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Funzionale e coerente: ecco come allestire la zona accoglienza del centro

Parola d'ordine: accoglienza

  • Beauty Forum

DESIGN - In questo nuovo appuntamento con l’architetto del benessere Stefano Pediconi, ci concentriamo su uno spazio la cui importanza viene spesso trascurata: la zona accoglienza, biglietto da visita di centri estetici e SPA.

Quando parliamo di accoglienza, il discorso è sempre dato per scontato: per un hotel, è ovvio che si lavori sull'ospitalità; per un centro benessere, è automatico che si metta in primo piano il cliente. Eppure, a ben approfondire l'argomento, le cose non sono sempre come dovrebbero essere.
La conoscenza dei propri ospiti dovrebbe essere alla base di un servizio che, per definizione, è votato alle persone. Il più delle volte, invece, il grosso del lavoro di empatia è lasciato nelle mani dell’operatore, che si muove in ambienti decisamente poco invitanti.
In un centro benessere il problema spesso parte dall'esigenza dell'imprenditore di creare, nella superficie a disposizione, quante più possibili zone che portino un reddito diretto, come ad esempio le cabine trattamenti: secondo questo ragionamento, quindi, è meglio investire in una cabina in più, piuttosto che in una zona accoglienza ampia, immaginata solo come area di passaggio (e quindi da ridurre ai minimi termini) per condurre l'ospite nel cuore del centro Wellness. Ovunque, oggi, si lavora "al centimetro”; pertanto, è meglio non sprecare spazio.
Attenzione: nulla di più sbagliato! Chi ha mai parlato di sprecare spazio?

Non esistono spazi "di serie B"

L'accoglienza è il primo contatto con l'ospite, il biglietto da visita del centro benessere, che rimarrà indelebile negli occhi del cliente e che formerà nel suo animo l'impressione di qualità o, al contrario, di poco valore dell'intera struttura, a prescindere dall'eccellenza dei contenuti dell'offerta. È anche l'ultima immagine che resta al momento di uscire, quella che l’ospite registra nella sua memoria e che condizionerà il suo passaparola.
Il benessere non è soltanto trattamento del corpo: è emozionalità, sorpresa, coinvolgimento sensoriale completo della persona e tutto parte proprio dall'accoglienza!
L'"effetto wow" che un centro benessere deve stimolare parte da quando l’ospite mette piede all'interno della struttura: basta con spazi angusti, mortificati, ritagliati dove avanza un po' di superficie all'interno della struttura! Sin dall'inizio, fin da quando si sceglie un locale dove installare un centro benessere, estetico o una SPA, lo spazio da dedicare alla zona di accoglienza deve essere tenuto in adeguata considerazione, al pari di quello delle cabine: anche questo è uno spazio di lavoro, analogamente ad altri spazi di servizio che, pur “maltrattati”, sono necessari (direi fondamentali) al funzionamento ottimale di un centro. Perché, ad esempio, gli spogliatoi sembrano sempre troppo grandi agli occhi dell’imprenditore, che vi vede ancora più spazio sprecato?
Perché ambienti di servizio che disimpegnano le cabine da carrellini o oggetti che determinano una generica confusione (contraria all’atmosfera di benessere) vengono visti come superfici rubate alle cabine, quando invece rendono ottimale il lavoro dell’operatore?
Come progettista, ogni volta è una battaglia per far capire agli operatori l’importanza di questi spazi…non dovrebbe essere il contrario? Un argomento su cui potremmo dibattere molto a lungo.

Alla ricerca della funzionalità

Dal punto di vista funzionale, l’area accoglienza deve essere concepita come uno spazio evoluto, che contribuisca a soddisfare le nuove esigenze manifestate da chi frequenta centri benessere e istituti di bellezza, rappresentando un ambiente in cui quei valori legati alla relazione e alla socializzazione degli ospiti possano diventare tangibili.
In tal senso, sulla scia del mio approccio non convenzionale alla progettazione di un centro benessere, anche per l’accoglienza amo proporre luoghi diversi: non esiste più la classica zona di attesa, ma nuovi spazi di incontro in cui le persone possano ritrovarsi ed esprimere quel bisogno di “relazione” che è alla base del benessere di ognuno.
Inoltre, nell’area dedicata all’accoglienza la vendita di prodotti e servizi va a completare il lavoro iniziato nelle cabine. Attenzione, però: questo non significa che si debba allestire un “negozio” pieno di scatole e scatolette in bella vista. La vendita del prodotto rappresenta un’attività importantissima in un centro benessere e, purtroppo, ci si trova molto spesso di fronte a zone di accoglienza stracolme di oggetti: la diffusa convinzione secondo cui “se il cliente non vede non compra” è l’amara dimostrazione degli errori che si compiono su questo argomento. La vendita, infatti, va fatta in cabina, durante il trattamento, quando la sensibilità dell’ospite è più acuta e lo rende ben disposto all’idea di acquistare qualcosa che sia in grado di prolungare quel momento di benessere anche quando avrà lasciato il centro, giorno dopo giorno a casa propria.
I prodotti tendono spesso a generare confusione e la loro sistemazione all’interno della zona accoglienza ne condiziona fortemente l’immagine: un motivo in più per non trascurare questi aspetti.

Uno spazio coerente

Tirando le somme del nostro discorso, possiamo dire che la zona accoglienza è uno spazio complesso, nella cui progettazione è necessario fare i conti con elementi tanto importanti quanto sottovalutati, ma che risultano fondamentali nella percezione di benessere dell’ospite che entra in un centro Wellness. Atmosfera, immagine, funzionalità: tutto si deve integrare in un insieme che trasmetta una coerenza generale e che traduca fin da subito le aspettative dell’ospite che cerca di immergersi in una nuova dimensione.

 

Stefano Pediconi
Artista, architetto, blogger, designer e hotel stylist, è specializzato in progettazione di strutture ricettive, SPA e centri benessere.

 

 

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