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Il lipedema, un disturbo con ripercussioni psicologiche

Non chiamiamola cellulite

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Se le gambe della tua cliente sono visibilmente deformate da gonfi cuscinetti adiposi, dolorosi al tocco, è possibile che non si tratti di sovrappeso ma di una vera e propria patologia: il lipedema, un disturbo tipicamente femminile spesso confuso con la comune cellulite.

 

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Medical Beauty

 

È un problema che affligge soprattutto le donne: hanno un busto snello e una vita sottile, ma dalla cintola in giù le proporzioni si fanno più piene e le rotondità più difficili da nascondere. A volte si tratta di semplice conformazione fisica, magari accompagnata dalla diffusissima cellulite. Altre volte, però, quello che può sembrare un ordinario inestetismo nasconde un vero e proprio problema di salute: il cosiddetto “lipedema”. Conoscere la natura di questo disturbo, i suoi sintomi e le sue manifestazioni è fondamentale per un’estetista: la frequente confusione con la classica cellulite può portare la cliente/ paziente a sottovalutare il problema e a ricorrere a soluzioni sbagliate mentre, come vedremo, una diagnosi precoce è determinante ai fini del trattamento. Il lipedema è un disturbo congenito che riguarda la distribuzione del tessuto adiposo nel corpo; compare in maniera simmetrica sui due arti opposti, progredisce con costanza e, benché colpisca soprattutto gambe e cosce - formando le tanto odiate sporgenze note come “culotte de cheval” -, nei casi più gravi può manifestarsi anche sulle braccia. I soggetti colpiti, prevalentemente di sesso femminile, non ne soffrono solo a livello fisico, ma anche a livello psicologico. La patologia non è conseguenza dell’essere sovrappeso e, trattandosi di una vera e propria alterazione delle cellule adipose, sport e dieta aiutano ben poco. Le principali cause del disturbo rimangono tuttavia ancora sconosciute; è stato notato, però, che i cambiamenti ormonali che avvengono durante la pubertà, in gravidanza o in menopausa sono tra i fattori scatenanti - motivo per cui di lipedema soffrono soprattutto le donne. Un ruolo fondamentale è giocato anche dall’ereditarietà genetica. Oltre a provocare evidenti deformazioni degli arti, il lipedema è un disturbo doloroso: anche il tocco più gentile può risultare fastidioso o fare male. Inoltre, dona ai tessuti una spiacevole sensazione di tensione, rende difficile la deambulazione e toglie letteralmente le forze. Ciliegina sulla torta, a questa anomalia si accompagnano spesso depressione e disturbi alimentari. Se non viene trattato, a lungo andare il lipedema può trasformarsi in linfedema: un danno a livello dei canali linfatici che porta a un accumulo di liquidi tra i tessuti connettivi e, quindi, a ulteriori gonfiori di natura cronica.

Diagnosi: l'importanza del tempismo

Si può rallentare il decorso della malattia ricorrendo a terapie conservative come linfodrenaggio o compressioni; ecco perché una diagnosi precoce è fondamentale nella lotta al lipedema. Quando questi metodi risultano inefficaci, o quando la malattia si trova già a uno stadio troppo avanzato, per alleviarne i sintomi si possono aspirare i cuscinetti adiposi ricorrendo alla liposuzione. Si contano tre stadi di avanzamento del lipedema: quando si parla di lipedema al primo stadio la superficie cutanea appare leggermente nodosa e “a buccia d’arancia” (come nel caso della cellulite); al secondo stadio, la pelle ha un aspetto più granuloso e iniziano a comparire i primi affossamenti; al terzo stadio, infine, gli arti sono disseminati di accumuli adiposi grandi, deformati e molto evidenti. La gravità del disturbo viene invece distinta in 5 tipi:
Tipo I: comparsa di cuscinetti adiposi nella zona dei glutei e delle anche (le cosiddette “culotte de cheval”);
Tipo II: il lipedema si estende dalle anche alle ginocchia, e anche in quest’area iniziano a formarsi dei cuscinetti di grasso;
Tipo III: il lipedema si estende fino alle caviglie;
Tipo IV: le braccia ne sono ricoperte fino ai polsi e le gambe fino alle caviglie;
Tipo V: il lipedema si trasforma in linfedema, causando un aumento della ritenzione idrica anche su mani e piedi.

