare. Tra i trattamenti assolutamente off-limits troviamo gli interventi su cute lesa, quelli che vanno a lavorare sulla microcircolazione e tutti i massaggi non protocollati e validati su paziente oncologico.
Dal punto di vista cosmetologico, non vanno applicati prodotti che contengano oli minerali, profumi allergizzanti, sostanze e sistemi conservanti potenzialmente allergizzanti.

Un'adeguata formazione è basilare in un frangente così delicato: su quali argomenti si concentra il percorso proposto da APEO?

Nel percorso APEO la formazione è fondamentale perché l'estetista deve conoscere la malattia oncologica e, quindi, sapere come può evolvere la patologia; deve conoscere in modo approfondito anche le terapie oncologiche, siano essere farmacologiche o radioterapiche, al fine di gestire la tossicità di queste ultime. Fondamentali sono poi le nozioni di cosmetologia, utili a indirizzare la scelta del cosmetico oncologico, e un'adeguata conoscenza delle manualità che possono essere effettuate nell'ambito dei trattamenti. Va padroneggiata, infine, la cosiddetta psiconcologia, per approcciare nel modo corretto la persona in terapia oncologica.

L'attenzione all'aspetto psicologico è sempre fondamentale per un'estetista, a maggior ragione quando la cliente è una persona che sta combattendo contro un tumore. Qual è l'approccio giusto?

Nel percorso APEO, alla psicologia è riservato un ruolo molto importante sia durante il corso, sia durante gli aggiornamenti obbligatori. L'estetista, per sua formazione, è inserita in un mondo di benessere e bellezza: il lavoro di psicologia che viene fatto ad APEO è primariamente studiato per lei, per aiutarla a gestire il proprio stress e prepararla a un ascolto competente della persona in terapia. L'obiettivo è quello di insegnarle ad avere un approccio non pietistico verso la persona che si troverà di fronte, ma di presa in carico e di accompagnamento professionale. L'estetista APEO, così formata, può essere un punto di riferimento nel momento terapeutico del paziente, aiutandolo a migliorare la qualità della vita e, di conseguenza, la compliance terapeutica.

 

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