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I consumatori non sempre accettano di buon grado gli uomini in cabina e vedono nella donna la professionista ideale a cui affidare le cure del proprio corpo.
 
Vi siete mai chiesti quanti sono gli estetisti maschi che lavorano in Italia?
 
Non ho un dato preciso, ma in base alla mia esperienza vi posso dire con certezza che sono davvero pochi, una percentuale così bassa da non avere quasi rilevanza significativa. Basta visitarequalche scuola professionale di estetica per rendersi conto che gli studenti di sesso maschile sono praticamente inesistenti, o sonopresenti in quantità inferiore a una unità per classe.

Le cause di questo fenomeno sono molteplici e dipendono in parte da un’inclinazione femminile innata verso le pratiche di bellezza, in parte da alcuni pregiudizi dei consumatori, che non sempre accettano di buon grado gli uomini in cabina e vedono nella donna la professionista ideale a cui affidare le cure del proprio corpo.
La maggior parte delle consumatrici dichiara, ad esempio, di preferire le estetiste per i trattamenti di estetica di base - pulizia del viso, manicure, pedicure, epilazione - e afferma che non affiderebe mai l’epilazione dell’inguine a un uomo. Questione di preferenze, o di tabù, ma il contatto è una questione di pelle, ognuno lo interpreta a modo suo ed è libero di affidarsi alle mani dell’operatore che preferisce.
La situazione cambia sensibilmente nel mondo del massaggio e delle Spa, dove invece gli uomini recuperano terreno, fino a diventare - in alcuni casi - la prima scelta.

Nel corso della mia carriera ho incontrato ottimi massaggiatori, truccatori, ma anche estetisti maschi dotati di talento, creativi-tà, professionalità, che non temono il confronto con le colleghe. Operatori preparati sotto il profilo personale e professionale, che amano questo lavoro e lo praticano con passione, ma che talvolta si trovano di fronte al muro invalicabile del pregiudizio e subiscono atti di vera e propria discriminazione, prima a scuola e poi sul posto di lavoro.

Oggi si parla tanto di sessismo, di atteggiamenti scorretti verso le donne, che creano disparità sul posto di lavoro, a partire dagli stipendi. Ma teniamo presente che in alcuni settori esistono forme di discriminazione inversa, che colpiscono una minoranza di uomini che ha investito tempo e risorse per costruirsi una carriera in un ambito un po’ “fuori dal comune”.

Dobbiamo impegnarci tutti per scardinare quelle ideologie che con il tempo si sono radicate nella società e che ancora oggi generano pericolosi effetti collaterali, non solo a livello lavorativo.

 

Andrea Bovero
Presidente CIDESCO ITALIA
General Manager LIFEXCELLENCE

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