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Accavallare le gambe aumenta il rischio di vene varicose, oppure no? Risponde il flebologo

Accavallare le gambe aumenta il rischio di vene varicose?

  • Beauty Forum

Molti trovano che stare seduti con le gambe accavallate non sia solo una posizone elegante, ma anche molto comoda. Come influisce, però, sul nostro sistema venoso? Il verdetto del flebologo.

Benché sia una posizione molto elegante (e per alcuni molto comoda), stare seduti a lungo con le gambe accavallate potrebbe avere delle ricadute negative sulla circolazione sanguigna. Questa posizione ostacolerebbe infatti il regolare flusso di sangue nelle vene, portando a un aumento della pressione nei vasi sanguigni che farebbe crescere il rischio della comparsa di vene varicose. Non è possibile, tuttavia, determinare con certezza se esista effettivamente una correlazione: in altre parole, non si può dimostrare che chi accavalla più spesso le gambe abbia maggiori probabilità di soffrire di vene varicose.

La risposta è nei geni

La comparsa delle cosiddette "varici", in realtà, è spesso dovuta a ragioni genetiche. In presenza di tessuti connettivi deboli, i vasi sanguigni sono meno elastici e tendono ad allargarsi molto più facilmente, causando dei versamenti di sangue nei punti in cui le pareti sono più fragili. Il sangue circola con più difficoltà e aumenta il rischio di formazione di coaguli, con conseguente pericolo di trombosi. Un altro fattore di rischio importante è l'essere sovrappeso; anche condurre una vita sedentaria (indipendentemente dalla posizione che si assume da seduti) favorisce la dilatazione delle pareti venose. Ecco perché, quando si è costretti a trascorrere molto tempo seduti, bisognerebbe alzarsi spesso in piedi e fare delle brevi camminate o, in alternativa, distendere le dita dei piedi e far roteare il piede su se stesso. Il problema delle vene varicose oggi può essere trattato in modo semplice e delicato grazie a moderne tecnologie. La tecnica più usata è l'ablazione laser endovenosa, nella quale il medico utilizza degli impulsi luminosi per scaldare le vene patologiche dall’interno, stimolando la produzione di collagene. L’aumento del collagene genera un restringimento delle pareti venose chiudendo, così, i vasi sanguigni che hanno generato il problema. Dopo l’intervento (in genere di carattere ambulatoriale), l’organismo provvederà da solo a smantellare i percorsi chiusi e il sangue cercherà delle vie alternative tra i vasi sanguigni adiacenti.

 

Stefan Hillejahn
Flebologo e proctologo, lavora in una clinica specializzata in patologie venose ed emorrodiarie.

 

 

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