La patologia non è conseguenza dell'essere sovrappeso e, trattandosi di una vera e propria alterazione delle cellule adipose, sport e dieta aiutano ben poco.

Liposuzione

Trattando chirurgicamente il lipedema si rimuovono i tessuti in eccesso e vengono ristabilite le proporzioni tra le aree colpite dal disturbo e le altre zone del corpo. Viene anche migliorato il flusso linfatico. Dopo l’intervento, gli arti tornano a una dimensione “normale” e la tendenza a sviluppare gli edemi diminuisce. Con la liposuzione, quindi, si possono ottenere risultati apprezzabili anche dal punto di vista estetico e, sebbene il disturbo non venga curato in maniera definitiva, viene comunque ridotta notevolmente la sofferenza della paziente. Grazie alle moderne tecnologie, che spesso permettono di eseguire questa operazione in anestesia locale, la liposuzione è considerata oggi un intervento a basso rischio, quasi privo di complicazioni e, soprattutto, delicato sui tessuti: se eseguita a dovere, la procedura non danneggia né i nervi, né i vasi sanguigni, né tantomeno i dotti linfatici.

Tecnica della tumescenza

Va da sé che, prima di arrivare all’intervento chirurgico, bisogna seguire una prassi costituita da step ben precisi: una diagnosi dettagliata, una valutazione dello stadio della malattia e un approfondito colloquio preparatorio. Durante quest’ultima fase, ovviamente, vanno tenute in considerazione le caratteristiche individuali della paziente e la sua storia medica. L’operazione viene solitamente eseguita in anestesia totale ed è seguita da un periodo di degenza in ospedale. L’intervento può durare da una a quattro ore a seconda delle dimensioni della massa da rimuovere. A volte servono più operazioni per raggiungere i risultati sperati. In alcuni istituti è possibile richiedere una liposuzione assistita dalle vibrazioni, che consente di aspirare maggiori quantità di grasso in un tempo minore. La procedura prevede l’utilizzo di canule molto fini, che garantiscono un buon risultato anche dal punto di vista estetico e possono essere inserite nella pelle attraverso tagli piccolissimi. Eseguendo dei delicati movimenti avanti e indietro, il grasso sottocutaneo viene fatto scivolare fuori dal corpo attraverso la canula, a sua volta collegata a un macchinario che risucchia il grasso dal corpo e lo rimuove in maniera definitiva dall’area trattata. Se è vero che la liposuzione è ormai considerata un’operazione di routine tra quelle di chirurgia estetica, è anche vero che, per eseguirla correttamente, si richiedono all’operatore grande una grande sensibilità e una perfetta padronanza della tecnica. Una mano grossolana o non esperta rischia di provocare la formazione di antiestetici “bozzi”, o di produrre un risultato finale non perfettamente equilibrato. Una volta terminato l’intervento, i fori d’entrata delle canule vanno ricuciti con uno o due punti di sutura, ma è anche possibile lasciarli aperti in modo da far defluire la soluzione iniettata durante l’operazione. Quando la paziente avrà indossato degli speciali pantaloni a compressione, salvo complicazioni, sarà libera di tornare direttamente a casa. I pantaloni vanno tenuti tutto il giorno per un periodo di quattro-sei settimane e servono a ridurre i gonfiori e a fare in modo che il processo di guarigione proceda senza intoppi. I lividi causati dell’operazione spariscono tendenzialmente dopo poco tempo, mentre gli eventuali dolori post-operatori possono essere tenuti facilmente sotto controllo con degli antidolorifici.

 

Dott. Mehmet Atila
Chirurgo plastico ed estetico, dirige la clinica Medical Inn di Düsseldorf, in Germania.


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